Le anarco-femministe del Gruppo MUJERES LIBRES (“Agrupacion de Mujeres Libres” formato dal gruppo “Mujeres Libres” di Madrid e dal “Grupo Cultural Fèminino CNT” di Barcellona, unificatisi nel settembre del 1936) girarono, fino agli ultimi gioni della resistenza antifascista e della rivoluzione libertaria, nei villaggi della Spagna Repubblicana; in una lotta continua per promuovere la famiglia non-gerarchica. Il gruppo raggiunse il numero di 20.000 militanti, tutte donne!

Il tutto nacque intorno alla rivista intitolata proprio “Mujeres Libres”, uscita a Madrid nel maggio 1936. La pubblicazione femminista era aperta alla collaborazione delle sole donne. Quella maschile era vietata ad eccezione dell’artista Baltasar Lobo, che era l’illustratore e impaginatore della pubblicazione. Le principali promotrici della rivista furono, tra le altre,  Lucia Sanchez Saornil, Mercedes Comaposada, Amparo Pocg y Gascon e Soledad Estornach.

L’editoriale del primo numero era un vero e proprio manifesto femminista: “Il proposito è quello di incalzare l’azione sociale della donna, dotandola di una visione differente delle cose, evitando che la sua sensibilità e il suo cervello si contaminino con gli errori maschili”.

L’organizzazione si preoccupò di fornire alle donne repubblicane, un’ampia preparazione culturale (con al centro le problematiche legate alla medicina e alla sessualità), professionale e tecnica. Fondò mense collettive, organizzò corsi di alfabetizzazione, infermeria, puericultura. Raccolse e inviò viveri e medicinali a Madrid assediata “que bien resistes!”. Aprì una “Escuela de Choferes” (scuola per conducenti) per donne sia per le ambulanze che per i tram.

Lo spirito dell’impegno fu incarnato da due donne: Teresa Mañé e Teresa Claramunt, una maestra e un’operaia di fabbrica. Pioniere del movimento che lottava per il libero accesso delle donne al lavoro e all’istruzione in Spagna. Dove imperava la cappa di piombo della cultura pesantemente cattolica che schiacciava le donne, soprattutto proletarie, dentro un ruolo sociale predestinato di spose e madri esemplari. Senza null’altro chiedere alla vita!

Il loro femminismo fu, davvero, radicale e senza mediazioni, in quanto cercò di eliminare le condizioni che rendevano e rendono inevitabili le oppressioni di genere. Individuò e si battè, conseguentemente e autonomamente, contro tutte le dominazioni di potere. In particolare, contro il patriarcato come strumento decisivo della divisione gerarchica della società.

Con l’impegno di promuovere, inoltre, i principi libertari della cosiddetta “scuola moderna” basata sulle teorie di Francesc Ferrer i Guardia; fucilato il 13 ottobre 1909, per le sue idee e il suo esempio.

Nei giorni della loro lotta senza tregua scelsero di seguire, certamente, gli obiettivi e i metodi della CNT (Confederaciòn nacional del trabajo) e Fai (Federaciòn anarquista iberica), ma in completa autonomia di organizzazione e d’azione. In un rapporto dialettico coi compagni che troppe volte non compresero l’importanza decisiva del loro agire. Cosa che non le fermò, ma ne stimolò ulteriormente la vivacità polemica e l’impegno intrapreso.

Con la vittoria dei fascisti, per loro si aprirono le porte delle galere, del silenzio e dell’esilio. Dentro e fuori, restarono quelle che scelsero di essere una volta e per sempre: le donne indomabili e libere.

Non dimenticiamo il loro straordinario “8 marzo” nei giorni conquistati della breve rivoluzione libertaria!

(Verso LOTTO MARZO- Claudio)

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