Il fallimento dell’Ue sulla questione migranti e le violazioni del diritto internazionale del governo italiano sono evidenti. Ma la priorità resta ridurre gli effetti mortali delle politiche di criminalizzazione del soccorso umanitario

Roma, 11 giugno: presidio Aprite i porti, uno dei molti appuntamenti autorganizzati spontaneamente dal basso in decine di città (e ignorati dai “grandi” media) contro il respingimento dei migranti dell’Aquarius imposto dal ministro Salvini. Foto di  Laura Saviola Aru Al (tratta dall’evento fb dell’11 giugno)

di Fulvio Vassallo Paleologo*

Una strage annunciata, davanti alle coste di Tripoli, mentre  in Europa divampa la polemica sul respingimento dei naufraghi ancora a bordo della nave Aquarius, diventata un caso internazionale. Perché di respingimento si tratta, quando si chiudono i porti, anche nei confronti di donne in stato di gravidanza e minori non accompagnati, molti dei quali vittime di abusi. Poco importa che siano inviati sulle navi, ad assistere i migranti nel corso dei trasferimenti forzati, perché di questo si tratta, operatori del CISOM o dell’Unicef. La sostanza non cambia. Le persone vengono trasferite da una nave all’altra, entrano in territorio italiano, sono sotto la piena giurisdizione delle autorità italiane, e poi vengono consegnate alle autorità di un altro paese, come avverrà all’arrivo dell’Aquarius e delle navi che la scortano, a Valencia. Anche il Movimento Cinque stelle ha assecondato la politica di sbarramento dei porti di Salvini, con interpretazioni farneticanti del diritto internazionale del mare.

Il ministro dell’interno Salvini, dalla sede della Lega e non dal Viminale, aveva annunciato lunedì che una nave tedesca, la Sea Watch, si preparava a fare il suo “ricco carico” di migrantial largo delle coste libiche, promettendo lo stesso trattamento riservato alla nave Aquarius di SOS Mediterraneè, con il suo carico dolente di uomini, donne, bambini, sballottati per giorni nelle acque del Mediterraneo, vittime dei ritardi delle autorità responsabili del soccorso e della individuazione del Pos (porto sicuro di sbarco). Questa volta non è andata però come si attendeva Salvini, e si scontano i primi effetti della scomparsa quasi totale delle navi delle Ong dalle acque antistanti la costa di Tripoli, da dove in queste ultime settimane, sempre più frequentemente, partono gommoni fatiscenti sovraccarichi di migranti. Intanto anche le Nazioni Unite si sono schierate in difesa delle navi umanitarie, essenziali per le attività di ricerca e soccorso nelle acque internazionali del Mediterraneo. Un ulteriore critica all’operato del governo italiano.

Il portavoce di Aquarius aveva avvertito fino a questa mattina che il blocco forzato imposto alla nave di SOS Mediterraneè, e il suo allontanamento dalle coste libiche, con il respingimento verso la Spagna, avrebbe comportato un depotenziamento degli assetti navali di soccorso e dunque un grave rischio di strage su quella che si conferma come la rotta migratoria più pericolosa del mondo. E strage è stata, con 12 morti recuperati a 26 miglia a nord di Tripoli, dopo l’affondamento di un gommone ed un numero ancora imprecisato di dispersi. Negli ultimi mesi tutti i gommoni soccorsi portavano a bordo 100-120 persone. Non è difficile calcolare a questo punto il numero dei possibili dispersi.

Le prime notizie sono state riportate dall’agenzia Reuters. Le modalità di questo ennesimo naufragio sono però diverse da casi simili verificati nei mesi scorsi. Innanzitutto la prima unità ad intervenire è stata una nave militare statunitense, che ha chiesto l’intervento dell’unica nave umanitaria presente in zona, la Sea Watch, che navigava a qualche decina di miglia di distanza dal luogo del naufragio. Alla Sea Watch è stato richiesto di ricevere il trasbordo dei 40 superstiti e dei 12 cadaveri recuperati.

BREAKING is heading towards a shipwreck 20 miles from Libya, reported to us by an order of the U.S. Navy, which has rescued 41 people from the water and confirms 12 corpses. This happens, if there are not enough rescue assets in place and a is absent.

A differenza di quanto successo in passato, e diversamente dalle attese di Salvini, il comandante della Sea Watch, prima di assentire alla richiesta di trasbordo, chiedeva all’unità americana di fare indicare dal Comando centrale della Guardia costiera italiana un luogo di sbarco in Italia, per evitare di ripetere la terribile esperienza dell’Aquarius, ormai definitivamente respinta dai porti italiani.

La risposta da parte del Comando centrale della Guardia costiera non arrivava, e il Comando di Roma chiariva che l’evento SAR non si svolgeva sotto il suo coordinamento, senza però indicare quale fosse l’autorità nazionale responsabile del coordinamento. Come è noto la Libia non ha ancora una zona SAR generalmente riconosciuta nei manuali IMO e non ha soprattutto una centrale opeativa di socorso (MRCC) come sarebbe richiesto a tutti gli stati titolari di una zona SAR.

Dalla nave Sea Watch veniva diffuso quindi un video che documentava le modalità della richiesta di assistenza e trasbordo giunta dall’unità militare americana, senza che però le autorità italiane assumessero il ruolo di coordinamento operativo, indicando un luogo sicuro di sbarco. La Sea Watch non disponeva peraltro di attrezzature per la conservazione di 12 cadaveri per un tempo indeterminato, né aveva rifornimenti per raggiungere porti diversi da quelli di Malta e della Sicilia, come sarebbe stato probabilmente imposto dal ministero dell’interno italiano. Sembra che nel frattempo, per quanto fossero stati avvertiti, i libici non abbiano inviato alcuna unità navale sul luogo del naufragio, in acque internazionali, ma raggiungibile dalla costa di Tripoli in meno di due ore. Eppure le autorità di Tripoli fanno parte del sistema di monotoraggio satellitare SeaHorse, in collaborazione con l’Italia e vari paesi europei. Possibile che non appena vengono allontanate le Ong nessuno veda i gommoni prima che affondino?

La Sea Watch declinava dunque la richiesta proveniente dalla nave americana e continuava quindi la sua navigazione in acque internazionali, in attesa di eventuali indicazionida parte di quella che sarebbe l’autorità SAR competente il comando MRCC di Roma. Mentre non si hanno notizie della sorte dei naufraghi superstiti rimasti a bordo della nave americana, e soprattutto dell’eventuale loro riconsegna a mezzi libici. Circostanza che non è affatto da escludere, a fronte della posizione attribuita dai gverni italiani alla cd. Guardia costiera “libica” che libica non è, in quanto risponde ai comandi delle milizie delle diverse città.

Mentre infuria la guerra di tutti contro tutti in ambito europeo, questa tragedia conferma come i governi nazionalisti (oggi chiamati sovranisti) che ormai predominano in Europa stiano attuando prassi di disimpegno dalle attività di soccorso in mare a nord delle coste libiche, al punto che sulla scena delle operazioni SAR compaiono nuovi assetti navali militari, di paesi come gli Stati Uniti, che hanno inviato le navi in Mediterraneo per tutelare i propri interessi strategici, ma non certo per soccorrere i migranti.

Queste vittime pesano soprattutto sul nuovo governo italiano. Dove sono finiti gli assetti di soccorso dispiegati dalla Giardia costiera italiana fino al 2016 ?Nelle stesse ore in cui si verificava il naufragio, in un luogo assolutamente prevedibile, a 26 miglia dalla costa di Tripoli, ben due navi militari, una della Marina e l’altra della Guardia costiera erano impegnate nel trasbordo di parte dei migranti presenti a bordo della Aquarius. E alla stessa nave Aquarius, che avrebbe potuto essere di nuovo nella zona del naufragio, era imposto un vero e proprio respingimento dai porti italiani, con un allontanamento dalla Libia di durata indeterminata.

Ben tre assetti navali che avrebbero potuto (e dovuto) essere impegnati in attività di ricerca e salvataggio davanti le coste libiche, erano dirottati verso la Spagna, per consentire a Salvini la sua esibizione di forza nei confronti dell’Europa. Ma una nave della Guardia Costiera italiana poteva entrare in porto a Catania e sbarcare quasi mille migranti. E pensare che la maggior parte dei migranti confinati per giorni sulla Aquarius era inizialmente soccorsa proprio da tre mezzi veloci della Guardia costiera partiti da Lampedusa, che poi avevano richiesto il trasbordo ad Aquarius. Una discriminazione evidente tra le persone, tutte nelle stesse condizioni, ma con un diverso destino se il loro salvataggio veniva affidato alle Organizzazioni non governative, ormai diventate nell’immaginario collettivo, e nella comunicazione del ministro dell’interno, più pericolose delle organizzazioni mafiose che prosperano anche nelle regioni del ricco nord dove governa la Lega.

Un’esibizione di forza, quella di Salvini, che adesso gioca a fare la vittima, che sta portando all’isolamento dell’Italia, e della quale pagheremo durissime conseguenze a partire dal prossimo Consiglio Europeo di fine giugno. Le crisi con Malta e la Francia sul caso Aquarius avranno sicuramente conseguenze, e non troveremo alleati in quei governi del gruppo di Visegrad che non voglio accettare alcuna modifica del Regolamento Dublino. Le violazioni dei diritti umani dei migranti da parte della Spagna (a Ceuta e Melilla)e della Francia ( da Calais a Bardonecchia e Mentone) , sanzionate anche dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo, non escludono la fondatezza delle critiche rivolte all’Italia per i gravissimi abusi che adesso sta commettendo il governo italiano con la chiusura dei porti ( ma solo per le ONG). La disponibilità offerta dalla Spagna in occasione del respingimento della nave Aquarius difficilmente si ripeterà, anche a fronte delle critiche rivolte al nostro governo dalla ministra della giustizia di Madrid e dalla sindaca di Barcellona.

Soltanto una onda mediatica schiacciante, e la disinformazione del corpo elettorale, possono riuscire a fare passare come “vincitore” un ministro dell’interno che, in una sola settimana, ha violato diverse Convenzioni internazionali e ha creato già tre gravi crisi diplomatiche, con la Tunisia, con Malta, ed adesso con la Francia. Ma critiche arrivano pure dalla Spagna, da dove un ministro minaccia la denuncia dell’Italia “per reati penali internazionali”. Salvini si è di fatto sostituito al ministro degli esteri ed al Presidente del consiglio, sempre più evanescenti, con una grave rottura delle regole costituzionali, come è stato denunciato oggi con un esposto alla Procura di Roma.

La prevalenza dei governi di stampo populista e sovranista a livello europeo sta erodendo l’idea originaria di una Europa dei diritti, come l’avevano concepita i padri fondatori, a partire dal gruppo di Ventotene e da Altiero Spinelli. Oggi di quella Europa rimangono macerie, il suo carattere democratico è sempre più incerto, con la prevalenza di governanti xenofobi come Orban, Kurz e Salvini, e con il rafforzamento del cosiddetto Gruppo di Visegrad, dopo il voto a destra in Slovenia. Un’Europa che si condanna ad una eclissi sul piano globale, verso il baratro dell’autoritarismo, che deve dare in pasto “nemici interni” alle sue popolazioni afflitte dalla crisi .La logica del capro espiatorio rafforzata dallo strapotere mediatico.

Nel mirino ci sono anche i “richiedenti asilo” che presto si scontreranno con normative più restrittive, e i migranti da soccorrere in acque internazionali, abbandonati alle milizie libiche imbarcate sulle motovedette (donate dall’Italia di Minniti e Gentiloni), confinati sulle navi di soccorso e respinti da un porto ad un altro, o destinati ad annegare per l’allontanamento di quelle navi umanitarie delle Ongche negli ultimi anni, nella colpevole assenza degli stati e delle missioni europee (Frontex ed Eunavfor Med), avevano tratto in salvo decine di migliaia di persone.

La guerra alle Ong era stata avviata con il governo Gentiloni-Minniti con gli accordi con il governo di Tripoli  e la Guardia costiera “libica”. Accordi che erano stati denunciati per questa ragione alla Corte europea dei diritti dell’Uomo.  Salvini ha proseguito nella stessa direzione con maggiore sfrontatezza nei confronti delle regole internazionali. Adesso che quelle navi umanitarie sono state allontanate, o sono costrette a regole d’ingaggio in violazione del diritto internazionale del mare, le stragi si ripeteranno sempre più spesso. Neppure questo modificherà l’indifferenza di vasti strati della popolazione, mentre Salvini si ripropone un viaggio in Libia per stringere gli stessi accordi ideati da Minniti, ma con quelle milizie che oggi non rispondono più agli ordini di quei capi che in precedenza venivano foraggiati dall’Italia, e per suo tramite, dall’Unione Europea.

 

Si vedrà presto quanto dopo la guerra contro i migranti e le Ong, la politica italiana e europea di esternalizzazione dei controlli di frontiera e di chiusura di ogni via di accesso legale, si trasformeranno in una guerra vera  e propria, nei paesi di transito che si affacciano sul Mediterraneo e in quei paesi che si vorrebbero utilizzare per aprire grandi campi di contenimento dei richiedenti asilo, come il Niger. Vedremo presto quali saranno i risultati della missione di Salvini in Libia. Non sappiamo quanto potrà esprimersi a nome dell’Unione Europea, mai tanto divisa come oggi. Di certo vediamo già gli effetti mortali delle politiche di criminalizzazione del soccorso umanitario e degli operatori della solidarietà.

Questo articolo è già stato pubblicato sul blog di Adif (con il titolo originale completo Morte davanti le coste di Tripoli, naufragio dell’Europa sul respingimento dell’Aquarius)
*Avvocato, componente del Collegio del Dottorato in “Diritti umani: evoluzione, tutela, limiti”, presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Palermo. È componente della Clinica legale per i diritti umani (CLEDU) dell’Università di Palermo

 

 

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