Nella siderurgia si sta giocando l’ennesima guerra delle concentrazioni, per mantenere e magari conquistare quote di mercato. E’ quello che sta avvenendo fra Thyssen Krupp e Tata (il primo gruppo tedesco, il secondo indiano), che fondendosi costituirebbe una produzione di oltre 41 ml di tonnellate (produzione 2016). In quest’ottica rientra l’operazione Mittal – Marcegaglia, anche se la proporzione fra il primo gruppo e il secondo è notevole, a favore del secondo. Solo Mittal ha una produzione di 95,45 ml di T..
Se inquadriamo l’operazione di acquisto di ILVA, Mittal rosicchierebbe un altro pezzettino di mercato. L’operazione gli affiderebbe un impianto colossale che ristrutturato e migliorato dal punto di vista ambientale, mantenendo l’attuale potenziale produttivo (6 ml di T.), gli assicurerebbe un profitto sicuro. Ovviamente a Mittal e Marcegaglia questo non basta. Quello cui puntano, è il totale annientamento della classe operaia, già largamente maltrattata e con le burocrazie sindacali che in questi anni hanno tenuto fermi i lavoratori aspettando che arrivasse il “salvatore” dello stabilimento ILVA. Come è noto, il problema non riguarda solo Taranto.
La riduzione dell’organico degli attuali 14.000 a 10.000 è solo la parte più evidente della mazzata sferrata sulla testa dei lavoratori. C’è poi la parte contrattuale che viene completamente azzerata. C’è anche il dubbio su che fine faranno gli esuberi . Per Taranto si dice “Saranno utilizzati per la bonifica interna/esterna dello stabilimento”. E dopo? Che prospettive avrebbero, quella di una lunga agonia fra cassa integrazione e periodi di brevi lavori, fino all’oblio? Mentre per Genova Cornigliano e gli altri stabilimenti non si dice niente. Insomma, un aumento spaventoso della produttività già con una produzione di 6 ml di tonnellate. A maggior ragione aumenteranno quando si produrranno gli 8 ml di T. previsti per il 2023.
Il documento presentato da Am Investco Italy non è stato una sorpresa, ma ci fa indignare per il modo arrogante in cui viene fatto. Non era difficile prevedere quello a cui puntavano Mittal – Marcegaglia. Ecco cosa scrivevamo a giugno scorso: “Intanto gli operai cominciano a fibrillare. Lo sciopero proclamato da fim, fiom e uilm e anche dall’USB, il primo giugno, con presidio alla direzione dello stabilimento è stato un segnale positivo. Questa è la strada per impedire con forza l’arroganza di questi gruppi industriali, i quali, inoltre, chiedono anche una riduzione del costo del lavoro, ergo, ridurre la quota di salario che va nelle tasche dei Lavoratori. Tenendo conto che non basterà la firma con le organizzazioni sindacali, ma ci vorrà anche la firma individuale dei singoli lavoratori. Questo vuol dire che bisognerà stare attenti a cosa scriveranno nell’accordo con i sindacati, potrebbero infilare surrettiziamente il contratto del famigerato Job ACT e, quindi, di fatto una novazione (demansionamento o abbassamento del livello Professionale), come fu tentata da Riva con un gruppo di impiegati nella famosa Palazzina LAF. Si tenga conto che già oggi i salari sono ridotti per effetto della Cassa integrazione”. Allora, perché non ci si è mossi prima? Leggi tutto l’articolo a questo link https://tarantoanticapitalista.blogspot.it/2017/06/ilva-dal-commissariamento-alla.html#more
A Mittal non basta nemmeno il Job Act, l’azzeramento degli scatti di anzianità . Si vuole l’annullamento di tutte le conquiste, azzerando il contratto integrativo che porterebbe all’annientamento della classe operaia.
Sinistra Anticapitalista ritiene che bisogna rigettare in toto il documento di Am Investco Italy senza alcuna mediazione, ritenendo il Governo la controparte, che è il vero responsabile di questa situazione. Nessuna garanzia può dare un governo che a breve non ci sarà più e che per quanto potrà mettere per iscritto quello che dice non ha nessuna credibilità vista la fine che hanno fatto gli operai di Cornigliano che furono messi in cassa integrazione con l’accordo del 2005 che sarebbero stati riassorbiti nella laminazione a freddo ristrutturata.

Riteniamo che l’unica garanzia per i lavoratori sia la nazionalizzazione sotto controllo operaio di tutti gli stabilimenti Ilva e dei servizi collegati, procedendo alla sua bonifica e mantenimento della produzione a 6 ml di T;
riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per non permettere alcun licenziamento;

mantenimento di tutte le conquiste che ha fatto la classe operaia negli anni passati e adeguamento del salario;

mettere al centro gli interessi di classe: l’ occupazione, il salario, la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica aspetti tutti imprescindibili gli uni dagli altri, perciò auspichiamo la condivisione di questi obiettivi sia da parte della classe operaia, di tutto il gruppo ILVA, sia della cittadinanza, solo unendoci tutti e tutte possiamo raggiungere dei risultati, la divisione e l’inazione caldeggiata da taluni, porta solo ad ulteriori sconfitte.

Solo la lotta potrà permettere di raggiungere questi obiettivi. Ecco perché bisogna approntare un programma di lotte di lunga durata discutendo con tutti i lavoratori e non nelle camere separate degli apparati sindacali.

Sinistra Anticapitalista Taranto

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