Un’altra combattente rivoluzionaria, Anna Campbell, è caduta oggi sotto le bombe degli islamo-fascisti turchi e siriani al servizio di Erdogan. Guardando le facce di questi giovani compagni europei, che si sono battuti e sono morti per la libertà del Kurdistan ed in genere per tutti i popoli di Siria, mi sono tornati alla mente i volti di altre migliaia di combattenti internazionalisti, comunisti, anarchici, socialisti, repubblicani, caduti nella guerra di Spagna per fermare il mostro fascista. La loro sconfitta fu anche la sconfitta dell’intera umanità, che pagò con 55 milioni di morti, con i campi di sterminio, con Hiroshima e Nagasaki, la sconfitta della speranza di un futuro socialista e internazionalista del genere umano. L’amarezza è ancora più profonda oggi. Allora, almeno, la loro lotta era vista come la lotta di tutta la classe lavoratrice del pianeta. Praticamente all’unanimità, le sinistre di tutto il mondo (chi in modo integrale e senza tentennamenti, chi in modo più moderato e velato d’opportunismo) appoggiarono la Repubblica Spagnola contro Franco, Mussolini e Hitler. E decine di migliaia di volontari internazionali giunsero in Spagna a combattere nelle Brigate Internazionali o nelle milizie della CNT e del POUM, mentre milioni di lavoratori manifestavano il loro sostegno con scioperi, cortei, sottoscrizioni. Oggi questi compagni sono molto più soli, purtroppo. E non solo perché il movimento operaio e socialista nel mondo è sceso ad uno dei livelli più bassi di capacità di mobilitazione della sua storia, ma anche perché settori non del tutto marginali (viste le debolezze di tutti) della sinistra hanno abdicato al loro dovere internazionalista, trasformandosi in infami portatori d’acqua di questo o quel tiranno, scegliendo, invece del campo della lotta di classe e dell’internazionalismo, il “campo” dei nemici del popolo curdo, il “campo” degli assassini. Noi, comunisti internazionalisti e libertari, ci schieriamo incondizionatamente dalla parte degli eroici combattenti dell’YPG! Erdogan assassino! USA, Russia, UE, Assad suoi complici! Il proletariato NON HA NAZIONE, INTERNAZIONALISMO, RIVOLUZIONE!

Pubblichiamo di seguito un breve ritratto di alcuni dei compagni caduti per mano dei servi del boia Erdogan, tratto dal quotidiano borghese liberale La Repubblica.

Per circa un anno, tra l’estate del 2014 e quella del 2015, i curdi hanno davvero coltivato il sogno di poter bussare alla porta della storia e finalmente vedersi aprire. Quando le milizie curdo-siriane dell’Ypg respingevano l’Isis a Kobane e i curdi di Turchia entravano in Parlamento per la prima volta. Quattro anni dopo, il tempo degli eroi per i curdi è finito e tutto è cambiato da Kobane ad Afrin, a cominciare dal ‘nemico’: allora era l’Isis, oggi è l’esercito di Erdogan. La Ue si è tirata fuori perché la Turchia garantisce (a pagamento) il blocco delle ‘invasioni’ dei migranti verso l’Europa. Gli Usa di Trump perché le sue basi in Turchia sono troppo importanti per contestare l’alleato Nato.

In questo isolamento spiccano dunque i destini di quei giovani europei che per motivazioni diverse sono rimasti in Siria al fianco dei curdi. Ci sono i militanti dell’estrema sinistra, i rivoluzionari, gli anarchici. I “semplici” innamorati del desiderio di libertà altrui o chi è stato conquistato dal confederalismo democratico teorizzato da Ocalan, un progetto di società che guarda alle comunità, alle municipalità più che allo Stato, dove tutto si decide nelle assemblee. Insieme, costituiscono l’International Freedom Brigade, il braccio “internazionale” della resistenza curdo-siriana. Anche per loro, il tempo degli eroi è finito. C’è chi è riuscito a tornare a casa. Queste, invece, sono le storie di quelli che non ce l’hanno fatta.

Anna, Samuel e gli altri: quei giovani europei morti in Siria per difendere Afrin e la libertà dei curdi

Anna Campbell

L’ultima vittima, in ordine di tempo, è una donna. Si chiamava Anna Campbell, 26enne inglese da Lews, Sussex orientale. Il 15 marzo è rimasta uccisa sotto un bombardamento dell’aviazione di Ankara sull’enclave curda. In Inghilterra, Anna era idraulica di professione a animalista per passione. Poi aveva scelto la Siria, dove era arrivata nel maggio del 2017, assieme all’amico Macer Gifford, per unirsi ai combattenti curdi. Dopo la caduta di Raqqa, in estate Gifford era tornato a casa. “Era una ragazza adorabile” ricorda il giovane su Twitter, “molto decisa e determinata. Amava le donne dell’Ypj (il braccio femminile della resistenza curda, ndr) e l’ultima volta che l’ho vista stava partendo per unirsi a loro”. La portavoce dell’Ypj, Nisrine Abdallah: “Abbiamo saputo ieri della sua morte e ci siamo messi in contatto con i suoi genitori”. Abdallah ha spiegato che Anna Campbell era stata arrivata per la prima volta sulla linea del fronte questo mese. “Era dall’inizio dell’offensiva turca (20 gennaio) su Afrin che Anna insisteva per essere schierata laggiù. Ne abbiamo discusso a lungo, finché non ci ha dato l’ultimatum: o mi mandate ad Afrin o abbandono la rivoluzione”. Già, la rivoluzione. “Mi sono unita ai curdi perché volevo sostenere la loro rivoluzione – diceva Anna in uniforme, in un video diffuso dall’Ypj lunedì scorso – e ora sono felice e fiera di poter andare ad Afrin. Perché gli attacchi della Turchia contro il popolo curdo e la sua rivoluzione sono spaventosi”.

Anna, Samuel e gli altri: quei giovani europei morti in Siria per difendere Afrin e la libertà dei curdi

Haukur Hilmarsson

 

Anna, Samuel e gli altri: quei giovani europei morti in Siria per difendere Afrin e la libertà dei curdi

Samuel Prada León

 

Anna, Samuel e gli altri: quei giovani europei morti in Siria per difendere Afrin e la libertà dei curdi

Olivier François Jean Le Clainche

Olivier François Jean Le Clainche, alias Kendal Breizh in Siria, aveva 41 anni, bretone di Malestroit, Dipartimento di Morbihan. Militante di estrema sinistra, aveva maturato esperienze radiofoniche ed era particolarmente preso dalle cause curda e palestinese. “L’ultima volta che l’ho visto, era a una manifestazione per la riunificazione della Bretagna, che io coprivo a Nantes”, ha raccontato un operatore dell’emittente France Bleu Breizh Izel. “Mi disse: sono pronto a morire per le mie idee”. Forse anche alla luce di questo curriculum, Olivier aveva mantenuto aperto un canale di comunicazione con la madrepatria. Perché la gente sapesse e capisse. Alla stessa radio, una volta al fianco dei curdi, Olivier aveva spiegato: “Se siamo qui non è tanto per combattere lo Stato Islamico, quanto per la rivoluzione del Rojava”. Sul campo di battaglia, Olivier aveva imparato a usare il lancia-missili, ma a France Info aveva tenuto a far capire quanto non fosse né per denaro né per sete di adrenalina: “Non siamo professionisti, soprattutto non siamo mercenari. Non siamo qui per la gloria. Visto come il Daech tratta la popolazione, si può dire che la nostra sia una missione umanitaria”. Lo scorso febbraio, Olivier aveva fatto sapere tramite il quotidiano regionale Le Télégramme di voler rientrare in Francia entro sei mesi. E non credeva che, una volta a casa, qualcuno gli avrebbe chiesto di rispondere delle sue azioni, come per un “qualsiasi” foreign fighter dell’Isis. “La Francia sarebbe ipocrita se perseguisse chi ha combattuto con l’Ypg quando, a qualche chilometro da qui, le sue forze speciali fanno lo stesso”.

Anna, Samuel e gli altri: quei giovani europei morti in Siria per difendere Afrin e la libertà dei curdi

Sjoerd Heeger

Molto diverso il profilo di Sjoerd Heeger, 24enne olandese, di professione netturbino, morto il 15 febbraio nei pressi di Deir Ezzor, forse nell’esplosione di un’autobomba. In Siria dallo scorso anno, impegnato contro l’Isis a Raqqa, si era unito alll’Ypg all’inizio del 2018 cambiando il suo nome in Baran Sason. Chi lo conosceva lo ha descritto come un limpido spirito di destra, un poeta combattente, disseminatore sul web di versi e riflessioni sulla “pura” Europa. Un uomo “nato per la guerra, alla ricerca di una vera guerra”. Heeger aveva combattuto i separatisti filo-russi in Ucraina, ma una volta in Siria aveva giudicato la causa curda molto, molto più importante: “Perché in Ucraina si combatte per il potere, qui per la libertà”. La sua morte è stata confermata dal Ministero degli Esteri Olandese.

Anna, Samuel e gli altri: quei giovani europei morti in Siria per difendere Afrin e la libertà dei curdi

Ayse Deniz Karacagil

Oggi nessuno protegge i curdi di Afrin dalla “pulizia dai terroristi” in territorio siriano voluta da Erdogan. Soprattutto chi quattro anni fa li riempiva di elogi. Un’omertà condannata apertamente da Zerocalcare, oggi su Repubblica, che proprio di una combattente straniera dell’Ypj aveva tracciato il ritratto in Kobane Calling. Si chiamava Ayse Deniz Karacagil e in battaglia era soprannominata Cappuccio Rosso. Veniva proprio dalla Turchia, dove era stata condannata a 100 anni di carcere per le proteste legate a Gezi Park. E’ morta a Raqqa nell’estate del 2017, dove il suo nemico era l’Isis e quando credeva di aver messo la giusta distanza tra sè ed Erdogan. Si pianse un simbolo, ma nessuno all’epoca poteva saperlo: il tempo degli eroi era finito con Cappuccio Rosso.

 

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