Ieri pomeriggio 11 membri del Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo (quasi tutti appartenenti all’area di Rifondazione Comunista, compresi Acerbo e Ferrero), hanno annunciato il ritiro della proposta di statuto n.2, ritenendo (vedi comunicato pubblicato in basso) che non ci fossero più le garanzie democratiche per un sereno confronto con i compagni sostenitori della proposta n.1 (Eurostop e ex OPG). Questo, nei fatti, significa che il naufragio di quest’esperienza, più volte paventato negli ultimi mesi, si è purtroppo verificato, e nel peggiore dei modi. Dopo l’uscita, nel marzo di quest’anno, dei compagni del PCI (uno dei cinque “soggetti politici” che avevano dato vita al “fronte” Potere al Popolo), dopo la lenta e progressiva presa di distanza, a partire dal campeggio di Marina di Grosseto, di Sinistra Anticapitalista, ora è il turno dei quello che si usa definire come “l’azionista di maggioranza” di Pap, e cioè Rifondazione Comunista, di allontanarsi da quel nuovo partito che, pervicacemente, l’alleanza tra ex-OPG ed Eurostop si ostina a voler costruire (e in tempi brevissimi). In definitiva, devo riconoscere uno zelo tetragono, degno di miglior causa, ai compagni del duetto OPG-Eurostop. La fuoruscita del PCI, il raffreddamento (vicino allo zero assoluto) dei rapporti con SA, erano tutto sommato dei “danni collaterali” (vista la debolezza numerica dei due partiti). Ma la rottura con quella che è stata l’ossatura militante del lavoro di Pap dal novembre scorso, il PRC, mi sembrava molto rischiosa. Ma per Giorgio, Viola e Saso non è così, pare. A meno che, un po’ come fa (absit iniuria verbis!) il governo israeliano con i territori palestinesi (nel senso che vuole i territori, ma senza la popolazione), non si punti a tenersi i militanti, ma senza il PRC. Cosa possibile, vista la (sana, peraltro) volontà di costruire uno strumento che finalmente unifichi ciò che resta della sinistra “radicale” in Italia diffusa tra tutti i compagni. E questa generosa “voglia” mi sembra ampiamente blandita dal gruppo dirigente dell’operazione in corso.

Comunque sia, ora lo scenario si complica. Mi sembra che a questo punto ci siano solo 3 possibilità

  1. Il duetto OPG-Eurostop si rende conto di aver tirato troppo la corda e ritorna sui suoi passi, riaprendo il dialogo col PRC (e magari anche con SA). Se fossi un bookmaker inglese, la darei 1 a 100.
  2. Il duetto va avanti come un TIR, fingendo che non sia accaduto nulla, e proclama la nascita del “nuovo Potere al Popolo”, con statuto, gruppo dirigente, portavoce, ecc. Dopo di ciò, ci sono due sottovarianti. Visto che il nome e il simbolo di Pap, per la legge elettorale, sono stati depositati da un notaio con le 4 firme delle 4 organizzazioni, e quindi dipende dalla volontà dei 4 se Pap muore o continua a vivere con questo nome e questo simbolo:    2A: Il PRC si comporta cavallerescamente (come ha già dichiarato che farà SA), non frapponendo ostacoli all’appropriazione di nome e simbolo da parte del duetto OPG-Eurostop, e quindi il nuovo Pap, per quanto azzoppato, può nascere.  2B: il PRC decide di far valere il suo peso politico e di militanti e rifiuta di permettere questa appropriazione. In tal caso il duetto deve scegliersi un altro nome e simbolo. In questo caso, vista l’ispirazione ideologica del gruppo dirigente del duetto, suggerisco “SERVIRE IL POPOLO”, di tradizione “marxista-leninista-maoista” (con i trattini, mi raccomando!), magari con la foto del “Grande Timoniere” sorridente alle spalle (come sorridevano sempre i contadini cinesi, anche se distrutti dalla fatica). E suggerirei di tentare di recuperare anche Aldo Brandirali, se è ancora vivo, che di Servire il Popolo (PCI-marxista-leninista”) era il “piccolo timoniere”, prima di finire in Comunione e Liberazione e diventare il vice di Formigoni. Magari, con l’età e la saggezza, è capace che riscopra l’amore per il maoismo di quando era giovane.
Ecco il Comunicato degli Undici
Oggi è stata rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo “Statuto per tutte e tutti”, creando una evidente e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti:  il primo statuto aveva da tempo pubblicato, abusando ancora una volta del monopolio sulla gestione di sito e pagine social. Inoltre sul sito vi è, poi, una ricostruzione falsa del coordinamento di lunedì scorso, che attribuisce a noi – che abbiamo sempre chiesto di poter votare su un solo statuto emendabile – la responsabilità di andare al voto su due statuti contrapposti. E’ davvero troppo. 
In qualità di firmatari/e del secondo statuto, pertanto, comunichiamo la nostra decisione di ritirarlo e di non partecipare a una consultazione on line per la quale mancano i requisiti minimi di agibilità democratica. Non bastava aver imposta una votazione assurda su statuti contrapposti, rifiutando di far esprimere le/gli aderenti sulla modalità di voto, come noi avevamo proposto. Non bastava aver rifiutato un breve differimento della data del voto; si procede senza tenere conto che migliaia di persone non riescono ancora a padroneggiare la piattaforma, alcune nemmeno  ad entrarci, e che non si conoscono  le regole che presidierebbero alla definizione del risultato del voto.
La pazienza unitaria ha un limite. Di fronte a questi scelte non possiamo che prendere atto che non vi sono le condizioni per una consultazione informata, seria, autenticamente democratica. Invitiamo le compagne e i compagni di quella che si è configurata come la “maggioranza” del coordinamento a rinviare la consultazione on line e a concordare una convocazione del coordinamento stesso per ristabilire un quadro di regole condivise. Invitiamo le compagne e i compagni che come noi si riconoscono nel Manifesto fondativo di Potere al popolo! a non partecipare alla votazione che inizia domani. 
Marina Boscaino, Maurizio Acerbo, Enzo Di Salvatore, Paolo Ferrero, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Vincenzo Riccio, Ivan Cazzaniga (Milano), Francesco Campolongo (Cosenza), Dino Greco (Brescia), Pino Rando (Genova).

Ecco il comunicato dell’eurodeputata Eleonora Forenza

#Diserto, disobbedisco, #amo. 
Che ne sarà di #Poterealpopolo? 

Lo portavamo scritto anche sulle magliette, quando andavamo in piazza (eh sì, lo facevamo persino prima dell’Avvento degli Entusiasti).
Disertare uno scontro militarizzato può essere un atto d’amore verso un progetto che è nato col fine di ricostruire il blocco sociale e di #unire le lotte. 
E penso che nelle condizioni date oggi – militarizzazione, mancanza di una condizione paritaria fra le due bozze a poche ore dal voto, assenza di regole democratiche condivise – le firmatarie e i firmatari dello Statuto di tutte e tutti abbiano fatto la scelta giusta ritirando la bozza e chiedendo di ripristinare un minimo di democrazia. Penso anche io che non ci siano le condizioni per votare domani. 

Alcuni giorni fa, avevo promosso con altre e altri, un appello a “non distruggere l’opera nostra”, a non praticare la follia di una conta tra statuti contrapposti. 
Il documento era accompagnato da una citazione da #Cassandra di C. Wolf. Ma che la militarizzazione dello scontro rischiasse di essere distruttiva era davvero una facile profezia… E infatti… 

Dovevamo fare tutto al contrario, e invece abbiamo fatto tutto come sempre, anzi un po’ peggio. 
Non avevo sottoscritto nessuna delle due proposte di Statuto in primo luogo per coerenza rispetto all’appello “no conta” che avevo promosso. E anche per sottrarmi alla follia che due statuti avessero dei firmatari, come fossero documenti congressuali sulla linea politica, e non regole da darsi unitariamente per decidere come discutere della linea politica. Una follia, anzi, l’ennesima forzatura. 
La sottrazione dalla logica della conta non si sarebbe tradotta, per me, in una astensione. Avrei votato per lo statuto di tutte e tutti, e lo avrei dichiarato, a titolo personale, pubblicamente, anche se non è lo statuto che avrei scritto io. Avrei votato per “il secondo statuto” perchè ha recepito delle modifiche per me significative(soprattuto nel preambolo), per la disponibilità ad accogliere degli emendamenti (che non si sarebbero potuti votare sulla piattaforma in presenza di statuti contrapposti!: perchè Liquid Feedback non è fatto per la conta ma per la ricerca del consenso!), perchè mi sembrava quello che meglio rappresentava la connessione fra forme molteplici dell’agire politico in un lavoro di riconnessione fra politico e sociale; perchè sono contraria a fare di Pap un partito, come di fatto è nel primo Statuto. 
Ma, come era prevedibile, e infatti lo avevamo previsto, la volontà dello scontro a tutti i costi ha finito per annullare la possibilità di un confronto democratico e paritario. 
Riepilogo allora brevemente i fatti salienti delle ultime settimane: 
Forzatura 1: La maggioranza del coordinamento riunita a Grosseto decide che se si fossero presentati più di due emendamenti si sarebbe dovuti andare a statuti contrapposti. La posizione di arrivare alla conta fra due statuti viene mantenuta da Ex opg e Eurostop anche nell’ultimo coordinamento. 
Forzatura 2: presento degli emendamenti alla prima bozza di statuto. MI vengono rigettati in blocco, senza motivazione di merito, attraverso una telefonata dell’estensore riferitami da altra persona nel corso della riunione. 
Forzatura 3: Nell’ultimo coordinamento accade che la maggioranza del coordinamento rifiuta di spostare il voto di una settimana, proposto per dare la possibilità a tutti/e di accedere alla piattaforma e capire come funzionasse; insiste sugli statuti contrapposti; si rifiuta di andare a consultazione sulla modalità di votazione.
Si blocca perfino la pubblicazione del report del coordinamento, pubblicando invece un comunicato di resoconto senza avvisare nessuno. 
Forzatura 4: si nega a chi ha presentato il secondo statuto di pubblicare una presentazione dello stesso. e lo si fa con obiezioni di merito provenienti da compagne e compagni del primo.
Potrei dilungarmi, ancora, ma non avrebbe senso. Se ho esplicitato quanto accaduto è perchè in tante e tanti me lo stanno chiedendo. 
E dopo aver elencato i fatti, esprimo una opinione. La forzatura di oggi è figlia di una assurdità che più volte ho sottolineato: il rifiuto da parte di Ex opg di condividere la proprietà e gli accessi dei mezzi di comunicazione (sito e social). Per cui nel pieno di un confronto che doveva essere democratico, qualcuno poteva pubblicare ciò che voleva, gli altri dovevano chiedere il permesso. 
Insomma, le solite miserie della sinistra. Solo che a compierle sono quelli che volevano fare tutto al contrario e che vogliono dare potere al popolo.
Allora provo a fare io una cosa che di solito (con delle eccezioni) a sinistra non si fa. Io ho delle responsabilità in quanto accaduto e me le assumo. HO la responsabilità di aver creduto creduto e lavorato tanto per questo progetto fin dall’inizio, di aver spinto le compagne e i compagni del Prc a investirci passione e militanza. E di essermi comportata un po’ come quando in una coppia pensi che basti che sia tu ad amare perchè le cose possano andare avanti, anche se non sei ricambiato. Errore.
Quello che è accaduto è il reiterarsi di una pura logica di potere, in cui ciò che non si poteva annettere andava emarginato o trasformato in “chi non tiene veramente al progetto”, con la istituzione dello psicoreato di mancanza di entusiasmo al primo segno di dissidenza. 
Una intera comunità politica – rifondazione comunista – è stata usata come un piedistallo su cui salire per acquisire visibilità; come ciuccio da fatica per raccogliere le firme, che altrimenti non ci si poteva presentare alle elezioni. Per poi trasformarla dopo il 4 marzo nel “nemico interno”, nella zavorra della “vecchia politica”, nella cricca di quelli che fanno i giochetti e pensano solo alle elezioni. 
E lo dice una che nel suo partito è in minoranza, che pensa che la scelta del IV polo sia sbagliata, e che non ha risparmiato e non risparmia critiche da fare alla linea e alla gestione del Prc. Ma, appunto, sulla linea si discute. Altra cosa è se la  discussione viene impedita da forzature continue.
Dunque è finita Pap? Io spero di no. Perchè il progetto politico va oltre i suoi “gruppi dirigenti” o autodistruggenti. Perchè ci sono tante e tanti che non provengono da nessuna delle organizzazioni provenienti in Pap che hanno diritto di decidere. Perchè penso che l’idea di lavorare a costruire l’unità delle lotte e del blocco sociale sia la strada giusta, dopo anni di inseguimenti sbagliati e fallimentari dell’unità della sinistra. Perchè questi tempi neri ci devono far sentire responsabili più che mai verso una possibilità di trasformazione. 
Ma è evidente che per andare avanti bisogna ripristinare delle condizioni minime di democrazia e di riconoscimento reciproco (tutti riconosciamo l’importanza del lavoro di Ex opg, che però a quanto pare non è disponibile a fare altrettanto).
Mi auguro che si riconvochi il coordinamento, che lo si svolga in streaming, che si decida un regolamento per le votazioni, si condividano gli accessi a sito e social, si provi a lavorare su uno statuto unitario, che si voti la prossima settimana, mantenendo la data della assemblea. 
Le compagne e i compagni di Opg e Eurostop hanno due possibilità: provare a ripartire insieme, alla pari, o cantare vittoria, dire che senza la zavorra di rifo ora Pap vola, ecc.
Io mi auguro che scelgano la prima. Perchè altrimenti sarebbe una occasione persa. Di sicuro, per me, un fallimento.

Eleonora Forenza

Ecco il testo della premessa allo statuto n.2 che la maggioranza ex-OPG-Eurostop ha impedito di pubblicare sul sito nazionale:

Premessa al Secondo Statuto
Questa proposta di statuto è nata dalla convinzione che sia profondamente sbagliato votare su statuti contrapposti. Avremmo voluto votare su un solo statuto emendabile e costruito dal basso, in modo partecipato, veramente di tutte e tutti.
Il requisito di una maggioranza qualificata (dei 2/3) che abbiamo proposto per le decisioni
politicamente più rilevanti, se applicata per la approvazione dello Statuto avrebbe evitato il
grave errore di una contrapposizione e di una decisione a maggioranza semplice sulle regole fondamentali in cui dovrebbero potersi riconoscere tutte e tutti. Entrambe le bozze prevedono una soglia dei 2/3 per la modifica dello Statuto. Ma, paradossalmente, il coordinamento ha deciso invece che la prima approvazione dello Statuto avvenisse a maggioranza semplice, in una contrapposizione che ha espunto ogni possibile emendabilità o presentazione di tesi alternative sui singoli punti oggetti di discussione.
Proprio per essere coerenti con la costruzione partecipata e dal basso di uno statuto unico ed emendabile, abbiamo incluso in questo testo, recependo elementi emersi nel corso delle
discussioni sulle bozze, tesi alternative (A e B) su singole questioni.
Nelle assemblee ci siamo orientati non per un voto, ma per l’ascolto e lo scambio, proponendo di riportare la discussione al coordinamento e alle/agli aderenti perché si raggiungesse la migliore sintesi possibile, ma la scelta di imporre la votazione su due statuti contrapposti ha impedito nel coordinamento perfino una lettura collettiva dei contributi dei territori. Avremmo voluto, infine, che almeno le/i 9 mila aderenti potessero decidere sulla modalità di voto visto che la piattaforma on line lo consente velocemente, ma non ci è stato consentito. Ci auguriamo che con l’approvazione di questo statuto Potere al popolo! superi le logiche leaderistiche e di evocazione del nemico interno che hanno prodotto tante divisioni nella nostra storia e rischiano di continuare a produrne nel presente.

 

Flavio Guidi

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