Il più bel film sulla rivoluzione russa dell’ottobre ’17 è “I SETTE SAMURAI” (Shichinin no Samurai – 1954).
Akira Kurosawa colloca la storia fra il 1587 e l’anno successivo; l’Era Sengoku del suo Giappone.
Un posto, in quell’epoca, frequentato dai Samurai.
Una casta di intellettuali, esperta nelle arti Zen; come l’arte della scrittura (shodo) e quella del the (cha no yu). A differenza delle altre caste, esperta, anche, nelle arti marziali.
Il samurai viene, infatti, chiamato Bushi: “l’uomo che ha la capacità di mantenere la pace, con la forza militare o letteraria”.
La storia raccontata dal film, è quella dei contadini e dei piccoli artigiani di uno sperduto villaggio giapponese.
A ogni nuova stagione, ricevono la visita di una banda armata (40 banditi) che li obbliga a consegnare il frutto del lavoro.
Sempre più disperati, gli abitanti del villaggio decidono di assoldare dei Samurai che li possano difendere.
Nessuno, però, li vuole aiutare perché non c’è né gloria né ricchezza per l’impresa da affrontare.
Sono disperati e quasi rassegnati al fallimento, quando vedono un Samurai che, pur di aiutare un bambino maltrattato, si rade a zero per fingersi un monaco. Fa, cioè, una cosa assolutamente straordinaria e fuori dal comune per un Samurai: rinuncia al vanto e all’orgoglio dei lunghi capelli. Curati fino all’eccesso da ogni Samurai, come simbolo di appartenenza e segno di bellezza personale.
Kambei Shimada, il Samurai che aiuta il bambino, accetta di aiutarli e ne raccoglie intorno a se altri (cinque) e un giovane contadino che si rappresenta come tale. Sette combattenti, in tutto!
I Samurai organizzano la resistenza e insegnano ai contadini, per quanto riescono, le regole del comattimento: “Chi difende tutti difende se stesso, chi pensa solo a se stesso si distrugge”.
La lotta contro i banditi è dura e senza tregua. I contadini partecipano direttamente agli scontri cruenti, come e con quel che possono.
Dopo tre giorni di corpo a corpo sanguinosi, in cui cadono 4 Samurai e diversi contadini, i banditi vengono letteralmente annientati.
La sera si festeggia e i Samurai liberano, dopo, il villaggio della loro presenza. Lo restituiscono alla libertà, senza chiedere nulla, oltre a quanto promesso.
“Noi Samurai siamo come il vento che passa veloce sulla terra, ma la terra rimane e appartiene ai contadini”.
Il film è la “bella favola” della Rivoluzione Russa, quella detta “bolscevica”.
Come tutte le grandi favole è la rappresentazione onirica e/o mitica della condizione umana calata dentro i passaggi critici della comune esistenza (cappuccetto rosso, dall’infanzia all’adolescenza riproduttiva) o vissuta nelle storie collettive di cambiamento socio-economico traumatico (la guerra di Troia, l’affermazione della società e della cultura micenee nel Mediterraneo orientale).
Il villaggio dei contadini e dei piccoli artigiani è la Russia zarista sottoposta allo sfruttamento violento e disumano.
I banditi sono le classi dirigenti, aristocratico-militari e borghesi.
I Samurai sono i partiti socialisti. Fra questi, quello bolscevico e qualcun altro (i sei Samurai “veri” più Kikuchiyo/Toshiro Mifune, il contadino guerriero!) che per amore, intelligenza delle cose, comprensione della realtà e compassione della condizione umana sfruttata, decidono l’azione solidale violenta. La vittoria sarà possibile solo con la partecipazione alla lotta di tutto il villaggio: di tutto il proletariato!
Nessun compromesso, pur proposto, è possibile per i 7 Samurai/”rivoluzionari”.
Solo la lotta determinata e lucida nell’arte dell’agire, è accettata e portata avanti, senza tregua, fino alla vittoria del villaggio.
Liberato infine e salutato dai Samurai superstiti senza richiesta di alcun privilegio, salvo il compenso già pattuito. Con la sola possibilità di rimanere, come fa Kikuchiyo, per partecipare, come ogni altro, alla sua vita; di riti festivi stagionali e di lavoro.
Alla fine, insomma, il potere appartiene solo ai Soviet dei contadini, degli operai, dei soldati. Come affermò Lenin prima e a giustificazione dell’assalto al Palazzo d’Inverno. Come confermò per sciogliere l’Assemblea Costituente appena eletta da decine di milioni di proletari russi; ma dove i bolscevichi erano in minoranza.
“I SETTE SAMURAI” è la favola bella della Rivoluzione d’Ottobre perché il potere non passò mai dal Partito Bolscevico ai Soviet. Si stagnò là dentro, nel buio delle stanze del Cremlino e delle menti dei capi rivoluzionari. Tanto che divenne la dittatura del partito, meglio del suo Comitato Centrale; più precisamente, di 11/13 dirigenti che controllavano, come una cricca e una banda, l’intero paese.
I metodi di gestione del potere furono autoritari e brutali, al di là dei programmi e dei decreti immediati:
– la distribuzione, senza indennizzo, delle terre dei grandi proprietari ai contadini che ne erano privi;
– costituzione dei Tribunali del Popolo eletti fra gli operai e i contadini;
– eliminazione della polizia, sostituita da milizie popolari;
– separazione fra Stato e Chiesa;
– matrimonio civile con uguali diritti fra i coniugi;
– divorzio;
– pienezza di diritti a tutte le donne;
– nazionalizzazione di tutta l’economia;
– le fabbriche affidate agli operai;
– denuncia e pubblicazione dei trattati segreti internazionali.
La costruzione del nuovo/antico Stato e il governo del paese conquistato furono condotti con una repressione del dissenso e della libera partecipazione, sempre più violenta e tirannica.
Dalla CEKA a Kronstadt, dall’eliminazione di milioni di esseri umani con la carestia programmata in Ucraina, al Grande Terrore; con, circa, un milione e mezzo di cittadini sovietici eliminati, fra il 1937/38, dalla vita sociale. Attraverso, sia la soppressione fisica che la deportazione nella vertigine dell’universo concentrazionario dei Gulag.
Una tragedia senza fine che il meraviglioso film di Kurosowa non ci vuole raccontare perché gli interessa l’apologo etico e pedagogico di ciò che sarebbe stato meglio; di quello che sarà giusto e utile fare nelle medesime condizione date.
Una “bella favola” come quella che, concretamente, stanno costruendo di qua e di là dell’Oceano Atlantico: in Chiapas e nel Rojava (l’occidente). Una storia che, nelle pratiche di libertà e di partecipazione, non è già più una favola, ma la realtà di un’altra vita possibile. Della rivoluzione in cammino!
(Claudio Taccioli)

«Stalin non è caduto dalla luna. Stalin e lo stalinismo non sono altro che la logica conseguenza di un’evoluzione preliminare e preparatoria, lo stesso risultato di un terribile errore, un’involuzione negativa della Rivoluzione. Sono stati Lenin e Trotsky – vale a dire, il loro sistema – che hanno preparato il terreno che ha generato Stalin. Avviso a tutti coloro che hanno sostenuto Lenin, Trotsky e altri, ed adesso inveiscono contro Stalin: oggi raccolgono quel che hanno seminato!»
(Volin)

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Un po’ di autorità ci vuole, altrimenti la gente usa la Libertà per fare del male. Con Lenin andava bene, con Stalin divenne eccessiva. Un regime rivoluzionario deve farsi valere, in tutti i modi. I Soviet sono stati un esempio di Democrazia che molti Stati liberali si sono sognati e che si sognano tutt’ora.
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il problema fu che il potere non passò mai nelle mani dei SOVIET! Restò in quelle del nucleo ristretto dei dirigenti del Partito Bolscevico. Fino alla tirannia di un uomo solo!
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Avete una visione settaria…mi fido più di quello che mi ha raccontato mio nonno (rivoluzionario delle guardie rosse italiane e partigiano) o di altri di quei tempi. Senza offesa :D
Sullo Stalinismo c’è tanto da dire, nel bene e nel male… :)
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Senza offesa,
mio padre era un partigiano delle SAP del PCI. Mio nonno un ardito del popolo.
Raccontavano e leggevano. Al di là dei miti, hanno scoperto la storia.
(E da libertari si sono battuti contro lo stalinismo in tutte le sue infide forme).
SENZA OFFESA!😎😇🖤❤️
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Ho avuto anch’io parenti negli Arditi…vogliamo giocare a chi ce l’ha più grosso eh caro gombagno? Quali miti? La storia mi è stata raccontata come si deve! Altrimenti non sarei nelle giuste barricate, come si dice.
Beceri italici medi! ;) A voi “libertari”, vi prendono tutti per il culo. Non sono pro Stalin ma a differenza vostra ho imparato ad analizzare per bene il passato, coi suoi pro e contro. :D
Senza offesa italico gombagno (de sto cazzo) :D
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Chiudersi nella purezza ideologica (per quanto sia bello) non è nè rivoluzionario, nè ribelle e manco obiettivo.
Marx, Lenin e tanti altri mettevano le masse in guardia da certi estremismi…tanto per ricordare qualcosa. Il Comunismo è un qualcosa che tende ad aprire ed abbattere i taboo (di qualsivoglia genere) ma voi ne avete tanti, almeno quando vi chiudete in queste barriere ideologiche. So comunista come voi ma molto diverso in tante cose.
Come tanti movimenti “anarchici”, tendete a scartare ogni opinione diversa dalla vostra (non parlo dei miei commenti, mi diverto io) e non è libertarismo :D
Ammiro i vostri lavori ma non siete gli unici a farvi il culo per spiegare le cose come stanno. Datemi retta. Se mio nonno fosse vivo, vi metterebbe al muro senza se e senza ma; non perchè siete libertari e per l’eterna Rivoluzione ma perchè non siete obiettivi, almeno quando (come già scritto) tendete a chiudervi in queste inutili purezze ideologiche.
One luv!
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” (…) in Russia … il proletariato naturalmente c’entra come c’entra il popolo nei regimi democratici, cioè semplicemente per nascondere l’essenza reale della cosa. In realtà si tratta della dittatura di un partito, o piuttosto dei capi di un partito ed è dittatura vera e propria, coi suoi decreti, con le sue sanzioni penali, con i suoi agenti esecutivi e soprattutto con la sua forza armata, che serve oggi anche a difendere la rivoluzione dai suoi nemici esterni, ma che servirà domani per imporre ai lavoratori la volontà dei dittatori, arrestare la rivoluzione, consolidare i nuovi interessi che si vanno costituendo e difendere contro le masse una nuova classe privilegiata.
Anche il generale Bonaparte servì a difendere la Rivoluzione Francese contro la reazione europea, ma nel difenderla la strozzò. Lenin, Trockij e compagni sono di sicuro dei rivoluzionari sinceri, così come essi intendono la rivoluzione, e non tradiranno; ma essi preparano i quadri governativi che serviranno a quelli che verranno dopo per profittare della rivoluzione ed ucciderla. Essi saranno le prime vittime del loro metodo, e con loro, io temo, cadrà la rivoluzione. È la storia che si ripete: mutatis mutandis, è la dittatura di Robespierre che porta Robespierre alla ghigliottina e prepara la via a Napoleone.”
ERRICO MALATESTA (30 luglio 1919)
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Conosco quel passo ma rimango del mio pensiero. Gli anarchici, con tutto il bene che voglio a Malatesta (ed altri), sono sempre stati settari. L’eterno ribellismo non è la soluzione. I meriti sono stati tanti nel 1900, basta studiare un po’. Gli errori vanno capiti ovviamente ma i meriti rimangono comunque. Robespierre rimane sempre l’incorruttibile.
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Gengis, non usare il VOI. Quello che leggi è il pensiero di un compagno. Tra di noi ci sono bolscevichi, luxemburghiani, consiliari, anarchici, ecc. E tutti hanno diritto di dire la loro, senza che nessuno li “metta al muro”
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Hai smesso di scrivere per slogan, menomale. Rispetto il parere di tutti purchè siano reali compagni (con le palle) e non codardi o peggio. Mica siamo fasci ;)
E’ opportuno non farsi prendere da inutili settarismi (consiglio mio), solo così si possono insegnare le cose per bene. Come fo io per esempio…alle ripetizioni di storia o dibattiti politici (reali, non di chat) di vario tipo :D
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LA SCONFITTA DELLA RIVOLUZIONE RUSSA E LE SUE CAUSE (1922 – EMMA GOLDMAN)
A poco a poco i bolscevichi erigevano uno Stato centralistico che abolì i SOVIET e abbattè la rivoluzione, uno Stato che per burocrazia e dispotismo non ha niente da invidiare a qualsiasi grande potenza del mondo.
(…) ciò che è successo in Russia ci ha fatto capire più di qualunque teoria che ogni governo indipendentemente dalla sua forma o dai suoi pretesti è un peso morto che paralizza lo spirito libero e l’iniziativa delle masse.
(…)
Perché una rivoluzione riesca a superare bene tutte le resistenze e gli ostacoli che le si oppongono con violenza, è molto importante che l’idea rivoluzionaria guidi in ogni istante le masse popolari (…) che devono sempre sentire che la rivoluzione è opera loro, (…) nel difficile compito di creare una società nuova.
Per un breve periodo dopo la Rivoluzione operai, contadini, soldati e marinai erano effettivamente i padroni della situazione rivoluzionaria; presto però vi si è intromesso con pugno ferro lo Stato comunista che ha tolto la Rivoluzione al popolo per asservirla ai propri obbiettivi.
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Difficile dare la Libertà in un Paese di servi della gleba :D
E’ realismo, tutto qua.
Marx aveva ipotizzato la Rivoluzione comunista nei Paesi con forte industria (Stati Uniti per esempio o Inghilterra magari) ma se ciò non è accaduto (senza togliere i meriti ai movimenti comunisti/anarchici dei Paesi liberali) è perchè bene o male le masse vanno avanti in Paesi di Capitalismo (più male che bene ovvio). La Rivoluzione è scoppiata in quei Paesi ove le disparità economiche/sociali erano più chiare dell’acqua ma in quei Paesi ove l’assolutismo politico ha albergato per secoli e secoli (Russia dello Zar o Cina prima di Mao), non si può prentendere il libertarismo subito, senza se e senza ma. Il solo fatto che hanno creato quelle bellissime Rivoluzioni (guidate ma spontanee) ed hanno creato politiche molto più eque di quelle che c’erano prima, a mio avviso sono miracoli.
Il potere mostra limiti ma i meriti sono stati comunque tanti. Mi è stato raccontato da chi le ha vissute ste cose, non solo dai miei amati parenti rivoluzionari e partigiani (che hanno anche visitato quei Paesi). Talvolta certi Popoli vanno educati con la forza, per quanto ci siano vene ribelli. Di certo non si parla di violenza reazionaria ma per come la vedo io, bisogna essere duri in certi contesti. Per dire, hanno fatto bene a giustiziare l’intera famiglia dello Zar :D
Inutile mettere i passi dei libri (che conosco, tra l’altro). Il Comunismo insegna in primis ad analizzare la realtà.
E’ un mio punto di vista, nulla più. :)
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