Di Carolina

28 ottobre 1922.
Una data infame davvero.
Probabilmente in pochi si aspettavano quello che da lì in avanti sarebbe successo, eppure in più di 25.000 sfilarono su Roma, sancendo di fatto l’ascesa di Mussolini.
Una data infame, dicevo.
Una di quelle date da ricordare, perché gli errori del passato siano un monito per il presente e per il futuro.
E invece, ahimè, il tempo passa e i fascisti restano. Vivono, o sopravvivono, di ricordi falsati e non vissuti, di nostalgici miti che sarebbe bello veder tramontati, di negazionismo becero, di raid notturni, di ronde contro i migranti, di spedizioni punitive 5 contro 1, di risse e omicidi politici che i media continuano a spacciare per “bravate”.
Eppure, restano, e ogni tanto ne combinano qualcuna delle loro.
Di soppiatto, come usano fare i vigliacchi, rispuntano fuori dalla cloaca della storia con qualche provocazione pubblicitaria come quella appena lanciata, e si divertono a creare scompiglio, quel tanto che basta per far parlare di loro.
A 95 anni di distanza, come se il tempo avesse curato ferite che, invece, sono insanabili.
” La marcia dei patrioti” l’hanno chiamata, da bravi soldatini hanno risposto “Presente!”, si sono presi la briga di fare volantini ed eventi facebook, hanno lanciato parole d’ordine e hanno goffamente schivato le accuse, peccato solo che abbiano “dimenticato” di inviare una richiesta di autorizzazione alla questura, forse perchè negli ultimi anni sono stati abituati ad avere carta bianca, con tanto di “apertura della portiera” e “baciamano”, o forse perché questa è davvero solo una trovata pubblicitaria.
Il motivo formale è “dire no allo ius soli e fermare le violenze e gli stupri degli immigrati”. Da che pulpito.
“In difesa delle nostre donne”, ha dichiarato Forza Nuova, il partito nazifascista promotore dell’evento.

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Eppure nessuna di noi si sente tutelata o al sicuro con i fascisti in città. Sarà per le esperienze che ognuna ha accumulato nel corso degli anni, sarà per la visione del mondo che il fascismo sottintende: una visione paternalistica, razzista e machista, in cui la donna è strumento dell’uomo, totalmente asservita alla famiglia e al ruolo di “angelo del focolare”, senza alcuna possibilità di decidere della propria vita e del proprio corpo.
Quello che sconvolge, ancora una volta, non è la volontà di commemorare un evento tanto nefasto nè la scaltrezza nell’aggirare la Costituzioni e le leggi Scelba e Mancino alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti. In fondo, la celebrazione dell’anniversario della marcia su Roma non è certo una novità. Ogni anno, infatti, a Predappio (dove peraltro è in progetto un museo del fascismo) una nutrita marmaglia composta da ignoranti e imbecilli d’ogni tipo ed età celebra questa giornata con annessa gitarella alla tomba di Mussolini, simpatico siparietto per giornalisti e nuovi adepti.
Piuttosto ciò che lascia basiti è il clamoroso ritardo e, nei casi peggiori, la completa assenza di una risposta forte ed efficace da parte delle istituzioni, che, con questo atteggiamento di benevolenza tacita, di incertezza e di giustificazionismo acritico, altro non fanno che avallare e dar nutrimento a questa follia. Lascia basiti, certo, ma non stupisce affatto neppure questo.
Ciò dimostra ancora una volta, come se già non fosse evidente, che affidare allo Stato borghese il compito di sanzionare ed impedire fenomeni neofascisti è non solo inutile, ma anche controproducente, dato che:
《Lo Stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è
nato in mezzo al conflitto di queste classi, è per regola lo Stato della classe più potente, economicamente
dominante, che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento
per tener sottomessa e per sfruttare la classe oppressa. Come lo Stato antico fu anzitutto lo Stato dei
possessori di schiavi al fine di mantener sottomessi gli schiavi, così lo Stato feudale fu l’organo della nobiltà
per mantenere sottomessi i contadini (…) lo Stato rappresentativo moderno è lo strumento per lo
sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale》 (F. Engels – L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato).

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