– NATO DI LUGLIO e decisamente incazzato!
Nel 1920, a Barcellona, i padroni assoldano un branco di assassini per eliminare gli operai e i sindacalisti che, più risolutamente, lottano contro il loro sfruttamento selvaggio.
Gli assassini che agiscono impunemente, vengono chiamati “pistoleros” e “matones” (picchiatori) e ammazzano, senza pietà, chiunque venga segnalato come ribelle e rivoluzionario. In particolare, vengono colpiti i militanti del sindacato anarchico della CNT; i più risoluti e decisi.
La polizia e i giudici e ogni altra autorità statale, stanno a guardare e coprono, di fatto, gli assassini e i loro mandanti.
Circa 200 saranno i lavoratori eliminati.
E’ il prezzo feroce dello scontro di classe; come in altre parti del mondo, dove, in quegli anni, i proletari tentano l’assalto al cielo o, solo, il conseguimento di livelli di vita più dignitosi.
Lo Stato guarda e protegge gli sgherri dei padroni, ma 4 ragazzi decidono di affrontarli e di rispondere colpo su colpo.
Buenaventura ha 24anni, Francisco 19, Gregorio 29 e Garcia 18.
Sono tutti anarchici e, decisamente, incazzati!
Creano, insieme, un gruppo di autodifesa armata. E, armi in pugno, combattono contro i “pistoleros” dei padroni e contro la Guardia Civil che li protegge.
20 sono gli assassini giustiziati!
Sono colpiti, anche, uomini delle istituzioni, complici dei padroni: Manuel Bravo Portillo, Francisco Maestre ed Eduardo Dato.
La loro lotta, senza tregua, continuerà, fra esilio e ritorni, fino ai giorni della Rivoluzione Libertaria.
Francisco (Ascaso) morirà nei primi giorni del golpe franchista, durante l’assalto a una caserma di Barcellona, il 20 luglio 1936.
Gregorio (Jover Cortés) e Garcia (Oliver) finiranno i loro giorni nell’esilio messicano, senza mai abbandonare la militanza anarchica.
Buenaventura Durruti cadrà a Madrid, il 20 novembre 1936.
ERA NATO IL 14 LUGLIO (1896).

– ERA D’ESTATE TANTO TEMPO FA
(e sul tuo viso lacrime chiare
mi dicevano solo addio)
Guarda i suoi compagni che gli stanno stretti al fianco, schiacciati al riparo, uno addosso all’altro.
Sente il loro odore acre, di stanchezza e di paura. Sa, comunque, che resisteranno, malgrado tutto.
Sono quasi 30 ore che si stanno battendo dietro le barricate improvvisate con materassi, specchiere, mobili vari; strada dopo strada. Caserma dopo caserma.
Le hanno prese quasi tutte; manca questa delle Atarazanas. Dalla quale piove una pioggia continua di palle di piombo che hanno falcidiato gli assalitori.
Francisco guarda, ancora, i suoi compagni.
Li conosce tutti. Sono i militanti della CNT che, con lui, affrontano da sempre i padroni, lo Stato e i suoi servitori aguzzini e la Chiesa cattolica.
Guarda, anche, quelli caduti nel piazzale davanti alla caserma bastarda.
Bisogna fare presto a prenderla, per togliere una possibile base d’appoggio ai fascisti che stanno arrivando.
Ma quella caserma ha già inghiottito tanti di loro. I migliori, i più coraggiosi.
Ascaso si accorge che tutti lo guardano.
Specchia la sua stanchezza, la sua rabbia nei loro occhi arrossati, nelle barbe lunghe come la sua.
Sono sull’orlo di un collasso per le troppe ore di tensione, di azione senza risparmio.
Hanno cominciato il 19 e, nel tardo pomeriggio del 20 luglio, sono ancora tutti lì a battersi contro i cabrones golpisti e fascisti.
Dà un’occhiata all’altro lato della strada e vede Buenaventura con i compagni arrivati dal convento delle Carmelitane appena espugnato.
Quando sono riusciti, finalmente, a entrare, hanno giustiziato tutti i frati e i militari fascisti che vi resistevano; pronti a accogliere i golpisti di Franco.
Hanno tagliato la testa al colonnello Lacasa, al capitano Domingo, al comandante Robelledo.
Gira lo sguardo, per l’ultima volta, sul corpo proletario di Durruti e sorride; col suo sorriso sprezzante che gli diventa quasi cattivo, prima di ogni azione.
“Appena il mitragliere si sporge per sparare, fatelo fuori!”.
Impugna la sua Astra 9mm e corre allo scoperto. In mezzo alla piazza, si china, prende la mira e spara e dalla caserma rispondono.
Francisco Ascaso, Paco per tutti gli anarchici, cade colpito in fronte. Da ogni angolo della piazza sparano con tutto quello che hanno, senza risparmiare munizioni.
Durruti si getta in avanti e, con lui, tutti gli altri della CNT: “Correa degli edili, Yoldi e Baron dei metallurgici, Garcia Ruiz dei tranvieri, Domingo e Joaquin Ascaso”.
E’ arrivato un camion, sulle fiancate del quale hanno scritto a lettere enormi: CNT. Sulla cabina è posizionata una mitragliatrice pesante e da lì, Sanz e Aurelio Fernandez e Doloso, danno un’efficace copertura.
Durruti corre guardando sempre dritto davanti a sé. Con lui centinaia di anarchici inferociti.
Riescono a entrare e ammazzano subito tutti gli ufficiali.
In quasi due giorni di lotta senza tregua, hanno preso Barcellona.
Loro, i bastardi rifiuti della società, gli ultimi della gerarchia sociale e i primi in ogni azione dello scontro di classe.
Inizia la Rivoluzione Libertaria.
La FIESTA dell’Anarchia a cui tutti sono invitati.
Francisco Ascaso è dentro i loro cuori.
Una delle colonne anarchiche che stanno per affrontare i fascisti di Franco e i mercenari di Mussolini, avrà il suo nome.
Fra le sue fila tanti rivoluzionari italiani; inquadrati in quella che sarà conosciuta come la Colonna Rosselli, la “Sezione Italiana della Colonna Ascaso”.
Francisco Ascaso (PACO)
(1 aprile 1901 – HUESCA)
20 luglio 1936: REVOLUCION ROJINEGRA

– IL MITRA E’ LUCIDATO!
Era nato da qualche parte in Galizia, il 13 LUGLIO 1915.
Si chiamava José Lopez Penedo.
Da ragazzo si iscrisse alla “Confedaracion Nacional del Trabajo (CNT)”.
Come anarchico partecipò alla Rivoluzione Spagnola, militante della Colonna Durruti, fra Barcellona e Madrid.
Fu uno di quelli che non considerò la sconfitta e la resa come un dato finale e definitivo.
Continuò, semplicemente, a battersi sia durante la Seconda Guerra Mondiale, di qua e di là dei Pirenei, che, dopo, fin dentro le città spagnole controllate dai boia franchisti.
Lo fece con il gruppo guerrigliero libertario di Francesc SABATE’ Llopart (EL QUICO).
Con Sabaté e gli altri compagni si battè fino all’ultimo; azione dopo azione, segnando il tempo feroce della dittatura clerico-fascista con momenti di resistenza, di giustizia e di dignità.
Fino alla notte del 9 marzo 1949, quando fu sorpreso in una casa del Barrio de L’Hospitalet de Llobregat, a Barcellona.
Avevano trovato, lui e il suo compagno Josep Sabaté Llopart, un momentaneo rifugio dopo l’ennesima azione guerrigliera in città.
Sotto un fuoco micidiale di colpi, i due anarchici si gettarono fuori sparando.
Il suo compagno riuscì a passare, ma José cadde colpito ai polmoni.
Perse, immediatamente, conoscenza e i franchisti lo raccolsero, ancora, vivo.
Il 16 novembre 1949 fu giudicato e condannato a morte da un consiglio di guerra fascista.
Il 4 febbraio 1950, nel Camp de la Bota di Barcellona, fu fucilato con un altro suo compagno, Cartes Vidal Passanau.
Lo stesso giorno, qui e là della Spagna boia e cattolica e fascista, furono fucilati altri due guerriglieri anarchici: Saturnino Celebras Saiz e Manuel Sabaté Llopart.
I due figli e la compagna di Josè, aspettarono, ancora per un po’ di tempo, di vederlo in cima ai Pirenei, nel buio e nel silenzio della notte guerrigliera, tornare a casa insieme al Quico e agli altri compagni, con stretto al fianco il suo mitra lucidato.

(josé)

– PER ALTRI 18 ANNI
Quanti anni sono che ti stai battendo contro i clerico-fascisti di Franco?
Nel 1939 hai lasciato la Spagna, fra le colonne delle donne e degli uomini in fuga al di là dei Pirenei.
I francesi ti hanno rinchiuso nel campo di concentramento di Argelès-sur-Mer.
Quando sono arrivati, i nazisti ti hanno spedito ai lavori forzati in una miniera di bauxite.
Appena hai saputo che si stavano organizzando i guerriglieri del Maquis, sei scappato e ti sei unito a loro.
Hai portato la tua esperienza di sabotatore. Sei entrato a Parigi per liberarla, con la 2° divisione corazzata di Leclerc.
Non sei rimasto in Francia a raccogliere onori e a scrivere memorie.
Sei un militante anarchico della CNT e il tuo nemico è ovunque l’umanità sia sfruttata e sottoposta all’autorità di qualsiasi Stato e chiesa.
Hai combattuto in Francia contro la canaglia nazifascista, ma il tuo cuore batte forte nella terra dove la tua gente è soffocata dalla dittatura clerico-fascista.
Con Francisco Sabatè, con José Facerias, con Marcelli Massana e gli altri compagni anarchici avete cominciato, già dal 1945, a attraversare i Pirenei; non più in fuga, ma all’attacco dentro le città della dittatura, con azioni dure e ripetute di guerriglia urbana. A dare speranze e sorrisi al proletariato oppresso.
Quanti anni sono, Ramon Vila Capdevila, detto Carquemada e Raymond, che ti stai battendo senza tregua contro questi bastardi che ti stanno braccando.
Oggi 7 agosto 1963 sono 18anni di azioni disperate e tenaci. Di memoria che non vuol farsi cancellare dal presente trionfante della dittatura.
Hai la Guardia Civil addosso e spari, ancora, col tuo mitra lucidato.
Fino all’ultimo colpo, dentro l’ultimo respiro; col cuore che batte forte e non rimpiange niente.
Il 15 luglio 2000, a Figols, luogo della tua sepoltura, le compagne e i compagni hanno posto una targa:
«Qui giacciono i resti di Ramon Vila Capdevila. Militante della CNT e l’ultimo degli anarchici catalani del maquis, prese parte alla proclamazione del comunismo libertario (1932), alla guerra civile (1936-39), e alla Resistenza francese (1939-45) e, per altri 18 anni, alla lotta contro il franchismo. In memoria di lui e di tutti coloro che hanno dato la vita per la libertà e per l’ideale anarchico».
(appena giro da quelle parti, ti vengo a salutare compagno!)


– MORTE AL FASCISMO
L’ultima notte è, ormai, passata fra le quattro mura della cella numero 443 del Carcer Modelo di Barcellona.
E’ il 2 marzo del 1974 e il boia franchista Antonio Lopez Sierra, nella Sala Spedizioni della prigione, sta aspettando Salvador per garrotarlo.
Salvador Puig Antich è un militante rivoluzionario anarchico. Ha venticinque anni e odia i fascisti.
In tutta Europa ci sono state manifestazioni di massa per chiedere la sua liberazione o, almeno, la sospensione della pena di morte.
Il fascismo spagnolo sta morendo col suo dittatore, ma si nutre, ancora, di sangue, di paure e di terrore.

Sono le 9,40, il boia della dittatura fascista, lega Salvador alla sedia cui è applicata la “garrota”: un cerchio di ferro fissato a un palo incastrato nella sedia. Il cerchio viene stretto, mediante una vite, intorno al collo fino a provocare la morte per strangolamento o per rottura della colonna vertebrale.
Quella mattina verrà garrotato, anche, un detenuto “comune”: Georg Michael Welzel.
Saranno gli ultimi due condannati a essere assassinati con questo metodo.

Il clerico-fascista Francisco Franco morirà l’anno dopo (20 novembre 1975). Il suo erede designato, Luis Carrero Blanco, chiamato “l’Orco” per la sua ferocia, è stato giustiziato, il 20 dicembre 1973 a Madrid, da militanti dell’ETA e da anarchici internazionalisti (Operazione OGRO).
Il fascismo spagnolo muore con i suoi ultimi mostri sanguinari.
Contro di loro, anarchici e comunisti, si sono battuti, senza tregua, dal 1936.

Salvador, c’ero anch’io a chiedere la tua libertà e la morte del fascismo!

(Claudio Taccioli)

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