Corrispondenza da Parigi.

Il 22 marzo 1968 “les Jeunesses communistes révolutionnaires”, guidati da Daniel Cohn-Bendit, denunciano l’arresto di alcuni compagni durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Ne nasce una lunga occupazione dell’università di Nanterre finché, il 2 maggio, il rettore decide di chiudere la facoltà. Gli studenti decidono quindi di spostarsi verso la Sorbona per organizzare una protesta comune ma la polizia interviene brutalmente evacuando l’edificio. Nel Quartiere Latino si ergono le prime barricate: il maggio ’68 è iniziato.

Per questo suo valore simbolico, le nuove occupazioni organizzate in questa università nelle scorse due settimane stanno attirando l’attenzione, tanto più in un periodo in cui in Francia a protestare non sono solo gli studenti universitari, ma anche i liceali, i professori, gli impiegati pubblici, i ferrovieri di SNCF e il personale aeroportuario di Air France. 

Macron ha dunque a che fare con un’opposizione variegata.

La legge Ore (Loi pour l’Oriéntation et la Reussite des Ètudiants), promulgata l’8 marzo, è al centro delle proteste. I media francesi rifiutano di dare risonanza a questi movimenti ma le università bloccate crescono di numero di giorno in giorno, tanto a Parigi quanto a Montpellier, a Tolosa, a Rennes, Bordeaux, a Nantes, a Lione, a Lille, a Strasburgo e a Marsiglia.

I punti più contestati della riforma riguardano la nuova piattaforma di accesso all’università “Parcoursup”. Su tale piattaforma multimediale le università potranno indicare le competenze attese dai propri futuri studenti. Una volta che la candidatura sarà stata sottoposta all’istituto scelto, lo studente potrà ricevere come risposta un “sì” (e in questo caso sarà accettato), o un “sì con riserva”, e in tal caso sarà ammesso all’università tramite un percorso di accompagnamento che gli permetta di raggiungere il livello richiesto dalla facoltà. Se le candidature sono più numerose dei posti disponibili, lo studente si troverà “in attesa” che un posto si liberi, senza alcuna certezza.  In particolare, ed è questo l’elemento più contestato, le università dove i posti non sono sufficienti a soddisfare tutte le domande, potranno scegliere, esaminando il loro fascicolo – contenente oltre al voto di maturità e all’istituto di provenienza, i voti del primo e dell’ultimo anno di scuola superiore – gli studenti richiedenti che ritengono più appropriati alla facoltà universitaria. Sebbene il governo mascheri questa nuovo meccanismo come un miglior orientamento degli studenti, si tratta di una vera e propria selezione all’ingresso che rischia di peggiorare le disuguaglianze sociali e accentuare un razzismo già presente in Francia a livello dell’istruzione e del mondo del lavoro. Inoltre gli studenti “in attesa” dovranno, secondo il disegno di legge, essere riorientati verso istituti simili presenti sul medesimo territorio, così da garantire a tutti un posto all’interno dell’università. Tuttavia, secondo una stima dell’Unef (Union Nationale des étudiants de France), sebbene il governo abbia previsto la creazione di 22 000 nuovi posti per il prossimo anno scolastico, gli studenti attesi sono 28000: da ciò risulta che 6000 studenti si troveranno impossibilitati a proseguire i propri studi.   

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A Nanterre l’occupazione è iniziata a seguito di un violento intervento della polizia. Il 9 aprile, durante un’assemblea generale organizzata dagli studenti per discutere della legge ORE, il presidente dell’università, Balaudé, ha richiesto l’intervento della polizia che è entrata nei locali in tenuta antisommossa e ha arrestato 7 studenti. Nonostante il tentativo di giustificare tale decisione, motivata secondo il rettore dalla presenza di individui esterni all’università, studenti, professori e personale dell’istituto si sono riuniti nuovamente in assemblea l’11 aprile per chiedere le sue dimissioni e il rilascio immediato degli studenti arrestati decidendo nel contempo  l’occupazione di un edificio amministrativo del campus di Nanterre. 

Il 12 aprile 200 professori dell’università si sono riuniti per condannare l’intervento della polizia e per dare sostegno agli studenti occupanti, dichiarandosi in sciopero fino al 17 aprile, data della successiva assemblea generale convocata dagli studenti occupanti. Hanno inoltre deciso per l’annullamento degli esami delle proprie materie e per un voto politico di 20/20. 

A partire da sabato 14 aprile, la partecipazione all’occupazione è andata aumentando e lunedì 16 aprile, primo giorno della sessione di esami, tutte le facoltà sono state bloccate, impedendo così lo svolgersi delle prove d’esame. La presidenza dell’università ha dato risposte titubanti e contraddittorie ma dopo un’occupazione costante e determinata è stata costretta a dichiarare che nessun esame si sarebbe svolto durante la settimana.

Mercoledì 17 aprile una nuova assemblea generale  si è svolta e la partecipazione ha toccato le 2000 persone.  Molte realtà politiche sono intervenute: dagli studenti universitari contro la legge ORE, a professori del liceo che portavano solidarietà e si dichiaravano pronti ad astenersi dalla selezione dei propri studenti imposta dalla nuova legge; sono intervenuti anche i ferrovieri di SNCF auspicando  un’unione delle lotte. Al centro delle proteste condivise, oltre alla legge ORE c’erano la riforma del settore pubblico, la privatizzazione dei trasporti, l’intervento militare francese in Siria. 

L’assemblea si è sciolta con una votazione e oltre 1300 studenti hanno votato in favore dell’occupazione e del proseguimento delle proteste. 

Il nuovo appuntamento è ora l’assemblea generale che si svolgerà domani e dopo la quale gli studenti aderiranno alla manifestazione organizzata dal sindacato CGT che, appoggiata dall’Union Syndicale Solidaire, ha dichiarato sciopero generale nazionale di tutte le categorie di lavoratori. 

La giornata di domani segnerà un punto importante, si potrà forse iniziare a capire la portata del movimento e la direzione che prenderà la protesta.

Nel frattempo oggi gli studenti occupanti hanno esultato alla notizia dell’occupazione di “Science Po” a Parigi. Sebbene le università parigine occupate siano già oltre 10, questa nuova occupazione ha un’importanza particolare. Science Po fa infatti parte dei “grands établissements”, che rispondono in parte a fondazioni private. La particolarità di questa università è il test per accedervi e il numero di posti limitato, due tra gli elementi più contestati della nuova riforma dell’accesso all’università. 

Nel resoconto dell’assemblea generale che ha deliberato l’occupazione, gli studenti dichiarano “in quanto studenti a Science Po, alcuni diranno che noi non abbiamo il nostro spazio in questo movimento studentesco contro le selezione, perché la nostra università è per statuto selettiva. Tuttavia noi riteniamo che il nostro istituto serva da laboratorio delle riforme neoliberali e razziste dell’educazione, come quelle decise oggi dal governo”.  Gli occupanti aggiungono che “occupare Science Po è un gesto simbolico: in quanto facoltà dove ha studiato Emmanuel Macron e molti membri della maggioranza parlamentare, essa rappresenta il proseguimento accademico e simbolico dell’ideologia neoliberale e  razzista dominante, che traspare tanto nella gestione della scuola che nel contenuto delle materie insegnate”. 

Sebbene le opposizioni alle occupazioni delle facoltà e al blocco degli esami non siano mancate, anche da parte di alcuni studenti, sembra che anche i “privilegiati” si stiano rendendo conto della catastrofe sociale che la legge ORE rischia di causare nelle nuove generazioni. 

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