Nel suo ultimo libro Adults in the Room

(https://livre.fnac.com/a10408204/Yanis-Varoufakis-Adults-in-the-room?Origin=fnac_google  https://www.theguardian.com/books/2017/may/15/adults-in-room-battle-europes-deep-establishment-yanis-varoufakis-review), Yanis Varoufakis dà la sua versione delle ragioni che hanno condotto alla vergognosa capitolazione del governo Tsipras nel luglio 2015. Egli analizza essenzialmente il periodo 2009-2015, facendo anche incursioni in epoche più lontane.

Con questo voluminoso libro (550 pagine nella versione originale in inglese), Yanis Varoufakis dimostra di essere un grande narratore. Di tanto in tanto riesce a commuovere il lettore. Il suo stile diretto permette di seguire il corso degli avvenimenti come dal vivo.

Questo primo articolo tratta i primi 4 capitoli di un libro che ne conta 17. Riguarda le proposte che Varoufakis faceva prima di partecipare al governo nel gennaio 2015.

Dalla dimostrazione fatta dall’autore, si può chiaramente concludere che il suo comportamento e l’orientamento politico-economico da lui sostenuti hanno contribuito a portare al disastro. In effetti, Yanis Varoufakis rivendica chiaramente un ruolo di primo piano nell’elaborazione della strategia adottata prima della vittoria elettorale del gennaio 2015 da un gruppo ristretto di dirigenti di Syriza: essenzialmente Alexis Tsipras, Yanis Dragasakis, Nikkos Pappas.

Varoufakis non si dichiara colpevole: è convinto che se Tsipras avesse realmente applicato l’orientamento da lui proposto e che Tsipras ha accettato alla fine del 2014, questo non avrebbe portato a una sconfitta per il popolo greco.

Ma, contrariamente alla convinzione di Varoufakis, una lettura attenta del suo libro porta alla conclusione che egli ha contribuito alla sconfitta. 

Varoufakis spiega come ha convinto progressivamente Tsipras, Pappas e Dragasakis a non rispettare l’orientamento adottato da Syriza nel 2012 e poi nel 2014. Spiega che ha elaborato con loro un nuovo orientamento, che non è stato discusso all’interno di Syriza e che era diverso da quello presentato da Syriza nella campagna elettorale del gennaio 2015. Questo orientamento portava nel migliore dei casi al fallimento, nel peggiore alla capitolazione.

L’orientamento sostenuto da Varoufakis

Varoufakis riassume il contenuto dell’accordo stretto con Alexis Tsipras, Dragasakis e Pappas nel novembre 2014, in una riunione tenuta nell’appartamento di Tsipras. La riunione era stata organizzata dal trio Tsipras-Pappas-Dragasakis per convincere Varoufakis ad accettare di diventare ministro delle finanze nel governo che Syriza avrebbe formato prossimamente. «È là che Alexis mi ha fatto un’offerta, tranquillamente e sotto lo sguardo vigile di Dragasakis. – Se vinciamo, e non c’è più alcun dubbio che vinceremo, vorrei che tu sia ministro delle finanze».[1]

Varoufakis riassume 6 misure prioritarie che ha proposto a Tsipras, Dragasakis e Pappas e che questi hanno accettato. Queste misure implicavano di restare nella zona euro.

Varoufakis scrive: «Mi è parso utile ricapitolare i nostri obiettivi comuni:

In primo luogo la ristrutturazione del debito.

Secondo, eccedente primario che non supera l’1,5% del reddito nazionale e nessuna nuova misura di austerità.

Terzo, riduzione consistente delle imposte alle società.

Quarto, privatizzazioni strategiche con condizioni che preservino i diritti del lavoro e rilancio degli investimenti.

Quinto, creazione di una banca di sviluppo, che utilizzerebbe gli attivi pubblici che restano come cauzione per generare investimenti dall’interno, e i cui dividendi sarebbero canalizzati nei fondi pensione pubblici.

Sesto, politica di trasferimento delle azioni e della gestione delle banche all’UE (…).

Ancora una volta erano d’accordo, ancor più convinti». [2]

Varoufakis dichiara molto chiaramente che si dovevano sostituire queste misure al programma di Salonicco presentato da Tsipras nel settembre 2014.

Ecco quanto scrive a proposito di quel programma:

«…, ero ad Austin quando ho sentito dai notiziari che Alexis aveva presentato le grandi linee della politica economica di Syriza in un discorso a Salonicco. Sorpreso, mi sono procurato il testo e l’ho letto. Un’ondata di nausea e di indignazione mi ha sommerso. Mi sono immediatamente messo al lavoro. Meno di mezz’ora dopo, avevo [steso] un articolo che il Primo Ministro Samaras avrebbe utilizzato per fustigare Syriza davanti al Parlamento: «Persino Varoufakis, il vostro guru economico, giudica che le vostre promesse sono un bidone.» E tali erano.

Il «Programma di Salonicco» ( ) prometteva aumenti salariali, sovvenzioni, utili e investimenti che sarebbero stati finanziati da manne immaginarie o illegali. Comprendeva anche impegni che non avremmo neanche dovuto assumerci. Infine andava contro qualsiasi strategia di un negoziato ragionevole per mantenere la Grecia nella zona euro, mentre affermava che doveva restarci. Il programma era talmente scombinato che non mi sono neanche dato la pena di criticarlo punto per punto. Ecco quello che ho preferito scrivere:

«Quanto mi sarebbe piaciuto leggere un altro discorso di Alexis Tsipras! Immaginate un discorso che cominciasse con «Perché votare per noi?» e rispondesse, «Perché noi vi promettiamo tre cose: sangue, sudore e lacrime!»

Sangue, sudore e lacrime, ecco quello che Churchill ha promesso al popolo britannico nel 1940, quando è diventato capo del governo. E perché? Per vincere la guerra». [3]

Prendere come riferimento positivo W. Churchill in una critica pubblica rivolta al programma di Salonicco è un’impresa ardita. Churchill ha organizzato la sanguinosa repressione delle manifestazioni che scuotevano la Grecia alla fine del 1944 quando, nel quadro degli accordi di Yalta, la Gran Bretagna aveva preso il controllo del paese reprimendo le principali forze che avevano liberato il paese dall’occupazione nazista.

Ritorniamo sulle misure riassunte da Varoufakis

  1. Ristrutturazione del debito

Varoufakis propone una ristrutturazione del debito senza riduzione dell’ammontare totale.

La realizzazione di questa misura, molto moderata, dipende in realtà dalla buona volontà della Troika. Si tratta di un pio desiderio. Senza ricorrere a una sospensione di pagamento, combinata ad altri atti unilaterali, compresa la realizzazione di un audit, (con partecipazione cittadina), era impossibile costringere i creditori ad accettare una vera riduzione radicale del debito. La proposta principale di Varoufakis in materia di ristrutturazione del debito si iscrive, come indica egli stesso, nella continuità del testo intitolato: «Modesta Proposta per risolvere la crisi della zona euro»

(https://www.yanisvaroufakis.eu/wp-content/uploads/2011/12/une-modeste-proposition-pour-surmonter-la-crise-de-leuro.pdf). La realizzazione di questa proposta consistente nel mutualizzare i debiti pubblici della zona euro, avrebbe implicato una decisione comune dei governi della zona per alleggerire le finanze pubbliche e abbandonare le politiche di austerità. È tecnicamente possibile, è politicamente auspicabile dal punto di vista del rilancio dell’economia e di un nuovo contratto sociale neokeynesiano, ma, malgrado il carattere moderato della proposta, è totalmente incompatibile con la politica condotta dalla maggior parte dei governi interessati. Bisogna essere veramente molto ingenui per pensare che i governi in carica nella maggior parte delle capitali europee possano essere favorevoli a un rilancio keynesiano. Fondare una soluzione su una tale ipotesi è dare prova di una totale mancanza di coscienza dei rapporti di forza e delle motivazioni dei dirigenti europei. L’ultima versione proposta da Varoufakis alla fine del 2014-2015 implicava i seguenti orientamenti in materia di debiti: non rimettere in discussione e non ridurre il debito dovuto al FMI e ai creditori privati, e arrivare ad un aggiustamento con i partner europei sui seguenti punti: 1. «il governo emetterebbe delle obbligazioni perpetue, che avrebbero lo stesso valore nominale delle obbligazioni appartenenti alla BCE, con un tasso d’interesse debole, ma senza data di maturazione né di scadenza.»; 2. «I debiti obbligatari dei fondi europei di salvataggio sarebbero scambiati contro nuove obbligazioni trentennali del governo greco, anche queste aventi lo stesso valore del debito esistente (dunque niente riduzione formale), ma con due condizioni: prima, i rimborsi annuali devono essere sospesi fino a quando il reddito del paese non abbia raggiunto una certa soglia; seconda, i tassi di interesse sarebbero legati ai tassi di crescita dell’economia greca».[4]

Commento: queste due proposte erano irrealizzabili dal punto di vista politico, tanto quanto la mutualizzazione del debito.

Inoltre, tutta la proposta di Varoufakis in materia di debito era ed è inaccettabile per la sinistra in quanto presupponeva di scartare qualsiasi dibattito sulla legalità e sulla legittimità dei debiti reclamati alla Grecia. La proposta di Varoufakis si opponeva frontalmente all’orientamento adottato da Syriza nel 2012: la sospensione unilaterale del pagamento del debito e la realizzazione di un audit dello stesso (su questo ritornerò più avanti). Peraltro, ed è importante, Varoufakis, nella sua proposta, non include esplicitamente l’abbandono delle condizionalità imposte dai creditori.

Lo stesso Varoufakis spiega che la sua proposta è ultramoderata:

«Si trattava di misure moderate e politicamente accettabili per i creditori, poiché non comprendevano alcuna riduzione diretta. Rispetto al pubblico e a potenziali investitori, era anche il segno che l’UE accettava di avere se non il ruolo principale, almeno un ruolo nuovo: non più lo spietato creditore di uno Stato insolvente, ma il partner della crescita della Grecia, poiché il rimborso di questo paese era proporzionale all’aumento del suo reddito nominale.

Non ho sentito neanche una volta un rappresentante del FMI o dell’UE criticare la logica alla base di queste proposte. Come fece notare l’AD di una delle più grandi banche d’investimento americane dopo averle scoperte:

Voi gli proponete il genere di accordo che immaginerebbe un avvocato specialista di fallimenti a Wall Street».

Commento: È evidente che anche questo orientamento era esplicitamente contrario al legittimo rifiuto di proseguire il pagamento di un debito odioso.

2. La seconda proposta di Varoufakis

«Eccedente primario non superiore all’1,5% del reddito nazionale e nessuna nuova misura di austerità».

Commento: Impegnarsi a ottenere un eccedente primario dell’1,5% è totalmente incompatibile con una vera politica di rilancio dell’attività economica, dell’occupazione pubblica e privata, del potere d’acquisto delle masse popolari … In Grecia, un governo di sinistra che voglia realmente avviare una politica di rilancio e rispondere alla crisi umanitaria, deve applicare una politica di deficit pubblico per parecchi anni e rifiutarsi di ottenere un eccedente primario.

3. Terzo, riduzione importante delle imposte delle società

Riguardo a questa misura che Varoufakis riassume così: «Questo richiederebbe forti riduzioni dell’IVA e delle imposte sulle società poiché bisognava ridare energia al settore privato.»

Cita una domanda di Tsipras:

«Perché le ditte devono pagare di meno? Mi ha chiesto Alexis. Io gli ho spiegato: il settore privato doveva pagare di più per quanto riguarda il reddito fiscale totale, ma il solo modo di aumentare il suo contributo globale, mentre le vendite erano a un punto morto e le banche in fallimento, incapaci di fornire crediti alle imprese redditizie, era di ridurre le imposte sulle società. Dragasakis era d’accordo, cosa che ha tranquillizzato Alexis e Pappas.»

Commento: Promettere una riduzione delle imposte sulle società in modo indifferenziato è del tutto incompatibile con una politica di sinistra. Bisogna aumentare il tasso di imposizione delle grandi società e farlo rispettare. Allo stesso tempo, è del tutto possibile abbassare il tasso di imposizione delle piccole imprese. Peraltro, credere che la riduzione delle imposte sulle società aumenterà il contributo di queste nel reddito fiscale totale non è per niente dimostrato e deriva più da un incantamento liberista che da un ragionamento argomentato.

4. Quarto, privatizzazioni strategiche con condizioni che preservino i diritti del lavoro e il rilancio degli investimenti.

Varoufakis precisa: «Quanto alle privatizzazioni, se volevamo un accordo con la UE e il FMI, bisognava accettare dei compromessi. Il rifiuto di principio di Syria doveva essere sostituito da una politica di analisi caso per caso. Bisognava smettere di svendere le holding pubbliche, ma gli attivi come le ferrovie e i porti dovevano essere accessibili a condizione che ci fosse un minimo di investimenti, che l’acquirente si impegnasse a fornire ai lavoratori contratti dignitosi e il diritto di rappresentanza sindacale, e che lo Stato rimanesse un azionista importante, anche minoritario, poiché i dividendi delle sue azioni gli servirebbero a sostenere i fondi pensione

Commento: Mentre Syriza si batteva per porre fine alle privatizzazioni e per rinazionalizzare una serie di imprese privatizzate, Varoufakis, come ha messo in pratica quando è diventato ministro, era favorevole ad accettare la continuazione di certe privatizzazioni. Questo condannava il governo alla sottomissione verso le grandi imprese e in particolare al capitale estero. Cosa che riduceva all’impotenza i poteri pubblici.

5. Creazione di una banca di sviluppo

«Quinto, creazione di una banca di sviluppo che utilizzerebbe gli attivi pubblici restanti come cauzione per generare investimenti dall’interno, e i cui dividendi sarebbero canalizzati nei fondi pensione pubblici.»

Varoufakis propone la creazione di una banca di sviluppo fasulla come premio di consolazione per il proseguimento delle privatizzazioni e il trasferimento delle banche greche ai creditori stranieri (vedere la proposta 6).

Varoufakis scrive:

«Gli attivi che restavano proprietà pubblica dovevano essere trasmessi a una nuova banca di sviluppo pubblica, che li utilizzerebbe come garanzie o collaterali per raccogliere fondi, che sarebbero investiti in questi stessi attivi per sostenere il loro valore, creare posti di lavoro e aumentare i futuri redditi. Anche su questo hanno concordato »

Commento: Varoufakis presenta la misura della creazione di una banca pubblica di sviluppo per fare inghiottire le proposte 4 e 6 che sono in totale contraddizione con una politica di sinistra. La misura 4 consiste nel proseguire le privatizzazioni, e la misura 6 consiste nell’abbandonare il potere che i poteri pubblici greci avevano ancora sulle banche greche. La misura 5 serviva da zuccherino per far credere che i poteri pubblici si sarebbero dotati di un vero strumento pubblico per lo sviluppo.

6. La sesta proposta: il «trasferimento delle azioni e della gestione delle banche all’UE» (sic!)

Varoufakis precisa che si trattava di «affidare la gestione e la proprietà di queste banche all’UE. Era una proposta audacissima per un partito che propendeva verso la nazionalizzazione del settore bancario»

Commento: Lo Stato greco era il principale azionista di tutte le banche greche, e la posizione di Syriza era di far sì che i poteri pubblici esercitassero realmente il loro potere sulle banche. Proponendo a Tsipras, Pappas e Dragasakis di trasferire all’UE le azioni detenute dai poteri pubblici greci, Varoufakis realizza un ulteriore e drammatico passo verso l’abbandono completo della sovranità.

Dopo aver riassunto le 6 proposte, secondo lui accettate da Tsipras-Pappas-Dragasakis, Varoufakis affronta la strategia che un governo Syriza dovrebbe applicare nel negoziato con l’UE. Spiega che se l’UE decidesse di sabotare direttamente il governo greco, sarebbe la BCE a incaricarsi del lavoro sporco. Taglierebbe la liquidità alle banche greche e le obbligherebbe a chiudere, come, secondo Varoufakis, ha fatto nel marzo 2013 a Cipro.

Varoufakis precisa che ha ottenuto da Tsipras-Pappas-Dragasakis, un accordo per rispondere nel modo seguente:

«Il loro assenso doveva comprendere la mia strategia di negoziato, il cui elemento dissuasivo chiave [era] la minaccia di riduzione delle obbligazioni SMP, e il sistema di pagamento parallelo destinato a guadagnare tempo in caso di stallo e di chiusura delle banche

Tornerò sulla strategia di negoziato in un prossimo articolo nel quale affronterò il periodo successivo alle elezioni del gennaio 2015.

Varoufakis afferma che in seguito alla riunione con il trio Tsipras-Pappas-Dragasakis ha accettato il posto di ministro delle finanze. Dragasakis dal canto suo, avrebbe occupato il posto di vice primo ministro e avrebbe avuto la supervisione diretta di tre ministeri chiave, tra i quali quello delle finanze.

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La parte seguente sarà dedicata principalmente alla storia delle relazioni tra Varoufakis e il trio Tsipras-Pappas-Dragasakis tra il 2011 e il 2014.

Traduzione di Gigi Viglino

Articolo apparso per la prima volta su: http://www.cadtm.org/Les-propositions-de-Varoufakis-qui

[1] Y.Varoufakis, Adults in the Room, Bodley Head, London, 2017, p. 98. Il libro uscirà in francese nell’autunno 2017 per l’editore Les Liens qui Libèrent. Non esitate a ordinarlo alla vostra libreria.

[2] Op. cit., p. 102.

[3] Op. cit., p. 88-89.

[4] Questa citazione, come tutte quelle seguenti, proviene dal capitolo 4.

 

Eric Toussaint
www.cadtm.org
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