E’ su tutti i media la storia del tragico incendio della Grenfell Tower, grattacielo di edilizia popolare nel quartiere di North Kensington, a Londra, nel quale al momento sono morte 30 persone ed altre 70 risultano disperse.

Sono molti di meno invece i media che evidenziano come si tratti di una tragedia di classe.

Durante gli ultimi lavori di riammodernamento la torre è stata ricoperta di un rivestimento per migliorarne l’impatto visivo quando osservato dai ricchi quartieri vicini.
Il materiale scelto, a basso costo ed altamente infiammabile, ha preso fuoco in meno di 5 minuti ed è stato espressamente utilizzato perché più economico di 2 sterline al metro quadro rispetto all’alternativa ignifuga.
Questo vuol dire che almeno 30 persone (se ne ipotizzano 50) sono morte per risparmiare 5mila sterline. Questo è quanto vale la vita dei proletari inglesi: meno di 200 euro.

Da anni gli abitanti della torre segnalavano i problemi di sicurezza del palazzo, e i rischi di sicurezza erano noti (ed ignorati) anche a livello politico nazionale.
Quel tipo di rivestimento è ormai fuorilegge in diversi Paesi per i rischi che comporta. Non però in Inghilterra, dove decine dei parlamentari Tory che hanno votato contro l’obbligo di rendere le proprietà immobiliari sicure sono essi stessi grandi proprietari immobiliari, e dove la politica si congratula con se stessa per aver ridotto le leggi antincendio.

Corbyn è stato accusato di politicizzare la tragedia quando ha proposto di requisire nel quartiere le case vuote di ricchi proprietari, per poter dare un tetto a chi lo ha perso nel rogo.
Nonostante i tentativi di narrarlo come un tragico incidente, è chiara però la natura politica e di classe di questa strage, a cui la classe dirigente non sta dando risposta alcuna, spingendo le persone a scendere in strada.
E’ un fatto politico l’incendio dovuto a cause economiche; è un fatto politico che quelle persone vivessero lì ammassate le une sulle altre; è un fatto politico che le loro voci siano state ignorate. Le loro morti sono morti politiche.

M.C.

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