Ci sono brutti posti nel mondo dove l’umanità è costretta a vivere. In particolare, quella che appartiene al genere femminile. Fra gli altri, l’Iran governato dalla casta sacerdotale islamico-sciita, sulla base di leggi varate proprio contro le donne. Costrette a vari livelli di umiliazione e di obbedienze. Come l’imposizione di portare l’hijab; il velo che deve coprire i capelli. Sia mai che un maschio le veda a capo scoperto. Potrebbe imbizzarrirsi e dare l’assalto irrefrenabile e violento alle virtù delle donzelle. Così, almeno, si giustificano, in parte, i preti iraniani. Il velo serve a preservare l’integrità delle donne che sfortunate come sono per il loro corpo impuro, non possono far altro che indossarlo. Insieme ad abiti consoni; magari, neri a coprire ogni cosa così da evitare i pericolosi turbamenti maschili. Del resto, anche nel Corano, il testo fondamentale per le leggi varate in Iran e obbligatorie per chiunque sia che creda o meno, si precisa l’obbligo del velo senza equivoci. Una Repubblica Islamica che si rispetti non può far altro che adeguarsi.

In un versetto del Corano l’obbligo del velo è prescritto in modo inequivocabile.«O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate. Allah è perdonatore, misericordioso». (33, 59).

In un altro: “E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.» (24, 31).

Così è per le donne dei credenti e son problemi duri per chi non si adegua; credente o meno. Perché la legge vale “erga omnes”, a scanso di equivoci e di eventuali giustificazioni.

Vale, anche, per Vida Movahedi che, nell’ottobre dello scorso anno, si era di nuovo tolta il velo in pubblico. Con precisione a Teheran, in piazza Enghelab. Era stata, naturalmente, subito arrestata e, quindi, fatta sparire nei cunicoli bui delle punizioni e delle segregazioni.

Non era la prima volta che Vida affrontava il male per ribellarsi alla legge islamica. L’aveva già fatto nel dicembre 2017, quando era salita su una centralina elettrica e si era tolta il velo. L’aveva legato in cima a un bastone che aveva alzato come una bandiera di rivolta. Così si era fatta fotografare perché la sua foto divenisse strumento di lotta. Centinaia furono le donne che seguirono il suo esempio e postarono le foto sui social. Vida, come altre sue compagne, venne condannata a cinque mesi e a una multa.

Il 2 marzo scorso, è stata di nuovo condannata a un anno di carcere dove già si trova con l’accusa di «fomentare corruzione e dissolutezza». Vida ha 30 anni e una figlia di due anni. La sentenza la obbliga a stare in galera ancora, almeno, per sette mesi. In un carcere perché si è tolta il velo!

In fondo, le è andata ancora bene se si pensa che l’avvocatessa Nasrin Sotoudeh è stata condannata dal tribunale islamico a 38 anni di carcere (33 + 5 già in corso!) e 148 frustate con  le accuse di “propaganda contro il sistema, incontri ai danni della sicurezza nazionale, partecipazione al movimento contro la pena di morte, incitamento alle donne a togliersi il velo e ad azioni immorali”. E, soprattutto anche se non detto, di essere una donna con la volontà di battersi per i propri diritti e per quelli di ogni altra.

Nel gennaio del 2018, Nasrin lanciò un appello all’Europa a favore dei tanti manifestanti arrestati: “Se la Ue resterà in silenzio i ragazzi spariranno nelle carceri”. Così come stava succedendo agli avvocati che si battevano per i diritti civili e sparivano, uno dopo l’altro, nelle galere islamiche con lunghe pene detentive.

Nessuna intimidazione è riuscita a fermarla quando si impegnava per difendere:  minorenni nel braccio della morte, attivisti studenteschi, curdi, di religione bahai . E le «ragazze di via Rivoluzione» che, come  Vida Movahedi, si sono tolte il velo sventolandolo come una bandiera. «Il sistema giudiziario approva sentenze di durezza sorprendente contro queste donne — disse — ma non penso che potrà fermare così le proteste contro l’hijab obbligatorio: continueranno”.

Mahmood Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights spiega: “Il regime è in difficoltà: dal 2017 ci sono state proteste quasi quotidiane di gruppi diversi, lavoratori, insegnanti, le ragazze contro il velo… Per sopravvivere tenta la repressione più dura”e  la repressione passa da queste condanne feroci ed esemplari. Oltre che nella nomina a capo della magistratura di Ebrahim Raisi, che nel 1988 era uno dei membri della cosiddetta «Commissione della Morte», responsabile di aver fatto giustiziare migliaia di prigionieri politici.

Di fronte a queste infamie, alle crudeltà terroristiche del regime antifemminile di Teheran, l’Europa balbetta. Troppi affari sono in corso con i carnefici e i capitalisti europei se li devono spartire con il vorace Putin. L’alleato di ferro dei preti iraniani! Insieme in Siria a sostenere il massacratore del proprio popolo, Assad figlio.

E poi c’è pure qualcuno a sinistra che per demenziali analisi geopolitiche tace sulla barbarie. Con la scusa che il nemico principale è altrove e “il nemico del mio nemico è mio amico”. Senza capire che i nostri nemici sono tutti i regimi totalitari che reprimono i propri popoli. Lasciano, al contempo,  i loro capitalisti di mercato o di Stato liberi di far affari con i capitalisti di qualsiasi altro paese. Perché nel mercato si è costruita la vera internazionale che controlla il mondo.

Le ragioni subalterne dell’infimo calcolo geopolitico, teniamole valide quando giochiamo a Risiko, per chi ancora riesce a farlo. Per il resto battiamoci contro ogni sopruso, ogni sfruttamento, ogni repressione ovunque avvengano. Oggi, forse, l’unico modo per restare umani!

(Claudio Taccioli)

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