Di Umberto Oreste
Da Cantolibre
Il primo ministro libanese Saad Hariri, del partito Al Mustaqbal è letteralmente scomparso da più di una settimana; alla corte saudita i membri della famiglia reale si scontrano ferocemente tra loro; in Yemen la guerra entra in una nuova fase con attacchi missilistici contro Riyadh; in Siria, sottratto quasi totalmente il controllo territoriale all’ISIS, ormai si fronteggiano gli eserciti di Assad, sostenuto dalla Russia e quello curdo, sostenuto dagli USA; le tensioni tra Qatar e Arabia Saudita, infine, non trovano composizione.
La situazione tremendamente intricata smentisce chi interpreta le vicende mediorientali come contrapposizione tra le superpotenze USA e Russia.
E’ proprio l’area mediorientale quella dove sono più chiare le dinamiche geopolitiche della fase attuale in cui la molteplicità dei poli imperialisti genera caos e generalizza lo stato di guerra globale. Venendo alla situazione libanese, il primo ministro Saad Hariri il 4 novembre si trovava a Rijadh, quando, del tutto inaspettatamente, ha annunciato le proprie dimissioni. Da allora la sua sorte e’ avvolta dal mistero; sembra trattenuto in Arabia Saudita in liberta’ vigilata. Non è chiaro se Hariri sia vittima o complice del regime saudita (è noto che ha forti interessi economici personali in Arabia Saudita); era a capo di un governo di unita’ nazionale che teneva insieme cristiani, sciti e sunniti ed era riuscito a mantenere un equilibrio di neutralita’ del suo paese rispetto ai conflitti dell’area.
Questo evidentemente non piace al regime saudita che non tollera una presenza scita, quale quella di Hezbollah, alleata del rivale iraniano. Gli sciti libanesi sono inoltre accusati dai sauditi di essere coinvolti nell’attacco missilistico lanciato nei giorni scorsi dai ribelli sciti yemeniti Houthi su Rijadh.
A Beirut il presidente della repubblica Michel Aoun e tutte le formazioni politiche, accusano l’Arabia Saudita di indebita ingerenza negli affari interni libanesi e la diplomazia occidentale, in primo luogo la Francia, ma anche gli USA cercano di inserirsi nella crisi in funzione anti-Iran. A Rijadh nei giorni scorsi si erano verificati episodi di enorme gravità molto poco chiari: l’attuale principe ereditario Muhammad bin Salman, nominato tale da re Salman pochi mesi fa, ha praticamente estromesso dal potere economico e politico i discendenti del precedente re Abd Allah.
Tramite la Nazaha (Commissione coranica anticorruzione) sono stati fatti fuori praticamente tutti i nemici del principe ereditario: 512 tra i più influenti politici sauditi sono accusati ed i loro conti correnti congelati.
Quello che sta succedendo è un vero golpe tendente a recuperare all’Arabia Saudita un ruolo di riferimento del mondo sunnita.
Negli ultimi tempi su vari fronti la monarchia saudita era in difficoltà: in Iraq, in Siria, in Yemen ed anche in Qatar. La nuova direzione saudita intende riprendere il ruolo perso e rivolge la sua attenzione al Libano: destabilizzare il piccolo paese mediterraneo costituisce per lei il mezzo per bloccare l’avanzata scita nella regione. Non mancano, a questo punto, da parte saudita, espliciti inviti ad Israele di colpire gli Hezbollah libanesi in un paese decapitato della sua direzione politica. E’ evidente che la situazione rischia di precipitare in breve tempo; un nuovo fronte di guerra creerà nuove vittime, nuovi profughi, nuove miserie e servirà per ulteriormente arricchire l’industria degli armamenti (l’Arabia Saudita è tra i maggiori aquirenti dell’industria bellica italiana).
In tutto ciò, come in altre circostanze della storia moderna, i palestinesi, a migliaia di profughi in Libano, subiranno ulteriori lutti. Uno stato di guerra generalizzato nella regione non risparmierà ancora una volta, di coinvolgere il popolo palestinese

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