Nella foto un esempio invece positivo, di quello che si potrebbe fare.

Oggi, mentre passeggiavo sul lungolago di Toscolano-Maderno, ho scoperto che quella passeggiata rendeva involontariamente omaggio (non me n’ero mai accorto) ad una delle persone più squallide prodotte dalla Spagna del XX secolo: il fondatore della famigerata Opus Dei, un’organizzazione legata alla finanza cattolica, conosciuta per i suoi rapporti tutt’altro che limpidi col malaffare dell’alta borghesia, non solo cattolica, e, tra le altre cose, per il suo appoggio entusiasta al franchismo e ai suoi plotoni d’esecuzione. Il signor Escrivá de Balaguer, beatificato e poi santificato da un altra famosa canaglia, il signor Karol Woytila, alias Giovanni Paolo II (amico di noti assassini e torturatori come il maggiore D’Aubuisson, criminale salvadoregno leader degli “squadroni della morte”, per fortuna scomparso da tempo). La memoria maledetta di questo bigotto reazionario è sicuramente presente nei sopravvissuti al terrore franchista, e costui è vergognosamente definito come “santo” sulle numerose placche marmoree che costellano il lungolago. Da molto tempo sono, lo confesso, un po’ ossessionato dalla questione della toponomastica. Sarà perché amo la Storia, sarà perché leggo sempre avidamente scritte, graffiti, manifesti appesi ai muri. E sarà anche perché, diversamente da ciò che pensano molti compagni, questi “simboli” sono politicamente rilevanti: lo dimostra il polverone che solleva la destra ogni volta che si rimuovono i simboli della sua egemonia politica, basata sulla violenza secolare. E, lo confesso, anche perché sono un vecchio “romantico”, che si illude di restituire un po’ di giustizia postuma, purtroppo solo simbolica, alle vittime di quei criminali che spesso sono immortalati nelle nostre vie, piazze, ecc. Addirittura, a volte, con monumenti che starebbero meglio nella polvere. Del resto la stessa polemica bresciana sul cosiddetto “Bigio” dovrebbe aver reso coscienti anche i più scettici tra di noi che la battaglia per una toponomastica non dico rivoluzionaria, ma almeno democratica, pur non essendo ovviamente prioritaria, non è poi così irrilevante. Per cui ho deciso di iniziare un mio piccolo censimento, in città e magari anche in provincia, per segnalare le vie, le piazze, i lungolago intitolati a criminali, macellai, assassini (o magari anche solo a complici dei crimini, come nel caso dell’ineffabile “santo” a Toscolano-Maderno). Un primo, piccolissimo passo. Segnare chi sono, dove sono, chi è il responsabile della scelta scellerata (assessore, giunta comunale, consiglio comunale, ecc.), denunciare pubblicamente la scelta. E così via.

  1. Josémaria Escrivá de Balaguer, lungolago di Toscolano Maderno.
  2.  Via Luigi Cadorna (sì, proprio lui, il macellaio della Grande Guerra, il principale responsabile delle decimazioni e del massacro di Caporetto!). Ce n’è una a Brescia, una a Passirano, una a Borgosatollo, e poi a  Cortefranca, Provaglio d’Iseo, Quinzano d’Oglio, Manerbio.
  3.  Via Umberto I (quel “re” che premiò il “feroce monarchico Bava” per aver massacrato a colpi di cannone caricato a mitraglia il popolo milanese nel 1898, giustiziato il 29 luglio 1900 dal compagno Gaetano Bresci). Ce n’è una a Castel Mella (ma non aveva governato la sinistra fino agli inizi degli anni ’90?), una a Flero, una a Trenzano, una a Corzano. Poi ci sono le piazza dedicate a lui a Pavone Mella, a Pisogne, a Soiano del Lago.

 

(continua)

Pasquino