di Francesco Locantore

Questa mattina il Presidente della Repubblica, dopo il secondo giro di consultazioni, ha conferito l’incarico di formare un nuovo governo a Giuseppe Conte, sulla base dell’asse politico M5S-PD. E’ ancora presto per essere certi che l’operazione vada in porto sulla base di un programma e di una composizione condivisi tra le due forze politiche, tuttavia riteniamo opportuno fare una valutazione sulla natura politica del possibile governo.

La retorica di Salvini e della destra, che obiettivamente esce sconfitta nel breve periodo, dovendo abbandonare la posizione di governo e non essendo riuscita ad ottenere elezioni immediate, ha bollato questo nuovo possibile governo come “giallorosso”. Che la destra abbia interesse ad etichettare come “rosso” il Partito Democratico è comprensibile e non è certo una novità; che invece anche a sinistra si continui a pensare il PD (e addirittura il M5S) interno ad un campo che dovrebbe difendere la democrazia e gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori e dei più deboli è un grosso equivoco su cui occorre fare chiarezza.

Sinistra Italiana insieme a LeU si apprestano ad entrare nella maggioranza di governo, forse anche con un/a ministro/a; il segretario della Cgil Maurizio Landini ha sostenuto la nomina di Conte; il Manifesto ha condotto in questi giorni una campagna per “baciare il rospo”, riprendendo un’infausta posizione espressa a proposito del governo Dini nel 1995, proprio quel Lamberto Dini che ha messo fine ad un sistema pensionistico dignitoso introducendo il principio contributivo. Se all’epoca si trattava di sconfiggere Berlusconi, oggi lo spauracchio è Salvini.

Non vogliamo minimizzare il pericolo democratico e sociale della Lega. In quattordici mesi di governo, presieduto dallo stesso Conte e sostenuto dallo stesso Movimento 5 Stelle, il clima nel Paese è fortemente peggiorato in senso razzista, sull’onda dei respingimenti dei migranti salvati dalle ONG e della loro criminalizzazione con i due decreti sicurezza convertiti in legge. La richiesta di “pieni poteri” di Salvini dopo la crescita registrata alle elezioni europee, per poter realizzare una gigantesca opera di redistribuzione al contrario con la flat tax, è sicuramente inquietante.

Non c’è dubbio che la Lega vada sconfitta, così come vanno sconfitti i Cinque Stelle che l’hanno portata al governo, votando e sottoscrivendo tutti i peggiori provvedimenti (solo ieri i ministri 5S Toninelli e Trenta hanno controfirmato il divieto di ingresso nelle acque territoriali alla nave Mare Jonio). Più di qualche dubbio sorge invece sul fatto che un governo M5S – PD possa essere utile a questo scopo.

Conte e il M5S hanno tutto l’interesse a caratterizzare il prossimo governo in continuità con il precedente. Con ogni probabilità i decreti sicurezza non verranno abrogati, al limite ci saranno modifiche per andare incontro alle osservazioni di Mattarella circa le contraddizioni con il diritto internazionale, ma sarà mantenuta l’impostazione liberticida, razzista e repressiva, condivisa peraltro anche da Minniti, predecessore di Salvini al Viminale.

Il PD ha già dato prova di cosa può fare al governo, avendo sostenuto i governi che si sono succeduti dal 2011 al 2018 ed avendo contribuito in modo decisivo a creare le condizioni sociali in cui l’estrema destra ha guadagnato consensi. Se neanche durante il primo governo Conte sono state abrogate la legge Fornero, il Jobs Act, la Buona scuola, figuriamoci ora che gli artefici di quei provvedimenti saranno nella maggioranza di governo.

Né c’è da aspettarsi una discontinuità sul terreno della democrazia: entrambe le forze politiche sono d’accordo – come del resto lo è anche la Lega – nel modificare la Costituzione per diminuire il numero dei parlamentari, restringendo così ulteriormente la proporzione tra eletti ed elettori e quindi gli spazi di democrazia, proprio nella direzione opposta di chi auspica un ritorno al sistema elettorale proporzionale. Inoltre il progetto di autonomia differenziata è ancora in campo come una delle priorità del futuro governo, con il PD che è stato tra i capofila nel richiederla nelle Regioni dove governa, a partire dall’Emilia Romagna.

Per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente, il M5S ha già lasciato passare le grandi opere volute anche dal PD: TAV e TAP in testa; ha favorito la nuova proprietà dell’ILVA con la complicità sindacale ed è lecito aspettarsi che il nuovo governo potrà al massimo dare un rivestimento verde (green washing) ai regali che continuerà a fare al capitalismo italiano con il progetto Industria 4.0.

Il vero segnale di discontinuità del secondo governo Conte consisterà nell’atteggiamento (non tanto sulle concrete politiche, visto che anche il governo precedente aveva accettato i vincoli finanziari) verso l’Unione Europea. Sia il M5S che il PD fanno infatti parte della maggioranza che ha eletto nel Parlamento europeo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen della CDU tedesca. D’altra parte Salvini che si dipinge vittima di un complotto europeo stia pure tranquillo, le sue politiche razziste non hanno impressionato nessuno e si inserivano comunque in un quadro di respingimento condiviso in Europa. Se mai il suo difetto stava nell’incapacità di servire gli interessi della media e grande borghesia che ha interesse alla prosecuzione del progetto di unificazione entro certi parametri.

Il primo atto significativo cui sarà chiamato questo governo sarà la predisposizione della legge di bilancio, nel rispetto dei vincoli del patto di stabilità europeo (forse con un po’ di flessibilità in più vista la recessione incipiente e il clima politico antieuropeo che si sta esprimendo in Gran Bretagna?). Si tratta di trovare circa 30 miliardi di euro per scongiurare l’aumento automatico al 25% e tagliare il cuneo fiscale come richiesto unitariamente da Confindustria e sindacati confederali. Questo comporterà ulteriori tagli ai servizi sociali (sanità e istruzione in primis) e come al solito la finanziaria la pagheranno i lavoratori e i ceti sociali più deboli. Resta ancora da vedere se saranno in grado di mantenere i pur timidi impegni presi sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici.

Anche guardando ai nomi che cominciano a circolare sui possibili nuovi ministri, è chiaro che questo governo sarà chiamato a garantire gli interessi della borghesia contro la classe lavoratrice. Un governo di centro liberale con il consenso dei padroni che contano, puntando con la complicità sindacale a raffreddare il possibile conflitto sociale.

Se davvero si vuole sconfiggere la minaccia della Lega e della destra reazionaria, sarà bene non alimentare illusioni su questo governo e soprattutto non regalare alla destra tutto lo spazio dell’opposizione alle politiche liberiste che verranno messe in atto.

D’altra parte questo governo, se dovesse nascere, potrebbe essere caratterizzato da una debolezza congenita, sia per l’accordo innaturale tra PD e M5S che si sono costruiti negli ultimi anni in contrapposizione l’uno con l’altro, sia per la dialettica interna ad ognuna delle due formazioni politiche. Questo significa sia che bisognerebbe essere pronti ad una eventuale interruzione anticipata della legislatura per presentare una proposta autonoma della sinistra di classe, che non sia l’ennesimo cartello messo in piedi per durare il tempo di una campagna elettorale; sia che ci sarebbe qualche possibilità in più per ottenere delle conquiste o almeno resistere agli attacchi padronali attraverso le mobilitazioni sociali.

La sinistra di classe deve attrezzarsi da subito per costruire un’alternativa, partendo dalla ripresa delle lotte sociali e dei movimenti in autunno. Molti sono gli appuntamenti che ci aspettano: pensiamo in primo luogo alla manifestazione di Fridays for Future per la giustizia climatica il 27 settembre, ma anche alla ripresa della lotta contro l’autonomia differenziata, al movimento femminista, all’assemblea del sindacalismo di base promossa dal SI Cobas, al cartello degli Indivisibili contro il razzismo e l’esclusione sociale, ai rinnovi contrattuale dei metalmeccanici e dei pubblici, che proprio in autunno vedranno un momento centrale della loro definizione.

Connettere le mobilitazioni sociali e costruire l’opposizione dal basso alle forze di governo e alle destre dovrebbe essere il faro delle forze della sinistra di classe nella prossima fase. Per fare questo incontreremo nei prossimi giorni le altre forze politiche di sinistra, proponendo che si tenga un’assemblea nazionale delle lotte all’inizio dell’autunno e che si costituisca un forum politico e sociale della sinistra di classe.