Lunedì sera, in via Laietana, davanti alla famigerata sede della Policia Nacional (dove si torturava  la gente ai tempi del franchismo, e, a quanto pare, non solo a quei tempi). Siamo decine di migliaia a urlare “Fuori le truppe di occupazione”. A un certo punto la folla comincia a cantare “Els segadors” (i mietitori), l’inno catalano. Quando migliaia di voci cantano “Come sappiamo tagliare le spighe d’oro, quando conviene tagliamo le catene” non posso trattenere la commozione. Certo, avrei preferito cantassero l’Internazionale, ma stasera, dopo una giornata intera di mobilitazioni massicce in tutta la Catalogna al grido di indipendenza, contro il fascismo, per l’anticapitalismo, non me la sento di fare le pulci a queste decine di migliaia di giovani e meno giovani. Un vero movimento di massa per la libertà e contro il neofranchismo (anche se travestito da “democrazia”) non può essere giudicato solo dal livello di preparazione ideologica. Non hanno letto né Marx, né Lenin, né Trotskij. E neppure Bakunin. Ma sono in piazza, da 3 giorni (scrivo mercoledì notte) a occupare strade, stazioni, aeroporti, scontrandosi contro la repressione “spagnolista”, ma anche contro quella “catalana” dei Mossos de Esquadra, inviati dal “ministro” degli interni, lo pseudo indipendentista Buch. Quello che, come il suo partito, Uniti per la Catalogna (ex Convergencia Democratica) rappresenterebbe gli interessi della borghesia catalanista. Certo, non tutto, nel movimento di protesta contro la sentenza brutale del Tribunal Supremo, è “al posto giusto”. Ma quale movimento di massa di queste dimensioni ha mai avuto, nella storia, tutte le carte in regola? Ci sono errori, sbavature, umori a volte contraddittori. C’è, soprattutto, il mancato coinvolgimento dei settori immigrati del proletariato (e intendo per immigrati non solo gli extracomunitari, ma anche buona parte del proletariato castigliano-parlante proveniente da altre zone dello stato spagnolo). C’è la difficoltà e a volte l’incapacità di tessere relazioni solide con la sinistra fuori dal perimetro indipendentista, qui in Catalogna ma anche nel resto dello stato. C’è la difficoltà a coniugare gli aspetti sociali con quelli politici ed istituzionali, clavis aurea della possibilità di unire settori diversi linguisticamente e culturalmente delle masse popolari. Tutto questo è vero, anche se è una narrazione fantasiosa quella che, diffusa in certi settori della sinistra italiana, vuol vedere nel movimento catalano dei presunti epigoni del leghismo bossiano pre Salvini e della gente eterodiretta dalla “borghesia catalana”. Basterebbe leggere le dichiarazioni della confindustria locale (Foment del Treball) contro le mobilitazioni, con relativi appelli a “riportare l’ordine” per ridicolizzare queste letture superficiali e dovute ad una notevole ignoranza. E basterebbe togliersi il paraocchi ideologico (tra l’altro stranamente usato da “giudici implacabili” col catalanismo ma, guarda caso, molto indulgenti con gentaglia come Putin, Assad, Gheddafi, Kim, ecc., stendendo un velo pietoso su altri, per fortuna meno sanguinari, ma non certamente di sinistra come i vari Renzi, Sanchez, ecc.) per essere almeno un po’ più aperti e generosi con uno dei movimenti di massa più grandi degli ultimi anni, almeno in Europa. E non mi sembra così complicato: da un lato abbiamo gli eredi del franchismo, più o meno mascherati (in alleanza sciagurata non con gli eredi di Largo Caballero, ma con quelli di Felipe Gonzales, che del compromesso al ribasso del ’78 hanno fatto un dogma, indiscutibilmente comodo per chi si nutre delle ricche prebende offerte dal sistema). Dall’altro chi si schiera contro le tante tare ereditate dal franchismo e che impestano il regime nato nel 1978, a cominciare dalla monarchia imposta da Franco ai popoli di Spagna. Certo, non tutti i catalanisti sono “compagni”, persino volendo essere generosi e considerare tali pure i militanti della sinistra repubblicana erede di Companys (ricordiamo, per smemorati o ignoranti, fucilato nel 1940 dai franchisti). Ma tutti sono convintamente antifascisti e democratici. E indignati per l’ennesima prova di autoritarismo arrogante fornita dal potere centrale: una sentenza che fa rabbrividire non solo chi è di sinistra, ma persino un onesto liberale. Non è un caso se un’organizzazione non certo nota per il suo estremismo, Amnesty International, abbia messo la Spagna sul banco degli accusati! Comunque, ci tengo a dirlo, sono migliaia le persone che, come me, non sono indipendentiste, ma difendono tenacemente il diritto democratico alla libera autodeterminazione. E penso che anche molti di quelli tiepidi con la difesa di questo diritto (come buona parte della sinistra spagnola) stiano in questi giorni partecipando alle marce per la libertà e allo Tsunami democratico, indignati per la violazione dei diritti umani su cui si basa la sentenza. Qualcuno, tra i miei amici scettici, mi ha definito “idealista romantico” sulla questione catalana. Può darsi che abbiano, almeno in parte, ragione. Magari, venendo dal semi deserto politico che è  diventata l’Italia, l’odore, che si sentiva stanotte nelle vie di Barcellona, di lacrimogeni, di molotov, di barricate incendiate, mi abbia dato alla testa. Come mi successe due anni fa quando ero, con altre centinaia di migliaia di persone, a protestare contro la repressione selvaggia scatenata contro la gente che voleva votare al referendum. Forse sono in crisi d’astinenza da movimenti di massa veri e radicali. Ma quando vedi degli sbirri pestare a sangue dei ragazzi dei Cdr (comitati di difesa della Repubblica, strutture di base della parte più radicale del movimento) che li avevano appena chiamati “fascisti di merda” non ho dubbi su da che parte stare. Anche se non sanno cantare l’internazionale.

P.s. Questo articolo non è ovviamente un resoconto giornalistico di questi tre giorni di lotta. Per questo ci sono i media del movimento, precisi, dettagliati e puntuali, che hanno seguito minuto per minuto e che lo faranno anche domani  durante lo sciopero generale. Per esempio La Directa o il gruppo Telegram Anonymous Catalonia (nato tre giorni fa e che ha superato i 100 mila partecipanti, 25 mila dei quali nelle poche ore tra la mia iscrizione, alle 17 di ieri, è mezzanotte!).

FG