Settimo venerdì a Gaza della “Grande marcia del ritorno”, indetta da Hamas per ricordare i territori espropriati ai palestinesi per permettere la nascita dello Stato di Israele, ovvero per il “diritto al ritorno” dei rifugiati palestinesi e denunciare il blocco alla Striscia delle autorità israeliane.
Come nelle precedenti edizioni vi sono state centinaia di feriti ed una vittima, un palestinese di 40 anni raggiunto da un proiettile al petto. Sale così a 53 il numero dei morti dall’inizio delle manifestazioni di protesta un mese e mezzo fa.
A differenza della settimana scorsa i palestinesi non sono riusciti a sfondare la barriera di confine, ma la rabbia degli abitanti di Gaza, chiusi da anni in un embargo istituito per prevenire il rifornimento di armi ad Hamas, è molta. Molti dei palestinesi che protestano infatti non sono membri del partito egemone a Gaza, ma tutti, anche gli oppositori, sono accomunati dalla prabbia contro la chiusura della Striscia su quattro lati.
Anche in quest’occasione sono stati bruciati copertoni per impedire ai militari israeliani di individuare obiettivi e sono volati in cielo aquiloni per disturbale i voli dei droni, mentre da parte israeliana sono stati sparati proiettili non sempre di gomma e gas lacrimogeni.

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