operaio Mi tolgo il famoso “sassolino nella scarpa”.

Oggi, nel pomeriggio, ho partecipato a due manifestazioni-presidio, sotto la prefettura, in Piazza Duomo. Uno alle 16 e l’altro alle 18,30

Ore 16. Presidio delle operaie e degli operai (in maggioranza immigrati dall’est Europa) dell’Invatec di Torbole-Roncadelle. 314 lavoratori che da alcuni giorni picchettano la fabbrica, impedendo anche il passaggio delle merci. La multinazionale che possiede la fabbrica ha deciso, entro il 31 dicembre, di chiuderla. Venerdì ero stato, con la delegazione di Potere al Popolo di Brescia, ad esprimere la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori. Anche ieri ci sono stato, con Giorgio Cremaschi ed altri compagni, in delegazione di Potere al Popolo nazionale. C’era anche Vito Crimi, esponente 5 stelle del governo, e Marco Fenaroli, esponente del governo di centro-sinistra della città di Brescia. I volti delle operaie, chine ad ascoltare quanto dicevano i vari sindacalisti ed esponenti politici, lasciavano trasparire lo sconcerto, la tristezza, la paura di perdere l’unica fonte di reddito. Molte non sono più giovani, anche se non abbastanza “grandi” da poter sperare in una pensione non troppo lontana. Non erano volti di lottatrici, di gente abituata a battersi per i propri diritti. Molti sembravano più cani bastonati che battaglieri militanti della classe operaia. Oggi, in Broletto, erano alcune decine. Gli altri, le altre, erano ai picchetti alle due fabbriche. Aspettavano, cantando “Bella Ciao” con voci tremolanti e poco convinte, che la loro delegazione (o meglio, la delegazione sindacale, visto che c’era una sola delegata di fabbrica, la compagna Donatella Benini) tornasse dall’incontro col Prefetto e con la delegazione dei padroni. Oltre a loro eravamo in 6 o 7 a solidarizzare con loro, cresciuti a circa una quindicina verso le 17.

Ore 18,30. Presidio contro le politiche razziste sui migranti di Salvini e del governo giallo-verde-nero. Ci sono già oltre 200 persone, che in meno di mezz’ora crescono fino a oltre 300. C’è quasi tutta la sinistra bresciana, dai compagni di Diritti per Tutti (che hanno convocato il presidio) al Comitato Senza Confini, da Sinistra Anticapitalista a Rifondazione Comunista, da Sinistra Italiana agli anarchici, fino alla varietà di cosiddetti “cani sciolti” che animano le più diverse associazioni. E alcune decine di immigrati, quasi tutti africani. Striscioni, volantini, slogan. Le operaie e gli operai dell’Invatec se n’erano andati, proprio mentre iniziava il secondo presidio. Così, piano piano, senza far rumore, ripiegando le loro bandiere sindacali. Abituati a “non esistere”, cancellati dai mass media, dall’orizzonte delle persone che non lavorano in fabbrica, dalla stessa coscienza della maggioranza dei “compagni”. Nessuno ha pensato di invitarli al “presidio antirazzista”. Forse non avrebbero neppure partecipato. Forse (quelli con cittadinanza italiana) hanno votato Lega. O 5 stelle. Come hanno votato a destra (o 5 stelle) molti immigrati. E molti di quelli ancora privi del diritto di voto lo avrebbero fatto, se avessero potuto.

Parte il corteo, colorato, combattivo. Non ho più voglia di urlare slogan. Nemmeno di partecipare al corteo. Mi siedo al bar, pensieroso, a bere un pirlo. Qualcosa dentro di me mi dice che così non va. Che stiamo sempre più scavandoci la fossa (spero solo metaforicamente) da soli.

Flavio Guidi

 

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