A pochi giorni dalle elezioni regionali tira la volata a Bonaccini, con queste parole: “Invitiamo le nostre iscritte e i nostri iscritti a scegliere col voto un’Emilia-Romagna solidale e inclusiva, una rete di servizi diffusi e integrati, una sanità efficiente e pubblica, un’idea di sviluppo sostenibile sul piano sociale e ambientale, e un metodo di governo partecipato, proprio com’è stato in questi anni caratterizzati dal Patto per il Lavoro.”

Se a qualcuno venisse il dubbio che la Confederazione non stia facendo appello per il voto al PD, ci pensa lo Spi (sindacato pensionati) a sgomberare il campo da equivoci dichiarando: “Per queste ragioni rivolgiamo un appello ai pensionati e alle pensionate per un voto che segni continuità politica e istituzionale”.

Insomma al momento del bisogno la Cgil ancora una volta si rivela cinghia di trasmissione del partito e del governo ritenuti amici alla faccia di quella autonomia ed indipendenza del sindacato dalla politica tanto professata nei periodi non elettorali. D’altronde questa subalternità è frutto della mancanza di qualsiasi prospettiva di azione conflittuale ed indipendente ed è in piena continuità e coerenza con quanto sta accadendo anche a livello nazionale.

Possiamo comprendere le ragioni che indurranno tante lavoratrici e lavoratori ad esprimere un voto che ai loro occhi può apparire utile a fermare la destra. Non è nemmeno in discussione la scelta individuale di un singolo dirigente sindacale. Quello che riteniamo politicamente sbagliato è la scesa in campo del sindacato in sostegno ad un candidato, colui che in questi anni ha governato la Regione Emilia Romagna.

Come può la Cgil pensare che per sconfiggere la Lega ed il razzismo la soluzione passi per il sostegno ad un partito che candida tra le proprie fila l’ex sindaco leghista di Bobbio?

Come si può pensare che l’Emilia sia un modello di sanità pubblica quando aumentano le risorse economiche trasferite alla sanità privata?

Come si può pensare che la continuità sia garanzia di tutela dei lavoratori dopo gli scandali di Italpizza e la candidatura tra le proprie fila di chi ha licenziato 500 lavoratori via sms?

Come si può parlare di Regione solidale quando si susseguono sgomberi su sgomberi di spazi e case occupate di cui XM24 a Bologna non è che uno dei tanti esempi?

La Cgil, anziché fare appello al voto, pensi a costruire il conflitto per impedire che si continui nella delapidazione di quel patrimonio di conquiste sociali, economiche e politiche ottenute in anni di lotta in questa regione dalla resistenza in avanti.

Che in Emilia Romagna si sia creata una situazione per cui vi è il rischio che la Lega possa vincere le elezioni (cosa impensabile fino a qualche tempo fa e che speriamo vivamente non accada) è esclusiva responsabilità del PD e della sua politica di asservimento al padronato e rincorsa di Salvini sul suo terreno.

La Cgil abbandoni la soggezione verso governi che amici non sono e assuma con coraggio una linea indipendente di classe e conflittuale.

La lotta, strumento necessario che andrà sviluppata sia nel caso che vinca uno o l’altra candidato/a che aspira alla Presidenza della Regione, sarà l’unica via non solo per recuperare autorevolezza, radicamento e iscritti tra i lavoratori ma anche per incanalare la rabbia delle lavoratrici e dei lavoratori verso una prospettiva di sinistra che sconfigga la Lega e il razzismo.

Riconquistiamo Tutto! CGIL Emilia Romagna