In questi giorni nel Paese più stabile del nord Africa, il Marocco, torna ad agitarsi minaccioso un vecchio fantasma: il Rif. Quella regione berbera del nord con una ferita mai risanata, è scesa con migliaia di manifestanti nel cuore di Al Hoceima contro corruzione, repressione e disoccupazione.

La marea umana che ha marciato pacificamente il 18 maggio nella capitale della regione, non avrà certamente fatto dormire sonni tranquilli al monarca Mohammed VI, che ha seguito passo dopo passo il battito della rivolta berbera, rinunciando all’appuntamento con Trump in Arabia Saudita.

Il 2 giugno lo sciopero generale ha paralizzato la regione del RIF.

L’onda del malcontento del Rif ha radici lontane e storiche ma nell’attualità recente ha una data e un fatto di cronaca preciso: l’incidente con le forze di polizia che ha causato, più di sei mesi fa, la morte del venditore di pesce Mohcine Fikri. Una morte così brutale, filmata e divulgata nel web, che ha raccolto l’indignazione di tutti i marocchini da nord a sud, dentro e lontano dalle frontiere del Paese. Lo strapotere del Makhzen era finalmente dentro l’occhio del ciclone, e la storia triste dell’ambulante berbero è divenuta l’occasione giusta per riportare i riflettori su una regione del Marocco fin troppo trascurata per infrastrutture, interessi, vecchie ostilità e diffidenze.

Di nuovo la notte del 31 maggio decine di migliaia le persone scese in piazza in varie città del Marocco per chiedere il rilascio dell’attivista Nasser Zefzafi, che da mesi ha guidato manifestazioni di protesta contro la corruzione e gli abusi. La nuova manifestazione è partita dalla città di Al-Hoceima, dove la tensione è altissima dall’arresto di Zefzafi con l’accusa di minacce alla sicurezza nazionale.

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È da ottobre che Zefzafi guida un movimento per chiedere giustizia della morte di un pescatore, Mouhcine Fikri, schiacciato da un camion dei rifiuti mentre protestava per il sequestro, da parte della polizia, di un pescespada pescato fuori stagione. ”Il popolo vuole il rilascio dei detenuti” e ”siamo tutti Zefzafi” sono stati alcuni slogan intonati dalla folla in piazza Sidi Abed ad al-Hoceima. Alcuni manifestanti avevano dello scotch sulle labbra e le mani legate. “Nasser ha difeso i suoi diritti, ha difeso i nostri diritti, è il nostro eroe. Non ha fatto nulla per essere arrestato”.

Molti manifestanti hanno sventolato le bandiere della regione del Rif, che ha una lunga storia di dissenso rispetto al governo centrale e negli anni Venti, durante la guerra coloniale con la Spagna, aveva dichiarato una breve indipendenza guidata da un leader berbero. In questi giorni le autorità hanno dispiegato una notevole presenza della polizia per evitare che si formino grandi assembramenti. Nella vicina Imzouren la polizia ha anche sparato con cannoni ad acqua per disperdere centinaia di manifestanti che si sono scontrati con le forze di sicurezza.

La morte di Fikri è diventata il simbolo delle frustrazioni rispetto agli abusi commessi dalle autorità e ha dato nuova linfa al movimento del 20 Febbraio che ha nel 2011 ha guidato manifestazioni in favore di una maggiore democrazia portando re Mohammed VI a cedere alcuni dei suoi poteri.

Manifestazioni spontanee si accendono continuamente in tutte le principali città del Marocco.

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