Proprio ieri mi è stata contestata da più parti la proposta di abrogazione dell’art. 41bis , di cui all’art. 15 del programma di Potere al Popolo. Giudizi prevenuti o pressappochisti al riguardo sono facili e strumentali. La lotta alla mafia è uno dei principali obiettivi del movimento PaP.
Mi pare incontrovertibile quel che Alessio Di Florio condivide delle affermazioni dell’avvocato Goffredo D’Antona, candidato di PaP, nonché sostenitore di lotte contro la mafia: “il 41bis non è nato contro le mafie e non è emesso da un’autorità giudiziaria, ma dal Ministero della Giustizia”. Mi piace ribadirlo. Non è stato fatto per “lasciar liberi i mafiosi. In realtà, è nato come strumento di repressione sociale. Tanto è vero che può colpire anche altre categorie oltre mafiosi e terroristi”. Peraltro oggi non possiamo far finta che la mafia sia ancora quella “del Padrino, dei vaccari e delle . Oggi le mafie non solo hanno colletti bianchi, 24 ore, viaggiano in business class, ma hanno allacci con le forze dell’ordine, servizi segreti, massonerie, sono nelle stanze del Potere e ne manovrano le leve, hanno in mano i più grandi affari e traffici internazionali. Oggi le mafie sono multinazionali, governano imprese e fanno profitti, pilotano appalti e provvedimenti legislativi, agiscono ai livelli più alti e raffinati. La mafiosità altro non è che capitalismo criminale, sfruttamento, oppressione, dominio del potere di pochissimi sulla società”.
Come ben spiegato da Sergio Scorza in http://contropiano.org/interventi/2018/01/08/potere-al-popolo-oltre-carcere-lergastolo-41bis-la-tortura-tutte-le-istituzioni-totali-099420 , di cui riprendo i passi salienti sul 41 bis, la tortura, il carcere, l’ergastolo.
L’art. 41 bis, introdotto all’indomani della strage di via D’Amelio, discende dall’art. 90 della legge di riforma dell’ordinamento penitenziario n. 354 del 1975”, prassi estesa nel 1992 ai mafiosi, in base alla quale il ministro di Grazia e Giustizia poteva sospendere, per un certo periodo, le regole di trattamento in uno o più penitenziari per “motivi di ordine e sicurezza” e che prevede il “carcere duro” per i detenuti considerati maggiormente pericolosi. La “norma che fu usata anche per legittimare efferate forme di tortura finalizzate ad estorcere informazioni ritenute utili, spingere alla delazione i detenuti politici e piegare quelli più combattivi e/o meno ligi alla dura disciplina carceraria dell’epoca”. Norma “emergenziale”, nata come misura eccezionale, che però non ha debellato in questi 26 anni la mafia, senza considerare poi . E non lo dice solo Viola Carofalo. Recentemente l’ONU ha ritenuto il regime di carcere duro del 41 bis una forma di tortura e molti giuristi la ritengono una norma incostituzionale.
E che dire dell’esistenza delle famigerate “celle zero”, di quelle piccole celle completamente vuote, dove sul pavimento i detenuti dormono, e sono costretti a fare anche i propri bisogni fisiologici. Nelle “celle zero” detenuti tossici o con problemi psichiatrici sono stati denudati, pestati a sangue, legati e trascinati come bestie. E tra essi molti si sono poi suicidati impiccandosi. Negli ultimi dieci anni sono morte in carcere quasi 3.000 persone, di cui 1/3 per suicidio.
Quanto all’ergastolo, non è altro che una condanna a morte, “fine pena mai”: il detenuto è condannato a morire in cella. Papa Francesco ha definito l’ergastolo “una pena di morte nascosta” o “la pena di morte viva”, come l’ha vista Carmelo Musumeci, capo-mafia tuttora in carcere (vedi http://www.agoravox.it/Abolizione-ergastolo-e-41bis-Se.html ), che, recentemente ha scritto:

” Ho passato oltre 35 anni dei miei 62 in carcere, 5 dei quali in regime di 41bis all’Asinara… A me sembra che finora le politiche, ultraventennali, del carcere duro e del fine pena anno 9.999 abbiano portato più vantaggi alle mafie (almeno a quelle politiche e finanziarie) che svantaggi, dato che anche gli addetti ai lavori affermano che l’élite mafiosa è più potente adesso di prima. A questo punto, io penso che se è solo una questione di sicurezza, e non di vendetta sociale, sia più sicura per la collettività la pena di morte che la pena dell’ergastolo o il regime di tortura del 41bis.
Qualcuno sostiene che il carcere duro, almeno all’inizio, sia stato utile, ma questo a che prezzo? Io credo che alla lunga il regime di tortura del 41bis, e una pena realmente senza fine come l’ergastolo ostativo, abbiano rafforzato la cultura mafiosa, perché hanno innescato odio e rancore verso le Istituzioni anche nei familiari dei detenuti. Penso che sia davvero difficile cambiare quando sei murato vivo in una cella e non puoi toccare le persone che ami, neppure in quell’unica ora al mese di colloquio che ti spetta. Con il passare degli anni i tuoi stessi familiari incominciano a vedere lo Stato come un nemico da odiare e c’è il rischio che i tuoi figli, che si potrebbero invece salvare, diventino loro stessi dei mafiosi. Credo che sia sbagliato cedere parte della nostra umanità per vivere in una società più sicura. Ricordo che ai miei tempi il carcere duro veniva applicato indistintamente, anche ai giovani, a ragazzi appena maggiorenni, che certo non potevano essere dei “boss”, per avere il consenso politico e sociale, più che per motivi di sicurezza. Posso dire che per me è molto più “doloroso” e rieducativo adesso fare il volontario in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII (fondata da Don Oreste Benzi) che gli anni passati murato vivo in isolamento totale durante il regime di tortura del 41bis. Ora sono trattato con umanità, mi sento più colpevole delle scelte sbagliate che ho fatto nella mia vita. Sono convinto che anche il peggiore criminale, mafioso o terrorista potrebbe cambiare con una pena più umana e con un fine pena certo. Ci sono persone che sono cambiate, o potrebbero cambiare, ma che non potranno mai dimostrarlo perché nel certificato di detenzione c’è scritto che la loro pena finirà nel 9.999. A fronte del luogo comune che in Italia l’ergastolo di fatto non esiste, è solo il caso di ricordare che in Italia ci sono oltre 1.600 ergastolani, di cui la maggior parte ostativi ad ogni beneficio penitenziario e che quindi sono realmente destinati a morire in galera, senza aver mai messo piede fuori, in decenni e decenni di carcere. Credetemi, il regime del 41bis e una pena senza fine riducono le persone a dei vegetali – quando va bene – o in esseri ancor più criminali di quando sono entrati in carcere. È vero che una società ha diritto di difendersi dai membri che non rispettano la legge, ma è altrettanto ragionevole che essa non lo debba fare dimostrando di essere peggiore di loro. Purtroppo, a volte, questo accade. Penso che il regime di tortura del 41bis, insieme alle pene che non finiscono mai, non diano risposte costruttive, né tanto meno rieducative. Non si può educare una persona tenendola all’inferno per decenni, senza dirle quando finirà la sua pena. Lasciandola in quella situazione di sospensione e d’inerzia la si distrugge e, dopo un simile trattamento, anche il peggiore assassino si sentirà “innocente”, mentre le persone “perbene” rischieranno di essere “colpevoli”. Non voglio convincervi, desidero solo farvi venire qualche dubbio. Non posso fare altro “.

L’ergastolo è anticostituzionale, perché contrario all’art. 27 della Costituzione, per il quale le pene devono mirare alla riabilitazione. E’ dimostrato che un detenuto, una persona, dopo 20 anni, può benissimo divenire una persona diversa rispetto al tempo in cui ha commesso un qualsiasi reato. Il cervello ha cellule staminali che prendono il posto delle cellule cerebrali che scompaiono.
Il magistrato Laura Longo, nel blog che segue, dimostra come si ecceda nell’applicazione dell’art. 41bis, a causa del “carattere marcatamente repressivo della norma” che consente direttive, ods carcerari sfocianti in comportamenti disumani. Rimando, per i dettagli, a https://poterealpopolo.org/41bis/

Vic

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