Comunicato della Direzione Nazionale di Sinistra Anticapitalista

Le elezioni regionali dell’Abruzzo confermano le dinamiche politiche e sociali che si stanno manifestando nel paese dopo le elezioni del 4 marzo e la formazione del governo gialloverde della Lega e del M5S.

In primo luogo occorre sottolineare, cosa che in genere non è stata fatta dai media, che è andato a votare solo il 53,11% degli aventi diritto, con un forte calo rispetto non solo al 75,25% delle scorse elezioni politiche, ma anche al 61,56% delle regionali del 2014. L’astensione resta dunque un dato socio/politico fondamentale della fase attuale.

La coalizione ricostituita delle forze della destra vince le elezioni con il 48% dei voti; la Lega (che non era presente col proprio simbolo alle scorse elezioni regionali) diventa il primo partito con il 27,5%; Marco Marsilio (una lunga militanza nel Msi e poi in Alleanza nazionale ed infine in Fratelli d’Italia, di cui è oggi senatore), diventa il nuovo Presidente della regione.

Perde forza nella coalizione Forza Italia che scende dal 16,70% di 5 anni fa, al 9%; si rafforza Fratelli d’Italia che sale dal 2,95% delle scorse regionali al 6,5%.

Il segno reazionario di destra ed anche di estrema destra del voto è dunque chiaro ed anche minaccioso.La Lega emerge come dominus incontrastato, sia per il balzo in avanti, sia perché è il primo partito e padrone della coalizione di “centrodestra”, essendo nello stesso tempo il suo capo Salvini anche l’uomo forte e dominante del governo nazionale.

Come era chiaro da molti mesi Salvini è in grado di giocare su due tavoli, quello della egemonia nel governo di Roma, e quello del rinnovo della alleanza delle forze della destra dove e ogniqualvolta lo ritenga necessario ed utile.

Non è questa la posizione del M5S, che è riuscito nel capolavoro di conferire alla Lega il titolo di arbitro della politica nazionale e che non dispone ad oggi di alcuna alternativa politica per sfuggire alla compressione micidiale del suo alleato.

Il vero sconfitto è dunque il M5S, che pur di fronte a una crisi grave della regione e ad un aumento della disoccupazione, scende sotto il 20% dimezzando il risultato delle elezioni politiche, ma anche riducendo i suoi consensi rispetto alle elezioni regionali del 2014 (-1%), circa 30 mila voti in meno.

Lo schieramento del “centrosinistra” guidato da Giovanni Legnini del PD, in recupero, evita il rischio di una frana, ottiene il 31.3% piazzandosi al secondo posto e raccogliendo, almeno in piccola parte, una sensibilità “antirazzista”, ma più in generale le preoccupazioni di alcuni settori sociali per l’ascesa delle forze reazionarie.

La politica ha paura del vuoto ed è chiaro che esiste una spazio politico diverso da quello della Lega delle destre e del M5S. Questo risultato avrà certo influenza nel dibattito del PD anche se di per se stesso non risolve i problemi di questo partito che non solo perde la Regione, ma che vede in ogni caso diminuire i suoi consensi dal  25% di 5 anni fa all’11% di oggi.

Non è stato possibile verificare se in queste elezioni fosse mai esistito uno spazio elettorale significativo a sinistra della coalizione del “centro sinistra”, ovile in cui era rientrata all’ultimo anche Sinistra Italiana. La precipitazione elettorale anticipata, nonché le impegnative regole della raccolta delle firme in pochi giorni, per di più in condizioni ambientali semisiberiane, ha impedito alla coalizione ambientalista e di classe costituita da Rifondazione Comunista e Sinistra Anticapitalista, di poter essere presente nella scheda elettorale. La strada era di certo in salita, ma le compagne e i compagni erano ben determinati a far valere in questo scontro politico le loro proposte sociali ed ambientali alternative ed una idea di società solidale e antirazzista.

Le elezioni regionali dell’Abruzzo non solo mostrano la pericolosa ascesa delle destre, ma sono state anche un nuovo test su come le illusioni politiciste ed elettoraliste del M5S di facili successi nell’azione governativa si stiano infrangendo di fronte alla realtà e alla struttura dello Stato borghese e delle sue istituzioni e di fronte alla realtà di classe della società. La Lega è assai meglio attrezzata del M5S, grazie all’esperienza del suo personale politico, all’inserimento e a rapporti istituzionali consolidati, al rapporto non episodico con frazioni importanti della grande borghesia industriale e finanziaria del Nord e all’organizzazione della sua base (e classe) sociale, per costruire egemonia politica intorno alle sue concezioni reazionarie, razziste ed autoritarie.

Il M5S, partito interclassista dalle fragili basi politiche e dalla confusa formazione ideologica, riflette fedelmente le contestazioni e i limiti della sua base di classe (piccolo-borghese); non riesce ad organizzare realmente consistenti settori della società e quindi comincia oggi, di fronte alle difficoltà e alla credibilità del suo progetto a “soffrire” anche dal punto di vista elettorale. Di fatto, è per ora finito ad essere un partito ancillare alla Lega nella costruzione di un’egemonia reazionaria.

Infatti le carte sono nelle mani di Salvini, che verificherà la possibilità di continuare, o no, con questo governo sulla base di una completa capacità di dettare l’agenda. Il M5S potrà solo o definitivamente soccombere, o rompere, con tutte le incognite del caso e senza alcuna garanzia (anzi) di recupero, magari a “sinistra”. Sì sono bruciati una parte consistente del loro capitale politico, tenendo conto anche che l’unica possibilità per loro sarebbe sondare un’alleanza con il PD. Vedremo quali saranno le reazioni di questa formazione politica di fronte a una situazione che gli sfugge dalle mani.
In una fase di profonda instabilità sociale e di polarizzazione politica e sociale, ha la meglio, tra diverse forze borghesi, quella in grado di gestire con più forza e decisione i propri obiettivi ed interessi (dentro il quadro capitalista dato), costruendo una narrazione e una ideologia che orientino e subordino larghi settori della società. Per la Lega il grimaldello è stato finora la lotta ai migranti, il razzismo, “ordine e sicurezza”.

Questa pessima situazione si è realizzata, come abbiamo analizzato ed approfondito anche al nostro congresso nazionale, nel quadro delle sconfitte e dello scompaginamento delle classi lavoratrici, nella loro incapacità di avanzare e poi difendere un proprio programma alternativo alle politiche liberiste, tornando ad essere un soggetto politico. Resta questa la priorità della fase attuale. E’ un compito non facile, ma le contraddizioni del sistema, l’avversione e le resistenze che in ogni caso si manifestano o possono manifestarsi contro le forze reazionarie e di destra, e contro le politiche di austerità, non lo escludono per nulla dal nostro orizzonte e dalle nostre possibilità.

Annunci