l 18 dicembre gli amministratori delegati della FCA (Mike Manley) e della PSA (Carlos Tavares) hanno annunciato l’accordo per la fusione delle due aziende che dovrà avvenire entro un anno. Il progetto di riunire le due case produttrici era stato reso pubblico nel mese di novembre e i termini dell’accordo attuale rispecchiano quanto era emerso in quelle prime dichiarazioni. Si veda sul nostro sito https://anticapitalista.org/2019/11/06/psa-fca-un-matrimonio-che-saveva-da-fare-per-i-capitalisti/  [i]

Riteniamo utile far conoscere l’articolo che i nostri compagni francesi hanno scritto su queste “nozze d’oro” perché insieme ad essi continueremo a seguire gli sviluppi di questa vicenda da un punto di vista di classe, quella dei lavoratori, che avrà inevitabili e pesanti ricadute sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, in particolare nei tre paesi (Francia, Italia e Germania) dove sono insediate le fabbriche europee delle due case produttrici.

Vogliamo aggiungere alcune considerazioni che riguardano in particolare il nostro paese.

In primo luogo sottolineiamo la dimensione del regalo che si fanno i proprietari delle due aziende: 6,6 miliardi di euro agli azionisti della FCA, 1,1 miliardi in contanti più il 46% della Faurecia (Grande Azienda dell’indotto auto), cioè 3,2 miliardi di euro quelli della PSA. Il totale fa poco meno di 11 miliardi di euro!

Per i suoi dipendenti il Presidente della FCA, Elkan ha invece inviato, non un consistente bonifico, ma solo una roboante letterina in cui spiega come ci si trovi di fronte a “un nuovo e ancora più ambizioso capitolo della storia dell’automobile”.

In secondo luogo, in un contesto di questo genere, appaiono del tutto irreali, per non dire ridicole, le dichiarazioni giornalistiche e sindacali che hanno esaltato la presenza di 2 rappresentanti dei lavoratori nel futuro Consiglio di Amministrazione della nuova azienda, una foglia di fico padronale, che non dovrebbe ingannare nessuno. Qualcuno spieghi ai dirigenti sindacali che nelle aziende capitaliste le decisioni sono prese da coloro che detengono i pacchetti azionari di controllo….

In terzo luogo le grida di giubilo italiane e torinesi sul fatto che la fusione potrà “far crescere tutti” sono completamente fuori luogo, come, guarda caso è lo stesso giornale confindustriale Il Sole 24 ore a spiegarlo in un articolo del 19 dicembre dal titolo emblematico: “ A chi il conto della perfetta quadratura” che sembra “far tutti contenti: il mercato, i sindacati, i governi”.

L’editorialista aggiunge poi: “in una industria sulla via di un ridimensionamento strutturale c’è spazio per accontentare tutti? Difficile che possa reggere nella fase attuativa…” A partire naturalmente dai rapporti di forza interni alla nuova azienda dove risulterà inevitabile che qualcuno sia più eguale degli altri; per non parlare delle tante decantate sinergie che devono produrre 3,2 miliardi di risparmi annui; detto in altri termini. “un miliardo e mezzo di mancate commesse ogni anno, a cui si aggiungeranno risparmi su logistica, servizi, sistemi informativi…. Difficile pensare che questo efficiente giro di vite non vada ad impattare su un comparto già duramente provato dalle varie transizioni nonché dall’operazione Chrysler”. E, aggiungiamo noi, dalla crisi che sta attraversando complessivamente il settore dell’auto.

Il Sole 24 ore non menziona l’inevitabile riduzione dei dipendenti, ma questo è invece il problema fondamentale che il movimento operaio si troverà di fronte e anche un intero territorio come quello torinese da anni attraversato da un declino industriale che sembra irreversibile; in Piemonte la produzione industriale è in calo da 5 mesi.

In quarto luogo, infatti, quello che stupisce, è che le direzioni sindacali, che pure nei loro testi congressuali inseriscono anche il tema della riduzione dell’orario di lavoro, non abbiano fatto neppure un vago accenno sulla necessità di una distribuzione del lavoro (quindi una riduzione a parità di salario) tra tutti i lavoratori dei diversi paesi interessati per fronteggiare gli inevitabili processi di riorganizzazione produttiva della nuova azienda.

Il fatto è che costoro sono del tutto interni alla logica padronale capitalista: essere sempre più competitivi e produrre sempre di più, naturalmente a scapito di altre aziende, quindi di altri lavoratori e a scapito, non meno, dell’ambiente. Già perché oggi in ballo nel nostro futuro non c’è solo quello di produrre meno auto a combustione, ma proprio quello di produrre complessivamente meno auto per rendere il pianeta più abitale. Alla logica della concorrenza capitalista e dello scontro titanico dei grandi produttori, è il caso di contrapporre, ed anche abbastanza rapidamente, un piano complessivo, non solo italiano, ma europeo, di mobilità sostenibile in cui produzioni, impianti orari di lavoro ed occupazione siano definiti in base a un progetto coerente che tuteli, ambiente, redditi, territori.

Per questo da subito occorre costruire la solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori dei diversi paesi, la lotta per la distribuzione del lavoro esistente, la riduzione di orario a parità di salario. Gli interessi degli azionisti e quello dei lavoratori non possono essere gli stessi. F.T.

[i] Nota riassuntiva

Il nome della nuova azienda che avrà la sede in Olanda sarà definito nei prossimi mesi.

La FCA dispone di 10 marchi ( Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat professional, Jeep, Lancia, Ram, Maserati. La PSA dispone di 5 marchi, Peugeot, Citroen, Ds Automobilies, Opel Vauxhall.

I dipendenti attuali della FCA sonno 199 mila, quelli della PSA 211 mila; gli stabilimenti nel mondo della FCA sono 102, quelli della PSA 45; le auto vendute dalla FCA sono 4,9 milioni; quelle della PSA sono 3,9 milioni

Il fatturato 2018 della FCA è stato di 110 miliardi di Euro; quello della PSA di 74 miliardi di euro.

L’assetto societario vedrà 11 membri nel consiglio di amministrazione di cui 5 provenienti dalla FCA  che fornirà anche il Presidente dell’Azienda, John Elkan e 5 dalla PSA, l’undicesimo membro sarà il CEO, cioè l’Amministratore delegato nella figura di Carlos Tavares che è ad oggi l’AD della Psa. Tra i 5 della FCA ci sarà anche un rappresentante dei lavoratori, così come tra i 5 della PSA.

La classifica mondiale dei produttori per auto vendute incluse le joint venture:

Wolkwagen 10,8 milioni di vetture, Renault-Nissan-Mitsubishi 10.8 milioni, Toyota 10,6 milioni, PSA-FCA 8,7 milioni, Generals Motors 8,4, Hiunday-Kia 7,4, Ford 6, Nissan Motor company 5,7, Honda 5,3, Fca 4,8, Psa 3,9, Gruppo Renault 3,9, Mitsubishi 1,2.

PSA-FIAT-Chrysler: una mega fusione per produrre 9 milioni di automobili!

di Jean Claude Vessillier

Va tutto a gonfie vele! Il protocollo di accordo fra la PSA e la FCA (Fiat Chrysler Automobile) è stato ratificato mercoledì 18 dicembre dal consiglio d’amministrazione della PSA.

Prima, in novembre, il comitato del gruppo europeo della PSA, che riunisce i rappresentanti sindacali dei paesi dove la PSA dispone di filiali, aveva dato in maggioranza un “parere favorevole”. Solo la CGT aveva espresso un “parere sfavorevole” perché i lavoratori e le lavoratrici non devono pagare il prezzo della fusione sopportando i costi di questa operazione finanziaria, motivata soprattutto dagli azionisti dei due gruppi. Il sindacato tedesco IG Metall segnalando ciò che significhi una “ristrutturazione Tavares” (Direttore Generale della PSA) con l’acquisizione  dell’Opel, si era astenuto.

400.000 lavoratori e lavoratrici riuniti

La nuova società, la cui sede sarà installata nei Paesi Bassi per i privilegi fiscali che ciò comporta, disporrà di 147 stabilimenti, 102 della Fiat- Chrysler e 45 della PSA. Dovrà produrre circa 9 milioni di veicoli, venduti principalmente in Nord America e in America Latina grazie alla FCA e in Europa grazie all’espansione della Peugeot e del marchio Fiat. La necessaria solidarietà dei lavoratori di questa nuova azienda è un compito che abbiamo davanti a noi, sapendo che oggi il padronato mondializzato è in vantaggio, giocando sulla concorrenza e sugli effetti delle difese “nazionali” dei posti di lavoro.

Questa fusione interviene in un momento in cui l’industria automobilistica globalizzata affronta una nuova recessione, l’urgenza della crisi climatica e l’elettrificazione delle automobili, che genererà in Europa nuovi e costosi investimenti. Decisamente, le promesse di mantenere i posti di lavoro e gli stabilimenti ingannano solo quelli che ci credono. Avevamo sentito queste stesse promesse durante l’acquisizione della Opel-Vauxhall dalla PSA nel 2017. Il risultato di queste promesse è stata la soppressione di quasi 4000 posti di lavoro su un totale di 33000 in Germania e la liquidazione della maggior parte delle attività di ricerca e sviluppo.

Miliardi di euro di premi per gli azionisti

Gli azionisti della Fca riceveranno un “premio” di 5,5 miliardi di euro e quelli della PSA di 2,7 miliardi di euro, risultato della vendita di Faurecia (uno dei grandi produttori di componentistica dell’automobile a livello internazionale, di cui la PSA ha la maggioranza delle azioni, N.d.T). Le due famiglie, Agnelli e Peugeot, possiedono ognuna i propri fondi d’investimento; FPP per la Peugeot e Exor per la Fiat sono i beneficiari diretti di questi premi. La cosa più probabile è che sia l’una che l’altra approfittino di questa fonte di profitto per proseguire la loro diversificazione fuori dal settore dell’automobile. Oggi, la fortuna della famiglia Peugeot viene investita nella PSA solo al 37%; tutto il resto va  ad altri settori dell’economia o alla speculazione.

La famiglia Peugeot è piuttosto discreta dopo il disastro della PSA, salvata urgentemente dallo Stato francese e dalla cinese Dongfeng! Oggi, stando alle sue dichiarazioni pubbliche, si direbbe che sia lei a tirare i fili della fusione. E ora che la PSA è tornata ad essere un affare d’oro, a colpi di diminuzione dell’occupazione, di intensificazione del lavoro e di blocco dei salari, afferma che pensa di aumentare la sua partecipazione al capitale della nuova società. Un cinismo depredatore senza limiti!

E nel frattempo, gli affari continuano nelle fabbriche della PSA. L’ossessivo Tavares non diminuisce la pressione: salari bloccati, lavoratori temporali licenziati, posti di lavoro minacciati.