11 maggio, NANTERRE, LA PROTESTA CONTINUA

Dopo l’occupazione del 16 aprile, che aveva impedito lo svolgersi dei primi esami nell’università di Nanterre, una nuova assemblea generale si è tenuta il 2 maggio per decidere sulla continuazione delle lotte contro la Loi ORE. Un’assemblea più partecipata che mai, molto al di sopra delle speranze degli organizzatori (più di 2000 studenti), ha votato per una nuova occupazione, impedendo così lo svolgersi anche della seconda sessione di esami. 

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I consigli di amministrazione delle facoltà che ancora non avevano deciso per l’annullamento degli esami e il voto politico, si sono riuniti adottando infine le stesse misure. Alcune facoltà i cui docenti sostengono le proteste studentesche, hanno preso decisioni molto favorevoli agli studenti, quali un 30 politico a tutti. Altre, più reticenti, hanno adottato la strategia  “il n’y aura pas d’examens en chocolat” (non ci saranno esami al cioccolato), frase detta dal primo ministro Macron all’occasione di un’intervista a proposito delle rivendicazioni studentesche, e hanno optato per un 18 politico con possibilità di migliorare il voto grazie a compiti fatti a casa.

 

L’unica facoltà a mostrarsi determinata a mantenere gli esami è stata quella di giurisprudenza. Dal momento che dopo l’intervento della polizia negli edifici dell’università il 9 aprile, molti studenti e gran parte del personale dell’università avevano condannato la decisione presa dal Presidente Balaudé e chiesto le sue dimissioni, è stata fatta la scelta di non sgomberare gli studenti occupanti ma di spostare le prove d’esame in altre strutture presenti nella città. Il 7 maggio gli studenti riuniti in assemblea generale hanno deciso di bloccarne la tenuta e si sono dati appuntamento ad Arcueil, dove avrebbero dovuto svolgersi le prove.

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Questa mattina alle 7.30 qualche centinaio di studenti, con il supporto di alcuni postini, dei ferrovieri, di professori dell’università e di personale amministrativo, si sono riuniti in presidio per chiedere l’annullamento degli esami, per non arrestare le proteste e permettere agli studenti di partecipare a manifestazioni e scioperi. 

Ad attenderli uno schieramento di forze dell’ordine, pronte a difendere il diritto allo studio tanto invocato dagli oppositori delle proteste. Il progetto era quello di far entrare gli studenti nelle aule solo previa esibizione di un documento d’identità e di una convocazione personale alla prova. 

Gli studenti in lotta si sono mostrati determinati a bloccare l’ingresso dell’edificio e la polizia è dunque intervenuta allontanandoli con la forza. Ci sono state manganellate e lanci di lacrimogeni. Una studentessa lievemente ferita è stata portata in ospedale.

 

Nonostante l’amara constatazione che lo stato francese si fa sempre più repressivo di fronte alle proteste, gli studenti hanno festeggiato l’annullamento degli esami che avrebbero dovuto tenersi oggi e lunedì. 

In un’intervista rilasciata oggi, il Presidente dell’università ha dichiarato che le prove si terranno in altri modi, più simili a quelli adottati dalle altre facoltà. Si aspettano ora le decisioni ufficiali.

Due punti in questa vicenda meritano di essere approfonditi. 

Innanzitutto si rileva il fatto che le facoltà di giurisprudenza risultano essere, non solo in Francia, ma anche in Italia, le più conservatrici. Questo fattore pone numerosi problemi, dal momento che i futuri giuristi diventeranno con ogni probabilità la classe dirigente e soprattutto saranno chiamati a scrivere le nuove leggi che governeranno il Paese. 

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In secondo luogo lo scontro sociale tra i sostenitori delle riforme Macron e i suoi oppositori si sta radicalizzando. A proposito del primo maggio parigino, dove 1200 black bloc si sono infiltrati del corteo e hanno lanciato molotov incendiando numerosi edifici, un’analisi interessante è stata fatta dagli studenti: dall’inizio delle proteste l’atteggiamento del governo è stato quello di far passare i manifestanti per estremisti e ignorare il movimento che si stava formando. Tutto ciò ha chiuso ogni dialogo possibile con tra le  forze sociali, portando una parte della sinistra extra parlamentare a compiere un atto di forza, per dimostrare la sua determinazione e la sua rabbia. La “fete à Macron” del 5 maggio, manifestazione contro il governo organizzata dalla France Insoumise e da molti ex militanti del movimento “Nuit débout”, ha visto ancora una volta centinaia di migliaia di francese appartenenti a tutte le categorie professionali sfilare nelle strade, cominciando ad insinuare un sentimento di insicurezza nel governo.

Episodi di violenza come quello avvenuto oggi contro gli studenti di Nanterre dimostrano il fatto che la protesta si sta intensificando, che la mancanza di dialogo sta facendo crescere la rabbia e la determinazione di chi protesta contro il governo, un governo che, se fino ad ora fingeva di non vedere cosa stesse accadendo in Francia, si sente ora minacciato e non trova altro mezzo per difendersi che la violenza.  

Viola 

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