di Francisco Louça

[In questi giorni il fuoco sta distruggendo ampie zone del Portogallo – e della vicina Galizia -, con un numero di vittime che ha già raggiunto la cinquantina, e che vanno ad aggiungersi a quelle altre, anch’esse numerose, prodotte dagli incendi del luglio scorso. A parte le “cause naturali” – siccità -, vi sono anche chiare responsabilità politiche: quelle dei precedenti governi, che hanno fra l’altro favorito un’irresponsabile espansione della coltura dell’eucalipto, pianta tanto redditizia quanto altamente “combustibile”, e quelle del governo attuale, che hanno già provocato le dimissioni di una sottosegretaria e del presidente della Protezione civile. Naturalmente, la destra portoghese s’è scatenata, ma è facile ricordarle che gran parte della “eucaliptizzazione” del Paese è stata favorita dai governi precedenti, i suoigoverni. Ciò non toglie che anche l’attuale governo socialista, appoggiato dall’esterno da comunisti, verdi e bloquisti, debba recitare il suo mea culpa e, soprattutto, invertire una tendenza in atto ormai da decenni, in questo settore come in altri. Troppo presto per dire quali conseguenze avrà, sul piano politico, questa tragedia: siamo solo alle prime mosse. Può comunque essere utile per chiarire il quadro della situazione soffermarsi sull’esito delle elezioni amministrative del 1° ottobre, esito che spiega almeno in parte il livore della destra.]

Jerónimo de Sousa, segretario generale del Partito comunista portoghese (PCP), aveva ragione quando, domenica mattina 1° ottobre, giorno delle elezioni municipali, metteva in guardia contro qualsiasi lettura in chiave nazionale di questi risultati elettorali. Se tutte le elezioni evidenziano la temperatura socio-politica e i rapporti di forza, ognuna di esse lo fa sulla base delle proprie particolarità: nel caso delle amministrative, si misurano le forze e i poteri locali che concernono più direttamente i cittadini e le cittadine, il radicamento locale dei partiti, gli interessi più immediati.

Ecco otto considerazioni su quel che riflettono questi risultati.

Uno. Innanzi tutto, l’astensione s’è ridotta del 4 %, un buon segnale, ma continua a essere troppo elevata e spesso viene giustificata in modo inappropriato. Certo, i registri degli elettori non erano stati aggiornati come avrebbero invece dovuto essere (il 10 % di astensione “tecnica” si spiega soprattutto con l’emigrazione), e ciò aumenta il tasso di astensionismo. Inoltre, il sistema politico non è stato in grado di generare la fiducia e la mobilitazione che una democrazia esigerebbe.

Due. In secondo luogo occorre sottolineare la sconfitta di certi candidati populisti (Valentim Loureiro, militare e imprenditore, a Braga; Narciso Miranda a Matosinhos, nella regione del Grande Oporto), ma anche la vittoria di Morais Isantino a Oeiras (Isantino è un ex ministro del Partito socialdemocratico [PSD], di destra, ed è stato riconosciuto colpevole di frode fiscale e condannato alla prigione), che è riuscito nuovamente a presentarsi come candidato in uno dei grandi municipi del distretto di Lisbona. Tutto ciò era previsto. Il tentativo di Andrea Ventura, il candidato razzista del PSD a Loures [la stampa, e fra questa il «Diario de Noticias», ha più volte riportato le sue dichiarazioni contro la comunità zigana], si è concluso con un fiasco. Ma in futuro vi saranno più tentativi di questo tipo, nella misura in cui la destra si radicalizza in un clima di esasperazione.

Tre. Il PSD sprofonda [perde otto municipi rispetto al 2013] e il Partito socialista (PS) guadagna [10 sindaci in più rispetto al 2013]. A Lisbona e a Oporto, il PSD indietreggia di circa il 10 %, mentre il PS rinforza la sua maggioranza municipale. Per Passos Coelho (ex primo ministro, che dopo essere stato sconfitto nel 2015 è rimasto alla testa del PSD) questi risultati hanno comportato le sue dimissioni, il 3 ottobre. Da quel momento nel più grande partito della destra portoghese si è scatenata la lotta per la leadership.

Quattro. Rui Moreira, candidato indipendente, conservatore, ha vinto a Oporto, seconda città per peso politico, distanziando il PS. Ma tuttavia ha raggiunto un accordo con questo partito per la gestione municipale.

Cinque. Il CDS (Partito popolare; la sua sigla ufficiale è CDS-PP), secondo partito della destra, ha superato il PSD a Lisbona, ed è ciò che interessava al suo presidente, Assunção Cristas. In questo modo, avvantaggia sé stesso e aiuta sia il centro sia la sinistra. In effetti, egli ha demolito la Coalizione delle destre nella capitale, in vista delle elezioni legislative del 2019. Ciononostante, a livello nazionale il CDS è superato dal Bloco de Esquerda.

Sei. Il PCP conferma la sua presenza nella maggior parte delle regioni principali. E ciò era essenziale per il mantenimento del suo orientamento [appoggio esterno al governo del PS] e per il suo lavoro di radicamento. Perde però 10 dei suoi 34 presidenti di municipalità, anche in città importanti come Beja, Barreiro e Almada (che governava dal 1976), nella cintura popolare di Lisbona e nell’Alentejo. Perde inoltre nove municipi a favore del PS e uno a favore di un movimento organizzato da suoi dissidenti. Il PCP ha reagito a questi risultati in modo sorprendente: esagerando la portata della sua sconfitta e rendendone responsabili il PS e il Bloco, cosa che può segnalare il rischio di un maggior settarismo.

Sette. Il Bloco si rafforza nel complesso. Guadagna 50.000 voti, ma resta ancora un partito molto minoritario a livello municipale. Ha ottenuto aumenti là dove era necessario per arrivare a eleggere consiglieri municipali: a Lisbona e in altre città (Amadora, Vila Franca de Xira, Portimão, Entroncamento, Salvaterra, Torres Novas, Abrantes, Seixal, Moita, Almada), e in alcuni casi sarà cruciale nella determinazione delle scelte locali. Il Bloco fa inoltre parte di due maggioranze grazie a una coalizione vincitrice a Funchal [capoluogo dell’isola di Madera] e alla partecipazione a un movimento che ha vinto a Peniche, nell’Estremadura. Va fatto notare che a Lisbona ha presentato un candidato poco noto, che però ha dato prova di determinazione e capacità politiche [1]. Nella capitale il Bloco è la forza di sinistra che ha realizzato maggiori guadagni. Se dunque c’è da ricavare una lezione per il partito, è questa: s’è rafforzato e s’è rinnovato.

Otto. In numerosi municipalità la vita cambierà. Il socialista Fernando Medina, presidente della Camera municipale di Lisbona, ha perso la maggioranza assoluta e deve fare i conti con la sinistra. E le trattative si prospettano difficili. Il PCP, da parte sua, dovrà accettare alleanze a sinistra in diversi municipi. Quanto al Bloco, dovrà organizzare un lavoro sistematico a livello locale, perché a partire da questo momento dovrà partecipare alla battaglia per alcune maggioranze municipali.

Se, nel complesso, la convergenza di maggioranza PS-Bloco de Esquerda-PCP esce rafforzata e la destra è sconfitta, è anche vero che le responsabilità del Blocosono maggiori. Saranno necessarie molte trattative, e ne deriveranno tensioni. Ma è la vita, come ha detto un ex primo ministro: e va bene così.

Nota

[1] In Portogallo il consigliere municipale fa parte dell’esecutivo del Consiglio municipale. Può avere o meno la responsabilità della direzione d’un dipartimento della città, a seconda dei rapporti di forza nella maggioranza dell’esecutivo. A Lisbona il Bloco ha eletto un consigliere con il 7 % dei voti, cosa che non era mai riuscito a fare prima. A Lisbona è più difficile eleggere un consigliere municipale che un deputato, perché alle politiche la soglia minima per l’elezione è in questo caso attorno al 2 %.

Il testo originale è stato pubblicato il 10 ottobre scorso sul sito svizzero di «A l’encontre»:

https://alencontre.org/europe/portugal/portugal-elections-municipales-crise-a-droite-victoire-au-centre-tensions-a-gauche.html

Traduzione dal francese di Cristiano Dan. La Nota e gli interventi fra parentesi quadre nel testo sono di «A l’encontre».

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