di Carolina Gregori

Oggi la giornata è dedicata alle questioni di genere e allo spazio donne. Mi sveglio già stanca, complice il vino della sera prima, ma curiosa di capire come, nel discorso interno alle giovani della Quarta, si stia sviluppando questo dibattito e se, come credo, la questione sia posta dal punto di vista marxista.

Dopo la riunione di delegazione, un momento di incontri e scontri che trovo molto bello per conoscerci e crescere insieme, si corre al forum “Women’s global strike”. Le compagne introducono il tema in modo molto forte, con toni accesi, personali e politici insieme, ma che forse risentono di un’impostazione teorica che poco tiene presente il piano economico di critica complessiva al capitalismo, in quanto modo di produzione in cui sfruttamento e miseria sono costanti e in cui la lotta contro un’oppressione ben determinata, quella di genere, necessita di essere inserita, pur mantenendo la propria specificità.

Si alzano cori appartenenti a tradizioni diverse, ma tutti portano il segno della stessa rabbia, lo stesso dolore, la stessa voglia. È bello condividere e ragionare tutte insieme, ascoltare storie di ordinario machismo e cercare di immaginare pratiche comuni di liberazione.

Oggi il “Women space” sarà molto interessante. L’atmosfera è elettrica, anche perché stasera ci sarà la festa. Allo spazio donne le compagne spagnole propongono un’analisi del rapporto tra corpo della donna, riproduzione e capitalismo. Mi sembra piuttosto puntuale. Credo sia opportuno intervenire per dire che non è possibile essere marxiste, oggi più che mai, senza lottare per l’emancipazione delle donne nella prospettiva di una totale e rivoluzionaria messa in discussione del modo di produzione capitalistico, in quanto la lotta socialista, per me, è l’unica in grado di abbattere in toto i pregiudizi sessisti.

Le lavoratrici di Pietrogrado nel 1917, le lavoratrici dei fiammiferi di Londra nel 1888, le mogli dei minatori britannici nel 1984-5 sono alcuni tra gli esempi del ruolo fondamentale svolto dalle donne nella lotta di classe anticapitalista. Lottare a fianco delle lavoratrici femministe si configura, quindi, come una necessità impellente ed un dovere sostanziale della classe, e viceversa, perché questa lotta è una parte fondamentale ed imprescindibile, anche se non esaustiva nè che si esaurisce in essa, della lotta di classe contro il dominio del capitale.

I successi ottenuti fino ad ora devono solo spingerci a fare di meglio, perché ancora non è abbastanza.

Siamo strette da identica morsa, strozzate dalle mani di capitalismo e patriarcato che, nell’oppressione di genere, trovano un’intesa perfetta e criminale. Un violento e feroce matrimonio combinato sulla nostra pelle.

Poco prima di pranzo accettiamo volentieri l’invito dei greci dell’Okde, il che è occasione di confronto circa la situazione politica delle rispettivi stati ed organizzazioni, ma è anche volto a chiarire alcune incomprensioni politiche che ieri ci hanno portato ad un piccolo dissidio in sede di workshop su temi come campismo e internazionalismo e anche in sede di coordinamento internazionale.

Inizia a piovere e corriamo in tenda. Finalmente un momento di riposo, seppur imposto dal meteo, prima di partecipare ai workshop di oggi.

Osservo le compagne sedute attorno a me, mentre si discute del ruolo delle donne durante la Rivoluzione Russa. I volti fieri. Gli sguardi decisi.

Scende la sera e sale la musica. È il momento della festa non-mista donne, in cui tutte sperimentiamo una socialità diversa, partecipiamo ai giochi e ci scateniamo in pista.

È bello far parte di tutto questo.

 

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