La sinistra ed il Nicaragua: i silenzi che uccidono

Senza etica, la sinistra non é nulla. Né il programma, né i discorsi e ancor meno le intenzioni hanno un qualsivoglia valore se non si fondano sulla verità, sul rispetto incondizionato delle decisioni esplicite o implicite dei settori popolari che pretende di rappresentare.

In questi tempi, in cui tutti i dirigenti della sinistra si riempiono la bocca di valori, è significativo che non si vada al di là del discorso. E’ solo quando s’ha qualcosa da perdere che l’etica viene messa alla prova. Il resto è retorica. Parlare di etica, di valori, quando non ci sono rischi, né materiali, né simbolici, risulta essere un esercizio vuoto.

Ci ricordiamo tutti che, in Bolivia, il Che mise a repentaglio la propria vita tornando sul luogo di uno scontro armato per salvare un compagno ferito: assurda da un punto di vista militare, quell’azione fu eticamente encomiabile.

Stiamo di fronte oggi alla seconda opportunità per la sinistra latinoamericana di riscattarsi da tutti i suoi “errori” (mettiamo il vocabolo tra virgolette perché se ne abusa per coprire colpe più serie) condannando il massacro che Daniel Ortega e Rosaria Murillo stanno perpetrando contro il loro stesso popolo. Seconda opportunità perché la prima si presentò una ventina d’anni fa quando Zoilamerica Narvaez, la figliastra di Ortega, denunciò gli abusi sessuali subiti dal patrigno.

L’attuale silenzio delle principali personalità della sinistra politica ed intellettuale dice tutto, é uno smarrimento etico che annuncia i peggiori risultati politici.

Far ricadere sull’imperialismo la responsabilità dei propri crimini é assurdo. Stalin giustificò l’assassinio dei suoi principali compagni con il fatto che, diceva lui, facevano il gioco della destra e dell’imperialismo. Trotzky fu vilmente assassinato nel 1940 allorché le sue predicazioni non potevano in alcun modo minacciare il potere di Stalin in quegli anni alla disperata ricerca di consenso fra le elitès mondiali per far fronte al nazismo. Ma come pretendere poi di conquistare la gioventù ad un progetto politico costruito su di un interminabile tappeto di menzogne  e di cadaveri?

Ma come ha potuto per esempio José Mujica starsene zitto per tanti mesi – mentre in Nicaragua morivano tanti giovani e malgrado la lettera aperta di Ernesto Cardenal – per poi finire per parlare, ma astenendosi da ogni critica a Ortega? Come possono certi intellettuali latino-americani giustificare gli assassinii con argomenti insostenibili o con un silenzio complice? Come esigere la liberazione di Lula senza condannare il governo del Nicaragua?

In questo periodo tanto infausto per la sinistra – tanto quanto quello dei processi di Mosca che soppressero le ultime vestigia di libertà in Unione sovietica – si ha da scavare in profondità per trovare delle spiegazioni. A mio modo di vedere, la sinistra ha oramai rinunciato ad essere la forza sociale e politica che aspirava a cambiare la società in cambio di un progetto disincantato di potere. Non “il potere per…”, ma il potere e basta, un potere capace di garantire eccellenti condizioni di vita alla gentaglia che lo detiene.

E’ stato tramite la lotta per il potere e per poterlo conservare che la sinistra s’é mimetizzata con la destra. Oggi, si argomenta l’assenza di critica con il pretesto di non suscitare divergenze nel fronte impegnato nella lotta contro le politiche liberiste con la stessa leggerezza con la quale si argomentava una volta invocando la difesa dell’URSS o di qualsiasi altro progetto rivoluzionario.

Pochissimi possono credere che, tra il 1937 ed il 1938, l’imperialismo potesse contare come alleati quel milione e mezzo di cittadini sovietici (tutti membri del partito) condannati durante le purghe di Stalin, di cui 700.000 furono fucilati e gli altri condannati ai lavori forzati. Se questo é il prezzo da pagare per il socialismo, sarà meglio pensarci due volte.

Siamo oggi davanti ad una situazione analoga.  I progressisti e la sinistra guardano dall’altra parte quando Evo Morales decide di non rispettare il risultato di un referendum, indetto da lui stesso, perché la maggioranza assoluta gli nega il diritto di essere rieletto. Oppure, quando rifiutano di riconoscere la colpevolezza di Rafael Correa nel sequestro Balda (1), commesso dai servizi speciali creati dal suo governo e posti sotto la supervisione dello stesso presidente. La lista é lunga e comprende, fra molti altri, il governo di Nicolas Maduro e quello di Daniel Ortega.

La cosa più triste però é che si ha il sentimento che la storia sia trascorsa invano senza che siano state  tratte le lezioni del passato. Non c’é dubbio sul fatto che, un giorno o l’altro, la storia ci riacciufferà e che i figli delle vittime così come i nostri figli ci chiederanno il conto, nello stesso modo in cui lo chiesero i giovani tedeschi ai loro nonni su quanto fecero o lasciarono fare adducendo come scusa l’impossibile ignoranza dei fatti.

Sarà tardi. Sono i momenti caldi della vita a decidere dei nostri atteggiamenti, a decidere chi siamo. Quello odierno é uno di questi momenti: é in gioco il divenire, o la tomba, di un progetto di vita che, da secoli, definiamo come sinistra.

(1) Fernando Balda, deputato sequestrato dopo aver denunciato forme di appropriazione illecita di beni pubblici da parte dell’ex Presidente Rafael Correa.

La Brecha, Uruguay, 20-7-2018
(tradotto dallo spagnolo da P. Gilardi)

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