Il 17 luglio 1980 ero in Grecia, con amici, quando mi giunse la notizia dell’ennesimo golpe militare: i militari criminali, la borghesia “criolla”, gli imperialisti USA avevano di nuovo deciso di irrorare di sangue proletario il paese dove era stato assassinato il “Che”, 13 anni prima. Oggi, dopo 13 anni di governo del riformista Evo Morales, si ripete il tragico scenario a cui milioni di latino-americani erano abituati, e che ingenuamente credevano relegato nell’immondizia dei García Meza, dei Pinochet, dei Videla. Non sono un fan di Morales, come non lo sono di Maduro o di Correa. Riformisti, autoritari, troppo “caudillos” per i miei gusti: ma oggi non c’è spazio per troppi distinguo. Oggi dobbiamo sostenere con forza i proletari, i poveri, gli indios che scendono da El Alto per spazzare via, una volta per tutte, la borghesia razzista cruceña, i servi dell’imperialismo USA, i militari assassini, la polizia codarda e criminale. C’è bisogno di un fronte unico con i riformisti del MAS e con tutti quelli che si battono nelle strade di La Paz contro il mostro golpista, fascista e neoliberale. Spero che i minatori boliviani, storica avanguardia del popolo boliviano, tornino con la loro dinamite a far tremare la canaglia reazionaria. No pueden pasar. Y no pasarán!

FG