di Flavio Guidi63-no-violenza-donne-jpg05-2

Stavo cercando dei dati sui femminicidi nel 2017 in Italia. E mi sono imbattuto in questo rapporto dell’Istat, relativo al 2016 e anni precedenti. Devo confessare che avrei voluto approfondire un’idea che mi sono fatto, anche in seguito all’ultimo massacro avvenuto per opera di un carabiniere a Cisterna di Latina due giorni fa. L’idea, non corroborata per ora da statistiche “scientifiche”, è che una donna rischia molto di più di essere aggredita ed uccisa se suo marito, o il suo partner, appartiene alle cosiddette “forze dell’ordine” o similari (guardie giurate) cioè a persone che usano le armi per il loro “lavoro”. Oppure se hanno idee di destra o di estrema destra. Per poterlo affermare con sicurezza, bisognerebbe analizzare un campione significativo di femminicidi (diciamo almeno un centinaio) usando i vari articoli di giornale, cosa che non ho fatto. Per cui la mia impressione resta tale, priva (per ora) di validazione scientifica sufficientemente solida. Comunque ciò che ho scoperto è sicuramente interessante (anche se in buona parte già conosciuto da chi vuole davvero capire ciò che succede). Mi limiterò qui a sottolineare tre aspetti.

  1. Gli omicidi in genere sono calati brutalmente negli ultimi decenni nell’intera Europa. Da un tasso del 4,0 su 100.000 abitanti nel 1992 siamo scesi allo 0,9. Cioè siamo di fronte ad una riduzione di oltre i tre quarti. Questo (insieme al calo generalizzato dei delitti sottolineato da magistrati, giornali, ecc.) la dice lunga sulla sindrome da “insicurezza” abilmente creata da molti mass-media e dai politici di destra e d’estrema destra. E, sia detto per inciso, dovrebbe tagliare la testa al toro sulla ridicola affermazione che esista una relazione tra aumento della criminalità ed immigrazione, visto che 25 anni fa gli immigrati extracomunitari in Europa erano meno della metà di oggi.
  2. Mentre le vittime di sesso maschile sono calate in modo vertiginoso (pur continuando ad essere la maggioranza) le vittime di sesso femminile sono calate in misura minore (ed oggi costituiscono una minoranza un po’ meno insignificante rispetto a 25 anni fa). E, cosa risaputa, mentre i maschi vengono uccisi in genere fuori dall’ambiente familiare, le donne sono spesso assassinate dai loro mariti, partner, parenti, ecc. (all’80%!). Insomma, la “famiglia” è il luogo meno sicuro per una donna. Anche questo è risaputo negli ambienti femministi e d’estrema sinistra, molto meno tra la gente (e purtroppo è la grande maggioranza) che non frequenta i nostri ambienti.
  3. L’Italia è uno dei paesi più “sicuri” per le donne (ed in genere per tutti). Il nostro paese è il terzultimo per femminicidi. E questa, lo confesso, è stata una sorpresa anche per me, che ho sempre visto l’Italia come paese maschilista (ed è vero) e abbastanza violento (e pare non lo sia tanto!). Che la graduatoria dell’infamia sia guidata dai paesi dell’Est (la Lituania ha l’Oscar del femminicidio!), al contrario, non mi stupisce. Da sempre l’arretratezza politica e culturale dell’Europa orientale è nota a chi non si è fatto abbindolare dalle favole sul “socialismo reale” (peraltro durato solo 40 anni rispetto ai secoli di buio precedenti). E la Lituania, terra di latifondismo, cattolicesimo integralista, reazione più o meno fascisteggiante, può a giusto titolo prendere il primo premio per squallore maschilista. Mi stupisce però che anche la Francia e alcuni paesi, come la Danimarca, di tradizioni ben più aperte e democratiche, pur non essendo in testa in questa orribile classifica, si situino in posizioni poco invidiabili. Forse in questo caso bisognerebbe tirare in ballo la propensione all’ubriachezza molesta di molti maschi nordici. Comunque eccovi il rapporto dell’Istat.

Omicidi di donne

Le donne vittime di omicidio volontario nell’anno 2016 in Italia sono state 149, lo 0,48 per 100.000 donne. Malgrado le cautele che le comparazioni internazionali richiedono, si può affermare che tale incidenza sia contenuta in rapporto al contesto europeo: tra i 22 Paesi dell’Unione europea per i quali si hanno a disposizione dati recenti (Grafico 1), si osservano valori inferiori solo nel caso del Lussemburgo e dell’Austria (0,36 e 0,39 omicidi per 100.000 donne, rispettivamente).

Grafico

Prendendo in considerazione solo le donne, si osserva una situazione sostanzialmente simile a quella della popolazione nel suo complesso (Grafico 2).

Omicidi volontari denunciati nell'Unione europea

La serie storica degli omicidi per genere (Grafico 3) mostra come siano soprattutto gli omicidi di uomini a essere diminuiti in circa 25 anni (da 4,0 per 100.000 maschi nel 1992 a 0,9 nel 2015), mentre le vittime donne di omicidio sono rimaste complessivamente stabili (da 0,6 a 0,4 per 100.000 femmine).

Il diverso andamento degli omicidi di uomini e donne ha dunque radicalmente modificato il rapporto tra i sessi. Per i maschi, sebbene l’incidenza degli omicidi si mantenga tuttora sempre nettamente maggiore rispetto alle femmine, i progressi sono stati molto visibili. Per le donne, che partivano da una situazione molto più favorevole, la diminuzione nel tempo ha invece seguito ritmi molto più lenti, fino ad arrestarsi. Il calo differenziale nel periodo tra i due sessi è stato favorito anche dalla contrazione degli omicidi legati alla criminalità organizzata, che coinvolgono – esclusivamente o quasi – gli uomini.

Grafico 3 – Vittime di omicidio volontario per genere, valori per centomila abitantiMaschiFemmineTotale199219931994199519961997199819992000200120022003200420052006200720082009201020112012201320142015012345

Fonte: Istat, Indagine su decessi e cause di morte
Note: I tassi della presente figura possono differire leggermente rispetto a quelli di fonte Ministero dell’interno, in conseguenza dei diversi criteri di classificazione delle due rilevazioni.
Per il 2015 i dati sono provvisori.

I quozienti specifici medi annui per gli omicidi analizzati per sesso ed età, relativi al triennio 2014-2016, risultano costantemente superiori per i maschi rispetto alle femmine (Tavola 2). Per entrambi i generi il valore massimo è associato alla classe 25-34 anni, anche se con livelli ben diversi (1,7 per gli uomini e 0,6 per le donne). Per i maschi, i valori decrescono in modo approssimativamente lineare nelle età adulte, fino agli 0,8 omicidi per centomila abitanti della classe di età 55-64 anni, valore che caratterizza anche le età successive. Per le donne, invece, dopo i 25-34 anni non c’è un calo apprezzabile e i valori del tasso si mantengono abbastanza stabili: tra i 35 e i 64 anni di età i quozienti oscillano tra lo 0,5 e lo 0,4, mentre per le donne più anziane (65 anni e più) il tasso ritorna ai livelli massimi (0,6 omicidi per centomila donne di pari età).

 

Tavola 2 – Vittime di omicidio volontario consumato – triennio 2014-2016
(quozienti per 100.000 abitanti dello stesso sesso e classe di età)

Classi di età Maschi Femmine Totale
fino a 13 anni 0,3 0,3 0,3
14-17 anni 0,2 0,0 0,1
18-24 anni 1,0 0,4 0,7
25-34 anni 1,7 0,6 1,2
35-44 anni 1,6 0,5 1,0
45-54 anni 1,3 0,5 0,9
55-64 anni 0,8 0,4
65 anni e più 0,8 0,6 0,7
Totale 1,0 0,5 0,7

Fonte: elaborazioni Istat su dati Ministero dell’interno

L’analisi del dato regionale per il periodo 2014-2016 rileva una scarsa corrispondenza tra le graduatorie regionali dei tassi di omicidio dei maschi e delle femmine (Grafico 5).

Grafico 5 – Tassi di vittimizzazione per omicidio volontario consumato per genere, regione e relazione con l’omicida (a) – Periodo 2014-2016 (valori medi annui per 100.000 abitanti dello stesso sesso)
Grafico 5 – Tassi di vittimizzazione per omicidio volontario consumato per genere, regione e relazione con l'omicida

Fonte: elaborazioni Istat su dati Ministero dell’interno

Nel triennio considerato, per i tassi di omicidio di vittime maschi si collocano al di sopra della media nazionale (che è pari a 1,0 per i maschi) cinque regioni, tutte del Mezzogiorno. Per le donne, non corrispondono invece, regioni geograficamente contigue. Il valore massimo (0,7) è assunto in Calabria, Umbria e Toscana, mentre per le altre regioni il tasso decresce gradualmente, dallo 0,6 della Campania fino ai valori più bassi, nella provincia autonoma di Bolzano (0,1) e nel Molise e nella Valle d’Aosta, dove non si sono verificati omicidi di donne nel triennio. E’ interessante notare le differenze nelle distribuzione dei tassi a livello regionale, ove si considerino il totale degli omicidi di donne, o solo quelli perpetrati dal partner (attuale o precedente). Vi sono infatti regioni caratterizzate da valori elevati per gli omicidi come la Calabria, la Campania e la Sardegna, che invece per gli omicidi del partner si collocano in posizione intermedia.

 

Tavole del Ministero dell’interno – database omicidi
download Vittime per sesso e regione – Anni 2014-2016 (xlsx)


DA CHI SONO UCCISE LE DONNE?

Una chiave di lettura in termini di violenza di genere è fornita dall’esame della relazione tra gli attori dell’omicidio (Tavola 1).

Tavola 1 – Vittime di omicidio secondo la relazione con l’omicida.(a) Anno 2016
(quozienti per 100.000 abitanti e composizioni percentuali)

RELAZIONE DELLA VITTIMA CON L’OMICIDA Maschi Femmine Totale
VALORI ASSOLUTI
Partner (marito/moglie, convivente, fidanzato/a) 6 59 65
Ex-partner (ex-marito/moglie, ex-convivente, ex-fidanzato/a) 1 17 18
Altro parente 33 33 66
Altro conoscente 20 9 29
Autore sconosciuto alla vittima 97 21 118
Autore non identificato 94 10 104
Totale 251 149 400
QUOZIENTI PER 100.000 ABITANTI
Partner (marito/moglie, convivente, fidanzato/a) 0,02 0,19 0,11
Ex-partner (ex-marito/moglie, ex-convivente, ex-fidanzato/a) 0 0,05 0,03
Altro parente 0,11 0,11 0,11
Altro conoscente 0,07 0,03 0,05
Autore sconosciuto alla vittima 0,33 0,07 0,19
Autore non identificato 0,32 0,03 0,17
Totale 0,85 0,48 0,66
COMPOSIZIONI PERCENTUALI
Partner (marito/moglie, convivente, fidanzato/a) 2,4 39,6 16,3
Ex-partner (ex-marito/moglie, ex-convivente, ex-fidanzato/a) 0,4 11,4 4,5
Altro parente 13,1 22,1 16,5
Altro conoscente 8 6 7,3
Autore sconosciuto alla vittima 38,6 14,1 29,5
Autore non identificato 37,5 6,7 26
Totale 100 100 100

 

(a) I dati relativi alla relazione vittima di omicidio e autore sono estratti dal database delgli omicidi del Ministero degli Interni – Direzione centrale della polizia criminale. Trattandosi di un dato utilizzato a fini operativi, esso è suscettibile di modifiche che possono emergere in estrazioni successive.
Fonte: Elaborazioni Istat su dati Ministero dell’Interno

 

Le donne sono uccise soprattutto nell’ambito familiare o da conoscenti. Nel 2016, nella metà dei casi l’omicidio di una donna è stato commesso dal partner o dall’ex partner (51,0%), nel 22,1% dei casi da parte di un parente, nel 6,0% dei casi da un conoscente. Gli sconosciuti sono invece il 14,1% e per un residuo 6,7% gli omicidi di donne risultano ancora di autore non identificato. Invece, nello stesso anno, solo il 2,8% dei maschi è stato ucciso dal partner o dall’ex partner, il 13,1% da un altro parente e l’8,0% da un conoscente. Questo significa che per gli uomini in meno di un quarto dei casi (23,9%) vittima e autore si conoscevano prima dell’omicidio: sono infatti alte le quote degli omicidi di uomini commessi sia da un autore sconosciuto alla vittima (38,6%) sia da parte di un autore non identificato (37,5%).

Questi dati confermano ciò che era già ampiamente noto: per le donne l’ambito familiare è il meno sicuro. Negli ultimi dieci anni (Grafico 4), gli omicidi di donne ad opera del partner (marito, convivente, fidanzato) o dell’ex partner variano tra un minimo del 39,0% nel 2010 al quasi 55,0% nel 2014.

Grafico 4 – Omicidi di donne per relazione con l'omicida

Se insieme a questi casi si considerano anche gli omicidi commessi da altri parenti, risulta che mediamente due omicidi di donne su tre (68,9%) sono avvenuti in ambito familiare e che, negli ultimi tre anni, questa quota ha rappresentato circa i tre quarti degli omicidi di donne (gli omicidi in cui l’autore non è stato identificato sono stati conteggiati come esterni alla famiglia).

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