. Domani sera, al Caffè Letterario di via Beccaria, il Comitato Senza Confini e il Centro Studi “Maitan-Berneri” organizzano un dibattito sull’emergenza razzismo. All’incontro, a cui parteciperanno Franco Turigliatto e Guido Viale, avviene ad un anno esatto da quello, che vedeva protagonisti gli stessi esponenti storici della sinistra rivoluzionaria torinese (due tipici “sessantottini”: il primo, ex senatore del PRC e di Sinistra Critica, ora dirigente di Sinistra Anticapitalista; il secondo, uno dei leader di Lotta Continua ed ora di “Prima le persone”) sullo stesso tema. Le cose, nel frattempo, sono ulteriormente peggiorate: al razzismo “seminascosto” del governo Gentiloni (Minniti docet) è subentrato il razzismo esplicito e rivendicato del governo Salvini-Di Maio, in un quadro di ulteriore spostamento a destra dell’opinione pubblica italiana (e non solo italiana). L’appuntamento è alle 19,30 per l’apericena, cui seguirà, dalle 20,45, l’incontro vero e proprio.

. Conferenza stampa, ieri, martedì, presso la Camera del Lavoro di via Folonari, dell’opposizione di sinistra in CGIL (Il sindacato è un’altra cosa), per denunciare le prevaricazioni e le violazioni della democrazia sindacale da parte del gruppo dirigente della CGIL bresciana che, nonostante i pronunciamenti della Commissione Nazionale di Garanzia, continua pervicacemente a tentare in ogni modo di impedire la partecipazione dei militanti sindacali d’opposizione (divieti di ingresso nelle assemblee, riunioni spostate senza avvisare l’oratore dell’opposizione, forzature ed abusi di ogni tipo). La risposta immediata della segretaria, Silvia Spera (in tempo record!) è apparsa un penoso tentativo di “arrampicarsi sui vetri”, sorvolando olimpicamente sulle contestazioni puntuali che la sinistra interna al maggior sindacato bresciano (e italiano) ha reso pubbliche. Sono tre mesi che si assiste a queste prevaricazioni, e i compagni dell’opposizione hanno sempre sperato in un ravvedimento (magari aiutato dai pronunciamenti della Commissione di Garanzia), che evitasse la dolorosa necessità di rendere pubblico ciò che stava accadendo. Ma la pazienza, come pure il “patriottismo d’organizzazione” ha un limite. Pubblichiamo di seguito la lettera ai direttori di Brescia Oggi e Giornale di Brescia che la portavoce congressuale bresciana della sinistra CGIL, la compagna Aurora Bulla, ha inviato in giornata.

Gentile Direttore,
martedì 18 settembre, l’area congressuale di minoranza denominata
“Il sindacato è un’altra cosa” ha tenuto presso la Camera del lavoro di
Brescia una conferenza stampa di cui il Suo giornale ha dato puntuale
informazione. L’iniziativa si è resa necessaria per denunciare
l’ostruzionismo messo in atto dalla maggioranza per impedire alla
minoranza di presentare nelle assemblee congressuali il proprio
documento. Ciò in violazione di tutte le norme statutarie che
garantiscono l’espressione del dissenso e in barba alle stesse
deliberazioni della Commissione nazionale di garanzia.
Nell’incontro con la stampa sono state enumerate e documentate tutte
le violazioni di cui il gruppo dirigente della Cgil e di gran parte delle
sue categorie si sono resi responsabili.
Lo stesso ex segretario della Camera del lavoro, Dino Greco, ha subito
questo edificante trattamento. Ad un confronto già impari, perché si
svolge fra decine di funzionari sindacali da una parte e semplici
delegati o iscritti dall’altra si aggiunge una soluzione più radicale: per
essere sicuri di vincere, in campo ci deve essere una voce sola.
Quando la segretaria della Cgil replica dicendo che “sino ad oggi
abbiamo svolto 1.193 congressi”, dimentica di aggiungere che la
minoranza ha potuto rappresentare il proprio documento
congressuale in meno di venti assemblee, in molti casi perché le è
stato impedito.
In buona sostanza, il congresso si sta trasformando in un plebiscito,
dove le più elementari regole di democrazia vengono violate e dove lo
stesso controllo dell’esercizio del voto è, per usare un eufemismo,
problematico.
Accade così che della Camera del lavoro che per un quarto di secolo ha
rappresentato un esempio di democrazia, che ha garantito la libertà
del dissenso divenendone essa stessa parte, che ha sostenuto il
movimento degli autoconvocati, che ha fondato “Essere sindacato”,
che ha fatto vivere un modello contrattuale e una pratica sindacale
apprezzati e conosciuti in tutta Italia, non c’è più neanche la più labile
traccia.
Mai avremmo pensato che si potesse giungere a simili estremi.
Ne siamo ovviamente sconfortati, ma non rassegnati.
Siamo iscritti alla Cgil, interessati a scongiurare il declino inesorabile
di un’organizzazione ultracentenaria che tanta parte ha avuto nel
progresso dei lavoratori e dell’intero paese. E vorremmo che la nostra
battaglia per riprendere il cammino interrotto non fosse interpretata
come un atto di inimicizia da annientare. Gli avversari stanno altrove.
Aurora Bulla
(Portavoce provinciale dell’area congressuale “Il sindacato è un’altra
cosa”
P.S.: Constatiamo, di passaggio, che la cosiddetta replica della
segretaria della Cgil è avvenuta prima ancora che conoscesse il
contenuto della nostra conferenza stampa, tant’è che l’una e l’altra
compaiono contemporaneamente nella cronaca di stampa. Dunque,
più che di una replica, visto che mancava l’oggetto a cui riferirsi, si è
trattato di un fuoco di sbarramento preventivo. Capiamo, tuttavia, che
questa sia roba da palati fini, e che in via Folonari non se ne siano
accorti.

. Assemblea provinciale, ieri sera, martedì, di Potere al Popolo, nella sede del PRC (Casa della Sinistra) di via Cassala, a Brescia. Presenti compagni di Brescia e hinterland, Franciacorta, Val Trompia, Garda e Bassa centrale. Assenti, come accade ormai da mesi, i compagni del CS 28 maggio di Rovato (e “area simpatizzante”). La discussione si è sviluppata in un primo tempo su alcune questioni “bresciane” (manifestazione NO TAV, referendum sull’acqua pubblica, elezione dei consigli di quartiere, congressi locali della CGIL, creazione di commissioni di lavoro (antirazzismo, sindacale, referendum acqua, consigli di quartiere). Si è anche nominato un nuovo tesoriere provinciale e un nuovo addetto stampa, incaricati di affrontare la questione della separazione, ormai purtroppo diventata “semi-ufficiale”, con il gruppo di compagni autodenominatosi “Pap Franciacorta”, e di dirimere la questione dei domini Facebook e mailing list (a tutt’oggi  gestiti da compagni del gruppo di Rovato e dintorni), oltre alla questione finanze (idem come sopra). La discussione si è poi centrata sui rischi che sta correndo l’esperienza di Potere al Popolo anche a livello nazionale, in seguito allo scontro, ormai aperto, tra varie posizioni politiche (in parte simboleggiata dai due statuti proposti). L’Assemblea provinciale di Brescia, a grande maggioranza, ha reiterato il proprio rifiuto di riconoscersi nell’uno o nell’altro statuto, ed ha proposto, come già avvenuto in varie parti d’Italia (da Taranto a Venezia, da Fermo a due zone di Roma, ecc.) di “evitare la conta”, paventando il rischio di autodistruzione dell’esperienza iniziata 10 mesi fa. Ha inoltre ribadito, come succede da mesi, la centralità della democrazia partecipata dal basso (assemblee territoriali in primis), della rotazione degli incarichi, della limitazione dei mandati ad uno solo, dell’eleggibilità con mandato imperativo e diritto di revoca dei delegati a tutti i livelli (compresi gli eventuali portavoce), del ruolo “sussidiario” degli strumenti on line (piattaforma innanzitutto), cercando collegamenti, anche orizzontali, con tutte le realtà che, come noi, intendono salvaguardare il carattere aperto, pluralista, militante e partecipato di Potere al Popolo.

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