Erano passate da poco le 18. Ero appena uscito dall’acqua, alla spiaggia della Mar Bella, 3 km a nord delle Ramblas, una delle spiagge della cosiddetta “Vila olimpica”, costruita per le olimpiadi del 1992. Un messaggio al cellulare mi dà una notizia cui stento a credere: un attentato sulle ramblas. Un furgone lanciato sulla folla. Come a Nizza, Berlino, ecc. Cerco subito conferma sul sito di Publico, unico quotidiano (on line) di sinistra nello Stato spagnolo. La conferma mi raggela. Chiamo subito alcuni compagni, di Revolta Global  (la sezione catalana dell’Internazionale) e della CUP (la coalizione indipendentista e anticapitalista). Nessuno sa nulla più di quanto stanno dicendo i vari mass media mainstream, ovviamente. Ci si lascia con la classica frase “ci aggiorniamo a più tardi”. In realtà, tra telefonate da tutta Italia e da Barcellona di persone che vogliono sapere se sto bene, messaggi, risposte scritte o verbali, ho a malapena il tempo di dare un’occhiata ai vari notiziari, maledicendo la mancanza di un computer, visto che il cellulare non è il massimo in queste situazioni. Poco a poco la spiaggia di svuota, più lentamente del previsto.

Mentre torno  verso casa sento le sirene della polizia che vanno in tutte le direzioni e gli elicotteri che sorvolano il centro. Corre voce che gli attentatori siano assediati in un bar turco in centro, che vi sia una sparatoria in carrer Hospital angolo Rambla. Chiamo un mio amico che ha un ristorante a 100 m da lì. Mi racconta che sono rinchiusi nel suo ristorante, lui, i camerieri e i clienti. Ma non sente spari. Il che dovrebbe essere impossibile vista la vicinanza al presunto bar assediato. Solo dopo le 20 arriverà la smentita dei Mossos de Esquadra (polizia catalana). Nessuna sparatoria in quella zona. Le notizie si susseguono, accavallandosi, spesso contraddittorie. Nel frattempo mi arriva il comunicato dei nostri compagni di Anticapitalistas, con l’ovvia condanna del feroce attentato e con la messa in guardia che, con la scusa dell’attentato, ci si trovi di fronte ad un rigurgito razzista e all”ulteriore limitazione degli spazi democratici. Nel comunicato si fa riferimento a Barcellona come città aperta, tollerante e accogliente. Questo è quello che dicono quasi tutti (io compreso) a partire dalla sindaca, Ada Colau, eletta due anni fa nella coalizione di sinistra Barcelona en comù. Nel frattempo arriva la notizia della rivendicazione da parte degli islamonazisti di Isis. Come si sospettava, vista la dinamica particolarmente codarda ed efferata dell’ attentato. Ma cosa vogliono “punire” le canaglie islamiste? La Spagna  (e a maggior ragione la Catalogna) non è in questo momento impegnata sul fronte mediorientale, diversamente dalle principali potenze imperialiste. Forse vogliono castigare, come già 80 anni fa i loro ispiratori franchisti (quelli integralisti cattolici, questi islamisti) una città libertaria e “miscredente” come Barcellona? I deboli cervelli dei fanatici religiosi sono capaci di queste barbarie, mi dico, anche se mi sembra difficile che riescano a fare dei paragoni storici dal basso della loro medievale ignoranza. La città sembra svuotarsi, come se trattenesse il respiro. La polizia invita a non uscire per strada, soprattutto nel centro. Io, come sempre poco obbediente, cerco un bar o un ristorante dove mangiare qualcosa. Tutto chiuso, maledizione. Giro nelle strade semideserte tra il Poble Nou e la Vila olimpica, ascoltando le notizie da Tv 3, la tv catalana. Pare abbiano arrestato un magrebino. Pare abbiano ucciso uno degli attentatori mentre forzava un posto di blocco in Diagonal. No, forse non c’entra nulla con l’attentato. Domani a mezzogiorno il governo municipale ha indetto una manifestazione in Plaza de Catalunya. Telefono ai miei amici asserragliati. Non mi rispondono. Vedo in Avinguda Icaria un piccolo ristorante, miracolosamente aperto. Mi siedo e mangio, guardando le notizie. Quando vado a pagare sono le 10. Commento col cameriere quanto è successo. Mi sembra scosso ancor più di me. Quando sto per andarmene, gli dico “Se ci chiudiamo in casa, come suggerisce la polizia, finiremo per fare il loro gioco”. Infatti, mi risponde, dobbiamo stare nelle piazze, riprenderci le strade. Gli lancio un “No pasaràn” e alzo il pugno vicino alla testa, come facevano i miliziani nel ’36. E lui mi sorride. Sì,  canaglie islamonaziste. I vostri più o meno rivendicati antenati, in questa città, 81 anni fa, hanno assaggiato il piombo proletario. Il loro capo, il generale Goded, è finito al muro. Vi auguro la stesss fine. Non passerete!

Flavio Guidi, Barcellona, ore 2.10 del 18 agosto

 

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