Stanno mangiando l’Africa a bocconi sempre più pantagruelici.
Famelici come un fiume in piena di formiche legionarie.
In avanti, divorando e immagazzinando qualsiasi cosa utile.
Senza curarsi dei diritti, delle sofferenze, delle vite di milioni di esseri umani, colpevoli di essere nati nella “parte sbagliata” della Madre Terra.

Masticano e ingoiano senza ritegno; in un banchetto feroce, durante il quale si strappano, l’un l’altro, i bocconi già mezzo divorati. Per avere sempre di più; perché vivono solo nell’insaziabile sfruttamento e consumo di ogni risorsa.
I rimasugli del banchetto sono le donne, i bambini, gli uomini sputati e vomitati via dalle proprie terre; dopo il disastro ambientale, la necessaria guerra, l’inevitabile contagio, la fame certa.
Un’umanità dolente e disperata in fuga dalla morte; per incontrarla, in realtà, lungo il percorso che la porterà sulle spiagge del Mediterraneo. Qui troverà i nuovi sbirri che, pagati dai divoratori, imprigioneranno, violenteranno, tortureranno e uccideranno, ancora. Con la flebile speranza di scappare per le vie del mare dove una volta si era uniti e riconosciuti dalla stessa lingua, il Sabir; da un porto all’altro. Adesso, solo un altro modo di morire; senza clamore, lontani dai riflettori. Che nessuno ne venga sconvolto e scandalizzato. C’è da produrre, da votare e delegare. Prima la patria e al macero ogni altra umanità!

Avviene così, anche, nella lontana valle dell’OMO, in Etiopia; dove la SALINI IMPREGILO, orgoglio italiano nel mondo, ha costruito la diga GIBE III (dopo che la GIBE II era parzialmente crollata nel 2011 a meno di una settimana dall’inaugurazione!).
400 mila esseri umani di storie e culture diverse, i Kwegu, i Bodi, i Daasanach e altre comunità, saranno spazzati via; con le buone o con le cattive. Nel caso di seconda necessità, scatterà un ulteriore affare per l’industria italiana. Salini costruisce e le armi italiane, vendute al governo etiopico, metteranno ordine.
Matteo Renzi, lo scorso anno, e Sergio Mattarella sono corsi in Etiopia a certificare la santità del progetto.
Questa è la vera sinistra di movimento! Di capitali e di carne umana da reprimere e rinchiudere.
In attesa di un altro viaggio ufficiale per l’altra diga “italiana”, la Grand Ethiopian Renaissance Dam sul Nilo Azzurro, che farà morire di fame le millenarie tribù Daasanach.
Stavolta, magari, toccherà a Gentiloni col suo complice Minniti. O al prossimo: Di Maio o Salvini!
Tutti a certificare la sacralità del lavoro italiano in cambio della repressione, con centinaia di morti e incarcerati, da parte di quell’amico e “democraticone” governo etiopico (la Commissione Etiopica per i Diritti Umani ha indicato in ben 699 le persone uccise dalle forze di sicurezza nel corso delle varie manifestazioni di piazza tenutesi per protestare contro l’operato del governo).

Nella valle dell’OMO e ovunque le imprese italiane (finanziate pure dai soldi pubblici: 220 milioni di euro!) stanno costruendo e mangiando culture, storie e vite, non si entra. C’è una stretta feroce e il territorio, super controllato, è off limits. La polizia ha poteri straordinari e vige un eterno stato di emergenza.
Là nella valle dell’OMO e intorno al Nilo Azzurro stanno massacrando e reprimendo per i profitti italiani.

Quando il prossimo ministro o capo di stato verranno, in pompa magna, a magnificare il lavoro italiano in Africa, guardateli bene.
Ogni loro parola gronda di sangue.
Ogni loro sorriso puzza di morte.
Ogni stretta di mano è un cappio al collo per decine di migliaia di esseri umani.

Si guarderanno intorno, tronfi e appagati, perché hanno garantito che PRIMA VENGONO GLI ITALIANI.
E, fra questi, loro e i loro padroni; seduti al banchetto dei vincitori.
Gli altri vadano in fondo al mare o nei lager del triangolo della morte, fra il Niger e il Ciad e la Libia.

L’Etiopia, in fondo, è roba nostra. Conquistata col ferro, col fuoco e coi gas asfissianti.
E l’assassino ritorno sempre sul luogo del delitto!

(Claudio Taccioli)

Annunci