Stamattina, alle 12, era prevista una manifestazione “istituzionale” in Plaza de Catalunya, indetta dall’Ayuntament di Barcelona (il Comune, gestito dalla sinistra guidata da Ada Colau) e dalla Generalitat (il governo “regionale” catalano, gestito da una coalizione indipendentista che unisce settori di sinistra moderata – ERC – e di centro-destra “antifranchista” – PdC, ex Covergencia, appoggiato dall’esterno dalla sinistra radicale indipendentista, la CUP). La piazza era piena (si parla di oltre 100 mila persone). Presenti il “re” e il capo del governo, Rajoy. Per fortuna questi ultimi hanno taciuto, probabilmente per evitare contestazioni dalla piazza. Sia Ada Colau che Carles Puigdemont, nei loro interventi hanno sottolineato l’apertura e il rifiuto del razzismo di Barcellona e dell’intera Catalogna, allertando sul rischio che attentati di questo tipo fanno correre alle politiche d’accoglienza ed integrazione che caratterizzerebbero la realtà catalana. Mano mano la gente comincia a defluire dalla piazza, riversandosi sulla Rambla, dove sono stati creati, spontaneamente, da centinaia di mani anonime, molti piccoli “sacrari” improvvisati, fatti di fiori, cartelli, ceri e candele. La gente batte ritmicamente le mani, mentre scende lungo la Rambla, e grida slogan come “No tinc por” (non ho paura, in catalano) o “No pasarán” e “El Pueblo unido jamas será vencido” entrambi di gloriosa memoria. La presenza di forze politiche organizzate è invisibile, e questo mi stupisce. So che qualche settore dell’estrema sinistra ha snobbato la scadenza, ritenuta “troppo istituzionale”, lasciando le tanto evocate “masse” in balìa di se stesse e della loro coscienza più o meno avanzata. Per fortuna Barcellona, per così dire, ha un senso comune genericamente “progressista”, e le temute reazioni xenofobe e razziste non sono emerse, per lo meno tra le migliaia di partecipanti a questi cortei improvvisati.

La città è di nuovo piena, sia grazie ai manifestanti, sia alle migliaia di turisti che non si sono fatti spaventare dall’accaduto. E questo dà una piacevole sensazione, dopo l’angoscia della notte precedente: non ci fanno paura. Le piazze, le strade sono nostre, nonostante quei maledetti cultori della morte islamo-nazisti.

La scadenza più o meno organizzata è quella delle 18,45, indetta da Ciutat Vella Antifeixista (la Ciutat Vella è il centro storico di Barcellona) al Pla de la Boquería (a metà Rambla). Hanno aderito sia i compagni della CUP che i nostri di Anticapialistes (ex Rivolta Global). In realtà la mani è stata indetta per impedire la concentrazione convocata dai fascisti della Falange davanti al Mercato de la Boquería per le 19.  All’appuntamento si presenta un migliaio di compagni, anche se è difficile stimare il numero reale, vista la presenza di altre centinaia di persone tra turisti, giornalisti, cameraman, curiosi che scattano fotografie al “sacrario” improvvisato sul mosaico di Miró, proprio al centro della Rambla. Nessuna bandiera, nessun volantino. Qualche cartello contro il fascismo, il razzismo, l’islamofobìa (uno solo recava Isis=nazisti), qualche megafono e un impianto di amplificazione trasportato su un carrello da supermercato. Slogan contro il fascismo e il razzismo, No pasarán ripetuti. Pare che la concentrazione dei fascisti sia stata proibita, per cui il clima è, tutto sommato, abbastanza disteso. All’improvviso c’è un accorrere verso il Mercato, a 100 mt da lì. Sono comparsi 7 o 8 fascisti, che vengono subito accerchiati. Non c’è traccia di polizia. Sono 5 o 6 tipici skinhead (da look un po’ punk) e una coppia di anziani, lui con un cappello con la bandiera spagnola, lei con una fascia giallo-rossa. I compagni urlano slogan, volano insulti, qualche uovo si spiaccica sulle facce smorte (e pour cause: 7 o 8 contro un migliaio, bisogna ammettere che hanno fegato) dei fascisti. Ma, nonostante l’assenza di polizia a proteggere lo sparuto drappello falangista, nemmeno uno schiaffo, uno spintone, Mi stupisco dell’autocontrollo dei compagni di Barcellona. Non credo che in Italia i fascisti l’avrebbero passata altrettanto liscia. Ma forse, nonostante gli slogan incendiari, la visione di questi poveri idioti spaventati, isolati in mezzo a una folla urlante e minacciosa, è stata sufficiente a inibire la voglia di passare ad “argomenti” più contundenti. O forse anche grazie alla presenza delle telecamere delle TV di mezzo mondo, che a un certo punto sembravano assediare i fascisti quanto i compagni. Dopo un quarto d’ora, comunque, arrivano tre furgoni della polizia catalana, in assetto antisommossa, che si allineano tra noi e gli atterriti fascisti, senza caricare né mostrarsi particolarmente aggressivi. Dopo un’altra mezz’oretta di slogan e “blocco” dei furgoni, il concentramento si scioglie poco a poco, con la (magra) consolazione che il penoso tentativo dei fascisti di strumentalizzare l’accaduto è fallito. Resta un po’ di amaro in bocca a quelli che, come me, avrebbero sperato di vedere una presenza massiccia e organizzata della sinistra “radicale” a dare il tono all’intera giornata. Mi viene quasi da pensare che solo grazie alla sciagurata mini-iniziativa dei falangisti siamo stati “visibili” in una giornata come questa.

Barcellona, 18 agosto, ore 23, 45.

Flavio Guidi

Annunci