di Chiara Carratù

Sabato 8 dicembre si svolgerà a Torino la manifestazione nazionale indetta dal Movimento No Tav. La manifestazione era stata indetta inizialmente in Valle per ricordare la grande mobilitazione e vittoria di tredici anni fa che aveva “liberato Venaus” e imposto al governo l’interruzione dei lavori del tunnel, ma si è poi trasferita a Torino anche per mostrare la forza di un movimento dopo i presidi delle settimane scorse e la manifestazione del 10 novembre in Piazza Castello indetti dai Sì Tav. Col passare dei giorni l’appuntamento politico e sociale dell’8 è cresciuto diventando sempre più centrale con l’adesione di migliaia di attivisti ma anche di intellettuali e artisti di primo piano, mentre la piattaforma si è arricchita sul piano politico.

La piazza dell’8 dicembre non sarà quindi solo una risposta necessaria del movimento No tav al cosiddetto partito Sì Tav (che va dal PD fino a Casapound, passando per Forza e Fratelli d’Italia) e alle madamine (il gruppo delle imprenditrici) che ci hanno messo la faccia, ma sta sempre più diventando l’appuntamento di coloro che non si arrendono alle politiche distruttive delle grandi opere e più in generale alle politiche di questo governo e al suo inverecondo razzismo, che non vogliono accettare come unica logica quella del profitto a tutti i costi e che continuano a battersi per una società diversa, basata sulla solidarietà, sull’eguaglianza sociale e sui diritti.

La lotta contro il tav in Val Susa che va avanti da trent’anni ci parla di tutto questo; le scelte capitaliste sono la dimostrazione di come in nome del profitto si possano calpestare:

  • i diritti di una intera popolazione,
  • militarizzare un territorio,
  • sperimentare le forme più bieche di repressione, creare una falsa ideologia sullo sviluppo e sulla perdita di posti lavoro cui si andrebbe incontro fermando l’opera,
  • dilapidare milioni di euro di soldi pubblici, lasciando il territorio nell’incuria più totale (ricordiamo che non molti mesi fa la Val Susa è stata investita da un’alluvione che ha provocato una frana con 200 sfollati)

Non si tratta perciò solo di fermare una grande opera inutile ma si tratta ancora una volta di scendere n piazza per raccontare e far vivere la possibilità di una realtà diversa, di un racconto diverso che non parta dalle ragioni dei pochi padroni interessati dai profitti che questa grande opera sta portando loro.

La reale posta in gioco

Infatti, le risposte che la piazza dell’8 dicembre dovrà dare sono diverse e articolate su più livelli.

È necessario innanzitutto rispondere al trasversale partito Sì Tav che raccoglie diverse forze politiche e tutte le associazioni imprenditoriali. A guidare la coalizione e a fare la voce grossa ci sono direttamente le forze padronali e, sul piano politico, il PD che dopo le ultime batoste elettorali tenta di riorganizzare una opposizione sociale contro questo governo e contro la giunta comunale di Torino a guida Movimento 5 Stelle, Le prossime elezioni regionali sono viste come una sorta di regolamento dei conti in un territorio dove i rapporti tra il PD e i poteri economici sono stati sempre molto forti. La logica che unisce chi sta da quella parte della barricata è quella del profitto e delle solite ricette liberiste. Non bisogna mai dimenticarsi che i governi del Pd sono tra i principali responsabili della situazione economica e sociale nella quale versa il nostro paese e non possiamo permettere che oggi questo partito si ripresenti come il campione dell’opposizione.

È necessaria poi una risposta molto forte ai padroni che, sul TAV e le grandi opere, vogliono superare i tentennamenti dell’attuale governo imponendo una chiara direzione di marcia. Il messaggio che arriva dal meeting organizzato da Confindustria a Torino nei giorni scorsi è duplice: c’è il tentativo di riprendere il totale controllo della situazione accreditandosi come gli unici in grado di indicare la giusta politica economica da perseguire ma c’è anche una parziale mancanza di fiducia in due forze politiche che, per continuare a mantenere alto il livello del loro consenso, potrebbero fare delle scelte contradditorie e non sempre sufficientemente adeguate ai fragili equilibri economici liberisti. Anche il questo caso il centro è la tutela dei profitti per pochi.

È necessaria infine una risposta a questo governo che, alla luce della finanziaria oggi in discussione, si configura come un nemico della classe lavoratrice e delle classi popolari in generale, esattamente come i governi che lo hanno preceduto. Questo governo ha nel razzismo un elemento dirompente di pericolosità in più, intrinseco alle forze politiche che lo compongono e contro cui bisogna battersi senza esitazione, proprio per cercare di contrastare il consenso di cui gode tra le classi popolari. Salvini e la Lega sono al centro di questo governo con le loro leggi infami e crudeli, ma va denunciato egualmente il ruolo svolto dal Movimento 5 Stelle, rispetto al quale ancora molti a sinistra nutrono delle speranze e delle illusioni, che ne esprime chiaramente la sua natura classista e xenofoba. Il M5S è pienamente corresponsabile dei misfatti che si compiono e l’ambiguità che sta alimentando intorno al tema del Tav è una foglia di fico utile a conservare ancora qualche forma di credibilità verso il proprio elettorato, tanto più perché anche sul tema delle grandi opere ha già abbandonato importanti movimenti territoriali (No Tap, no Muos, no terzo valico) e sta  intavolando le trattative con le forze economiche dominanti.

La lotta contro la TAV: simbolo di una battaglia complessiva contro la devastazione sociale e ambientale del capitalismo

Pertanto, come Sinistra Anticapitalista insieme a un raggruppamento di forze politiche e sindacali con cui abbiamo avviato una riflessione comune ed unitaria, cercheremo di far vivere in questa manifestazione anche l’opposizione al Decreto Sicurezza che, rispetto ai pacchetti sicurezza precedenti, fa ancora un passo in avanti nella criminalizzazione dei migranti, provando ad annullarli come esseri umani. Infatti, il non riconoscere loro neanche i diritti umani basilari (cibo, un tetto sulla testa, cure mediche) non ha altra definizione. Ma il decreto sicurezza contiene anche misure che andranno a colpire ulteriormente coloro i quali si mobiliteranno e proveranno a costruire concretamente un’opposizione sociale. E la popolazione della Val Susa sa bene cosa vuol dire la repressione. È un attacco diretto contro il diritto di lottare delle classi lavoratrici e popolari.

Oggi più che mai è necessario essere uniti e solidali con i migranti se si vuole mettere un argine all’imbarbarimento sociale che le politiche di questo governo sta accelerando. Ancora una volta la Val Susa ci dà una lezione: lo scorso inverno centinaia di migranti si sono avventurati sulle montagne innevate della Val Susa nel tentativo disperato di superare il confine con la Francia e raggiungere il sogno di una vita migliore. Qualcuno è anche morto nonostante i soccorsi e la rete di solidarietà messa in piedi dalla popolazione e dalle associazioni valsusine.

La manifestazione di Torino assume così un’importanza di primo piano sul piano politico, su quello sociale e anche su quello simbolico, proprio quando la Lega Nord tiene a Roma, nello stesso giorno, una sua manifestazione dall’ inequivocabile titolo “prima gli italiani”. Diventa un momento cruciale dello scontro di classe al quale bisogna essere partecipi se si vuole amplificare la forza dell’unica opposizione capace di modificare i rapporti di forza nel nostro paese: quella dell’opposizione sociale di massa.

Sinistra Anticapitalista perciò sarà convintamente in piazza sabato 8 dicembre per esprimere una presenza di classe, anticapitalista ed ecosocialista. L’appuntamento è alle 13:30 in piazza Statuto, angolo corso San Martino. Apriremo il nostro spezzone con uno striscione dalle parole d’ordine molto chiare:

“NO TAV. LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI!”

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