L’orrendo attentato di ieri sera al Manchester Arena (al di là della rivendicazione che, al momento in cui scrivo, non è ancora arrivata), costato la vita, per ora, a 22 persone (compreso l’assassino, a quanto pare), ha fatto scattare in me, oltre allo scontato schifo profondo verso questo tipo di azioni terroristiche, un riflesso quasi “complottista” (ed è una novità per chi, come me, tende a diffidare delle leggende, appunto, “complottistiche). Nel Regno Unito è in corso una campagna elettorale piuttosto interessante.

1) La nuova leadership “anti-UE” dei Tories puntava, dopo il successo della Brexit, a consolidare i risultati politici dell’ulteriore svolta a destra simboleggiata dalla loro vittoria nel Referendum. Tutto sembrava andare per il meglio, per la destra conservatrice. L’Ukip, il partito dell’estrema destra anti-UE (peraltro alleato dei “5 stelle” a Bruxelles) è in crisi profonda dopo la vittoria della Brexit (tipica situazione di un “one issue party” dopo aver più o meno ottenuto ciò che si prefiggeva). E i suoi elettori, provenienti in gran parte dall’ala razzista dei Conservatori, tornano alla casa madre, come mostrano i sondaggi.

2) La svolta a sinistra imposta al Partito Laburista da Jeremy Corbin, suscitando le ire della burocrazia blairiana del partito e dei sindacati, ha scatenato una guerra intestina nello storico partito “operaio” che ha, apparentemente, indebolito la leadership di Corbin, facendo precipitare (anche grazie al “fuoco amico” della stampa pseudo-progressista britannica) le intenzioni di voto al Labour.

3) La Brexit, molto impopolare in Scozia e Irlanda del Nord, avrebbe dovuto rafforzare ulteriormente la presa dello Scottish National Party (che aveva già preso al Labour Party tutti i seggi scozzesi nelle precedenti elezioni). Non che le posizioni del SNP (che a Bruxelles siede tra i Verdi, come il gallese Plaid Cymru) piacciano ai Tories. Ma, per ora, il nemico principale per la City e la destra britannica resta il “rosso” Corbin. E una Scozia (ex feudo laburista) che non dà nessun seggio al Labour (visto il sistema elettorale profondamente antidemocratico) è un’ulteriore garanzia di “governabilità” per la May.

Tutto tranquillo, quindi, per i pescicani della City e la signora May? Non tanto. Da molti mesi i sondaggi davano ai Conservatori percentuali tra il 45 e il 49%, ed ai laburisti “sinistrati” tra il 24 e il 27%. Maggioranza assoluta per i Tories assicurata, sembrava. Ma poi Corbin ha lanciato il suo “Manifesto”. Niente di rivoluzionario, per carità. Ma, per la prima volta dagli anni Settanta, il principale partito della sinistra britannica tornava a parlare di “far pagare la crisi ai ricchi”, di redistribuzione della ricchezza verso “il basso”, ecc. Insomma, un ritorno alle posizioni “classiche” di una socialdemocrazia degna di questo nome (e magari qualcosina in più). E questa campagna ha rimesso in moto nuove energie, soprattutto tra i giovani, con “rallies” di migliaia di attivisti e militanti. I sondaggi danno oggi (o meglio ieri, prima dell’attentato) il Labour intorno al 34-35%, e i Tories al 43%. Un vantaggio, quindi, più che dimezzato rispetto ad un mese fa, che rende problematico il raggiungimento della maggioranza assoluta ai Comuni per la May. E tra i giovani il Labour supererebbe il 55%! Ora, anche ammettendo che, grazie, ripeto, ad una legge elettorale “feudale” (tipica dell’arretratezza politica anglosassone), i laburisti non riescano a contendere la maggioranza dei seggi alla destra, un Labor di sinistra “radicale” che cresce (ed impetuosamente, tra i giovani) è un incubo per la May, per Farage, per i burocrati “laburisti” abituati più a leccare il culo alla City che a organizzare scioperi e “flying pickets”.

E, guarda caso…..”BOOM”! A due settimane dal voto, un criminale (sembra islamo-nazista, ma bisognerà attendere gli accertamenti) porta su un piatto d’argento nuove munizioni alle batterie di cannoni, già potentissime, dei razzisti, degli “isolazionistri”, dei “Britain first”, della destra più becera, insomma. Non ricorda qualcosa già accaduto in Francia poco tempo fa? O in Spagna nel 2004 (attentato di Atocha)? Io non so se gli imbecilli jihadisti sono solo degli utili idioti dell’estrema destra “occidentale” o se hanno chiare le convergenze di strategie tra il razzismo e il fascismo nostrano e quello della mezzaluna, e perseguono con cognizione di causa la loro maledetta politica di avvicinamento progressivo al baratro della barbarie. Ma il dubbio, ovviamente, mi ronza sempre più nel cervello.

Flavio

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