Incapace di fare inchieste in proprio se mettono in difficoltà il governo amico il principale giornale italiano deve prendere la notizia diffusa da anni, con iniziative, manifestazioni e denunce dai movimenti contro la guerra.

Anche a Ghedi nei mesi scorsi abbiamo fatto iniziative di denuncia del ruolo della RWM Italia che ha lì la sua sede tecnica e amministrativa che è la produttrice e venditrice all’Arabia Saudita delle bombe d’aereo che stanno devastando lo Yemen.

Altra manifestazione si svolgerà di nuovo a Ghedi il 20 gennaio, toccando proprio la sede della RWM e poi l’aeroporto militare dove stanno giungendo i nuovi F35 e le nuove atomiche.

Ho visto che anche tutti gli altri principali giornali on-line stanno rilanciando la notizia dopo tanto silenzio. Nessun imbarazzo, nessuna vergogna per il silenzio di molti mesi, per l’incapacità giornalistica….

Di seguito l’articolo di Repubblica e del Corriere.

yemen.jpg

ROMA – “Bombe fabbricate in Sardegna sono state usate dall’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, provocando morte e distruzione”. A denunciarlo è una videoinchiesta del New York Times, pubblicata come prima notizia nella homepage del sito Internet del quotidiano americano. Nel filmato viene mostrato il percorso del commercio delle armi che vengono utilizzate in Medio Oriente e che conferma le denunce lanciate da un paio di anni a questa parte dalle associazioni pacifiste. Il quotidiano newyorkese mostra quelle che definisce “le prove” di bombe utilizzate non solo contro i combattenti Houthi sciiti ma anche contro i civili, e cita in particolare una famiglia di sei persone uccisa da una bomba.

La replica del governo italiano arriva da fonti della Farnesina: “L’Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L’Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea”.

Durante la spiegazione del quotidiano americano forte è il contrasto tra scene della guerra in Yemen e lidi meravigliosi dell’isola italiana. Nel primo fotogramma si vede una bomba che esplode e la voce che ricorda come “lo Yemen sia immerso in un violento conflitto” da anni. Subito dopo, ecco un paesino sardo circondato da un mare cristallino.

“L’Italia – riconosce il Nyt – non è l’unico Paese che invia armi all’Arabia Saudita. In base alla nostra inchiesta c’è stato un aumento sostanziale dell’export nel settore solo nel 2017″.

Il video mostra le immagini delle visite ufficiali a Riad della premier britannica Theresa May e del presidente americano Donald Trump. Ma ci sono anche Paolo Gentiloni e il ministro della Difesa Roberta Pinotti per sottolineare come i buoni rapporti tra i due Paesi avrebbero favorito anche interessi commerciali legati alle armi.

Le armi, fabbricate in Italia dalla tedesca Rwm, partono dall’aeroporto di Cagliari verso l’Araba Saudita. Dal 2015 a maggio del 2017 l’Italia ha fornito armi, bombe e munizioni all’Arabia Saudita per circa 40 milioni di euro.

In una nota il senatore del Movimento 5 stelle Roberto Cotti afferma di essere stato lui a fornire il materiale per l’inchiesta: “Dopo mesi di stretta collaborazione con il NYT, a cui ho fornito video, foto, documentazione, contatti, ecco ora l’inchiesta della prestigiosa testata americana”. “La denuncia è forte – continua il parlamentare – le prove schiaccianti, le responsabilità del Governo italiano evidentissime. Un Governo che continua ad autorizzare l’export delle bombe nonostante le mie denunce, con ben 6 interrogazioni parlamentari a cui non si sono degnati di rispondere per cercare di giustificare il loro operato. Un impegno, il mio, finalmente premiato”.

A settembre la Camera ha respinto l’ipotesi di embargo relativo alla fornitura di bombe italiane verso l’Arabia Saudita, così come una partecipazione, seppur indiretta, dell’Italia in un conflitto privo di autorizzazione e di mandato internazionale. Ilprovvedimento restrittivo, oltre che da molte organizzazioni, era stato esplicitamente richiesto dal Parlamento europeo.

Così il Corriere:

Yemen, Nyt: bombe «made in Sardegna» usate da Riad su civili

La denuncia arriva dal New York Times che in prima pagina pubblica un video con quello che definisce «il percorso del commercio delle armi» che stanno insanguinando lo Yemen

Bombe fabbricate in Sardegna sono state usate dall’Arabia Saudita nella guerra in Yemen e hanno provocato vittime anche tra i civili: la denuncia arriva dal New York Times che in prima pagina pubblica un video con quello che definisce «il percorso del commercio delle armi» che stanno insanguinando lo Yemen. Il reportage dura poco più che sette minuti: nel primo fotogramma si vede una bomba che esplode e la voce che ricorda come «lo Yemen sia immerso in un violento conflitto» da anni. E nel fotogramma successivo, un’istantanea presa dall’alto mostra un idilliaco paesino della Sardegna, circondato da due spiagge. Il quotidiano newyorkese mostra quelle che definisce «le prove» di bombe utilizzate non solo contro i combattenti Houthi sciiti ma anche contro i civili, e cita in particolare una famiglia di sei persone uccisa da una bomba. «L’Italia -riconosce il NYT- non è l’unico Paese che invia armi all’Arabia saudita. In base alla nostra inchiesta c’è stato un aumento sostanziale dell’export nel settore solo nel 2017». Il video mostra le immagini delle visite ufficiali a Riad della premier britannica Theresa May e del presidente americano, Donald Trump. E dopo le immagini di container e camion, scorrono i volti del premier Paolo Gentiloni e del ministro della difesa, Roberta Pinotti. Il quotidiano newyorkese sottolinea che l’inchiesta ha richiesto mesi di indagini. Il 22 maggio Trump si è recato in visita a Riad e ha firmato accordi per forniture militari di 110 miliardi di dollari.

Il viaggio delle armi

L’Italia, aggiunge il quotidiano newyorkese, sta «approfittando» di una guerra per rafforzare la sua industria bellica, ma è lecito chiedersi «se il governo stia violando leggi nazionali e internazionali». Di sicuro quello che emerge è «un’istantanea sulla melmosa rete che alimenta i conflitti internazionali». Il New York Times ha seguito per mesi il `viaggio´ delle armi, dalla produzione alla consegna. Prima tappa allo stabilimento manifatturiero della RWM Italia in Sardegna, a Domusnovas, nella provincia di Carbonia-Iglesias. Mauro Pili, ex presidente della regione Sardegna ed ex sindaco di Iglesias, denuncia da anni quelli che chiama i carichi della morte, in partenza dal porto di Cagliari; insieme ad altri «politici locali» ha documentato centinaia e centina di carichi, da quando il conflitto è iniziato. Per anni le consegne sono state fatte con aerei cargo che decollano dall’aeroporto di Elmas; ma negli ultimi mesi sono state caricate su navi in partenza dai porti dell’isola. Il reportage documenta i camion che spostano i container, a volte addirittura scortati da veicoli della polizia e dei vigili del fuoco come previsto in caso di movimentazione di materiale infiammabile ed esplosivo. Una enorme nave vista a dicembre nel principale porto sardo risulta «molto simile» a quella fotografata a Gedda una settimana più tardi. L’azienda RWM, di proprietà della tedesca Rheinmetall Defence, vende a Riad le bombe della serie MK8, identificabili dalle matricole A4447: Il New York Times ha trovato tracce di queste bombe in almeno 5 attacchi in Yemen, tra cui uno a un compound del governo nel nord e l’altri a piazza Tahrir, a Sanaa.

Il ruolo del governo italiano

In un bombardamento, le bombe hanno colpito una casa disabitata ma in un altro caso è stata sterminata un’intera famiglia, madre, padre e quattro figli, sorpresa dal bombardamento nel sonno. L’Italia, si chiede il New York Times, sta violando la legge? Il quotidiano ricorda che il governo italiano ha sempre insistito sul fatto che la vendita di armi all’Arabia Saudita è legale, resistendo al pressing delle opposizioni (tra cui M5S) che hanno messo in guardia dal fatto che le armi potessero essere usate contro i civili. Il quotidiano fa notare come la legislazione italiana in materia di export di armi sia tra le più rigorose d’Europa, perché proibisce la vendita di armi a Paesi in conflitto. La vendita di bombe potrebbe violare anche i trattati internazionali che proibiscono la vendita di armi a Paesi che compiono conclamate violazioni dei diritti umani. Il Parlamento europeo a novembre ha votato per la terza volta l’embargo di armi a Riad, ma non sono mai state intraprese azioni nel Consiglio europeo, per la presenza di altri Paesi grandi esportatori, come Gran Bretagna e Francia. La società nel frattempo, nonostante le numerose proteste della popolazione locale, ha raddoppiato il numero degli addetti, ha raccontato un ex dipendente. Il governo italiano ha garantito licenze per la vendita di quasi mezzo miliardo di euro in armi, di cui la maggior parte riguardano le bombe MK80, quelle ritrovate in Yemen.

Annunci