Innanzitutto i dati: Ciutadans, con quasi 1,1 milioni di voti, diventa il primo partito catalano. Rispetto al 2015 (736 mila voti) guadagna oltre 360 mila voti. Il battage pubblicitario fatto da banche, padroni, mass media ha pagato (oltre al profilo iper-spagnolista del partito creato dalla borghesia per supplire alla crisi del PP). Il crollo del PP (dai 350 mila voti del 2015 ai 183 mila di oggi) è più che compensato. La destra “spagnolista” aumenta i suoi voti in modo significativo: da meno di 1,1 milione a quasi 1,3 di oggi. Tra gli indipendentisti emerge il recupero del partito di Puigdemont, che era dato, all’inizio della campagna elettorale, intorno al 12-13% (ben lontano dai picchi di Convergencia Democratica, che insieme a Uniò Democratica, sfiorava il 40% nelle elezioni autonomiche post 1979). Il ruolo di “martire” esiliato ha quindi giocato a favore dei liberal-indipendentisti catalani (940 mila voti e quasi il 22%), che hanno soffiato a ERC (sinistra moderata indipendentista, 925 mila voti) il ruolo di primo partito indipendentista, che sembrava assicurato fino a ieri. In totale le due formazioni superano di oltre 200 mila voti il milione e 628 mila voti raccolto dalla coalizione Junts pel sì del 2015. Quindi crescono gli indipendentisti “borghesi”, crescono gli “spagnolisti” borghesi. E crescono pure i socialisti, che non pagano (nonostante uscite e dimissioni di sindaci, consiglieri e militanti, indignati per l’approvazione del PSOE al “golpe” di Rajoy contro la Catalogna) la loro politica spagnolista e reazionaria: pasano da 523 mila voti ai 600 mila di oggi- Guadagnano tutti, quindi? No, ahimè. Gli unici che perdono voti e seggi sono le due forze della sinistra “radicale”: sia la coalizione non indipendentista (Catalunya en Comú, che passa da 368 mila voti a poco più di 320 mila), sia, soprattutto, gli “indipendentisti anticapitalisti” della CUP, che quasi dimezzano i loro voti (da 338 mila a 192 mila). In definitiva, chi ha fatto la figura del “vaso di coccio” tra due vasi di ferro è proprio chi ha cercato di mettere al centro dell’agenda politica i problemi sociali. In totale quasi 200 mila elettori hanno preferito scegliere di schierarsi sul fronte Catalunya-España, invece che su quello lavoratori-capitalisti. È presto per dare un giudizio (lo lascio volentieri ai nostri compagni catalani e spagnoli, claro). Ma mi sembra che la scommessa sulla Repubblica Catalana non abbia pagato. Forse nascondere la bandiera rossa dietro la “cuatro barras” catalana non è stata una buona idea. O mi sbaglio?

Flavio Guidi

Annunci