Stamattina il tribunale di Brescia ha condannato un nostro collaboratore, il compagno Flavio Guidi, a una multa di 200 euro, più 1000 euro da dare come indennizzo al padrone della Motive di Castenedolo, Giorgio Bosio, più 1440 euro di spese processuali, per aver offeso e “calunniato” il suddetto sig. Bosio, chiamandolo “negriero” e “arrogante” negli articoli usciti su questo blog nel febbraio 2016. Il PM aveva chiesto due mesi di prigione, mentre l’avvocato del padrone aveva chiesto un indennizzo di 10 mila euro da devolvere all’ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI BRESCIANI! Pur avendo accettato le “attenuanti generiche”, e avendo ridimensionato le assurde richieste del PM e dell’avvocato del padrone, il giudice ha però sostanzialmente dato ragione a Bosio. Ricapitoliamo per chi non avesse seguito la vicenda. Nel febbraio 2016 22 lavoratori della Motive, assunti da una cooperativa come addetti alla pulizia dello stabilimento, ma nei fatti usati in produzione (motori elettrici) chiedono di essere inquadrati per le loro vere mansioni, e cioè come metalmeccanici. Per tutta risposta Bosio li licenzia. Questi lavoratori entrano in sciopero e si rivolgono al SiCOBAS, che, ovviamente, appoggia la loro lotta. Per 15 giorni vengono bloccati i cancelli dai picchetti indetti dal SiCOBAS, con l’appoggio di Sinistra Anticapitalista, del Mag 47, del PCL e del CS 28 maggio. Già nei primi giorni si sviluppa una polemica sulla pagina Facebook del Giornale di Brescia tra il sig. Bosio e la giornalista del GdB, rea, secondo il padrone, di aver fornito solo la versione dei lavoratori. In questa polemica pubblica il sig. Bosio si permette di definire i sindacalisti del SiCOBAS come “pregiudicati”, “criminali” ed arriva ad affermare una vera e propria calunnia: i sindacalisti vorrebbero che i lavoratori fossero licenziati per potersi prendere “il 10% della loro indennità di disoccupazione”. A queste calunnie il SiCOBAS non risponde, come sarebbe stato naturale, con una denuncia formale (cosa che avrebbe messo il padroncino in difficoltà anche dal punto di vista penale), ma “limitandosi” a continuare la lotta e a denunciarlo dal punto di vista del diritto del lavoro. La sentenza del Tribunale del Lavoro ha dato ragione (confermata in appello) al SiCOBAS, condannando Bosio a versare 300.000 euro ai 22 lavoratori. Ma, essendoci ancora pendente il ricorso in Cassazione, il giudice ha ritenuto di non poter acquisire come prova queste due sentenze. Nel frattempo il Bosio decideva di denunciare il compagno Guidi per i suoi articoli apparsi su B.A., ritenendosi calunniato. Il fatto che Bosio abbia dichiarato, per bocca del suo avvocato, che avrebbe devoluto i 10 mila euro richiesti all’AIB la dice lunga sulla mentalità iper-capitalista del signorino, convinto della missione “civilizzatrice” degli “imprenditori”, chiamati a “mantenere” quei poveri di spirito che sarebbero gli operai. Ma la cosa grave è che il tribunale abbia accettato, anche se ridimensionandole, le sue richieste, facendo suo il punto di vista padronale. Ora, dal punto di vista legale, si aspetta la motivazione della sentenza, per poi, ovviamente, ricorrere in appello, come ha confermato l’avvocato Manlio Vicini, difensore del nostro compagno. Resta il fatto gravissimo che gli offesi (in primo luogo i sindacalisti del SiCOBAS) sono, tramite il compagno Guidi, ritenuti i colpevoli, mentre l’offensore viene ritenuto parte lesa e destinatario di un indennizzo. Una situazione da 1984 orwelliano, dove la “guerra” diventa “pace”, e gli oppressori diventano oppressi. La totale assenza di solidarietà, in questo processo, da parte del sindacalismo di base bresciano (ma anche da parte del sindacalismo “ufficiale”, che dovrebbe, almeno sulla carta, respingere queste interpretazioni della legge lesive dei diritti dei lavoratori) la dice lunga sui tempi bui in quali viviamo. Brescia Anticapitalista, comunque, non si farà intimorire. Continueremo a dire a voce alta, coi nostri poveri mezzi, quello che pensiamo dei padroni e della loro società. Nessuno ci tapperà la bocca!