di Mommy

Le recenti vicende del salvataggio della banca Popolare di Bari hanno di nuovo messo la centro della discussione politica l’intervento in economia dello Stato .

Da diversi anni c’è un rifiuto netto di tale ipotesi, ritenendo che lo Stato non debba intervenite in questo ambito.

E quando anche è accaduto, cioè quando lo stato ha dovuto intervenire di fronte a gravissimi crisi occupazionali e a situazioni straordinarie, si è però sempre sottolineata la temporaneità dell’intervento pubblico che serviva solo a tamponare situazioni di criticità in attesa di temi migliori per far intervenire un nuovo padrone che rilevasse il tutto, con qualche incentivo da parte dello stato.

Nonostante tutti siano fermi sostenitori del mercato, gli ultimi governi che sono passati a palazzo Chigi hanno “dovuto” far intervenire lo stato per salvare situazioni particolarmente critiche (si va dalle 4 banche popolari del centro Italia, passando per Alitalia, le Banche venete, l’ Ex-ilva, senza dimenticare il Montepaschi di Siena), cercando di superare i paletti e gli ostacoli posti dalle norme dell’ Unione Europea.

Questo tipo di nazionalizzazione si trova quindi ad operare delle regole e nelle logiche del sistema capitalistico.

Ben altra cosa è la nazionalizzazione di un’attività che persegua nuovi obiettivi e seguendo nuove logiche e non il mero profitto.

Dal Monte Paschi di Siena ad Alitalia, si è assistito ad una nazionalizzazione o socializzazione delle perdite per poi passare ad una privatizzazione dei profitti.

Come non ricordare, a puro titolo esemplificativo, Alitalia con la costituzione di due compagnia, con la bad company che andava allo stato mentre la seconda, ripulita di debiti e passività veniva ceduta a “capitalisti coraggiosi” nostrani ?

O come dimenticare il recente salvataggio delle Banche venete, in cui la parte con i crediti deteriorati e/o inesigibili è stata presa in carico dallo stato mentre Intesa Sanpaolo con 1, leggasi uno, euro acquistava la parte positiva degli istituti formato dai dipendenti (opportunamente scremati) e clienti con i loro soldi e le loro attività.

In questo periodico l’intervento pubblico “temporaneo”, è sembrato una doverosa necessità per i 5 stelle (dopo che si erano fortemente pronunciati contro Renzi per il cosiddetto decreto Salva banche per Popolare Etruria &c)  sostenendo che  le misure in favore dell’Istituto di Credito pugliese avevano ben altra natura.

Il leader pentastellato ha solennemente affermato la differenza di questo intervento pubblico rispetto al recente passato, poiché investendo soldi pubblici in quella banca avrebbe significato salvare risparmiatori ed aziende, costruendo un istituto pubblico, un veicolo per la creazione di una banca di investimenti.

I dubbi e le perplessità sono tante.

Una banca pubblica agirà nel mercato come gli altri attori ?

Ci sarà una differenza rispetto al passato ?

Una banca di investimenti, quindi di erogazione di crediti all’interno di un progetto di economia, cosa se ne farà della rete tradizionale della vecchia popolare di Bari ?

Sportelli, dipendenti e clienti a chi verranno venduti, o come sarà detto a chi saranno ceduti per far rimpinguare le casse sempre presentate in difficoltà dello Stato ?

Veramente dopo anni di sfrenate privatizzazioni, di contrazione dell’intervento dello stato i cinque stelle possono seriamente pensare ad un istituto di credito pubblico vero.

E riusciranno a superare le regole liberiste di Bruxelles e coloro che vegliano alla loro applicazione.

Crediamo che anche questa seppur timida misura riformista cadrà nel vuoto non solo per il rispetto dei diktat della UE (e della libertà di movimento dei capitali in particolare), ma quelli ancor più pragmatici e concreti del sistema capitalistico in questa fase storica.

Continuiamo a riaffermare la necessità di una nazionalizzazione vera in funzione dei bisogni dei cittadini e della collettività in tutti i settori economici partendo da quelli strategici (energia, telecomunicazioni banche) sapendo bene che per essere realmente un primo passo in avanti in questa società, dovrà operare con logiche diverse, in una prospettiva di sistema alternativo a quello attuale capitalistico.