No, non “siamo tutti sbirri”!
Come vi permettete di paragonarci ai rappresentanti del monopolio della violenza dello Stato.
Gli sbirri, i nemici dei proletari e delle proletarie; dei e delle ribelli. I repressori delle proteste e delle rivolte. Gli assassini dei lavoratori:

– come a Modena (9 gennaio 1950), durante uno sciopero: 6 gli operai ammazzati dagli sbirri. “… (uno) ha 40 anni, (gli altri) sono più giovani. Vengono colpiti da lontano. Uno di loro viene addirittura gettato in un fosso e colpito, dopo, alla nuca”.

– Come a Reggio Emilia (7 luglio 1960): 5 assassinati.
• “Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.
• Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.
• Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli.
• Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli.
• Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi, era commissario politico nel distaccamento “G. Amendola”.

– Nel luglio del 1960, nelle terre di Mafia, non è questa a uccidere, ma sono gli sbirri.
“A Palermo la polizia carica e uccide: Francesco Vella (42 anni, mastro muratore e organizzatore delle leghe edili che stava soccorrendo un ragazzo), Giuseppe Malleo (16 anni, apprendista edile, militante della gioventù comunista). Era ferito gravemente da un colpo di moschetto alla nuca sparato contro un grappolo umano inerme e indifeso che volgeva le spalle alle truppe. Giuseppe morì il 29 dicembre, cioè dopo sei lunghi mesi di sofferenze. Viene ucciso anche Andrea Gangitano, giovane manovale disoccupato di 18 anni. RosaLa Barberadi 53 anni viene raggiunta da una pallottola sparata all’impazzata mentre chiudeva le imposte. I feriti dai colpi di armi da fuoco sono40.
A Catania, Salvatore Novembre, 19 anni, disoccupato, viene massacrato a manganellate in piazza Stesicoro. Si accascia a terra sanguinante. Mentre perde i sensi un poliziotto gli spara addosso ripetutamente, deliberatamente. Uno, due, tre colpi, fino a massacrarlo, a renderlo irriconoscibile. Il corpo martoriato e sanguinante di Salvatore viene trascinato dalla polizia fino al centro della piazza affinché sia da ammonimento. Essi impediscono a chiunque, mitra alla mano, di portare soccorso al giovane il quale, a mano a mano che il sangue si riversa sul selciato, lentamente muore.”.

– a Avola (2 dicembre 1968), in provincia di Siracusa, sono ancora gli sbirri a uccidere: 2 braccianti in sciopero vengono assassinati e altri 48 feriti.

– a Battipaglia (9 aprile 1969), in provincia di Salerno, altri 2 assassinati dagli sbirri, durante uno sciopero generale.
“La polizia sparò e persero la vita Carmine Citro, studente diciannovenne colpito alla testa, e Teresa Ricciardi, una professoressa trentenne colpita al cuore da un proiettile mentre era affacciata insieme a suo fratello alla finestra”..

– ROBERTO FRANCESCHI (23 gennaio 1973) colpito alle spalle dai colpi di pistola sparati ad altezza d’uomo dagli sbirri. Aveva vent’anni!

– SAVERIO SALTARELLI (12 dicembre 1970) colpito da un candelotto lacrimogeno sparato, dagli sbirri, ad altezza d’uomo. Aveva 23anni!

– FRANCO SERANTINI (7 maggio 1972) massacrato di botte dagli sbirri. Aveva 21anni!

– Massacrati di botte come Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi o sparati come Carlo Giuliani.

E si potrebbe continuare in un elenco, ancora lungo, di morti assassinati, qui e là dell’Italia, in vari modi, dai tutori dell’ordine: gli sbirri!

Gli sbirri sono sempre stati al servizio naturale della repressione contro il movimento operaio. Le loro caserme, nelle terre di Mafia, stanno negli stessi paesi dove vivono i mafiosi. Questo non ha mai impedito le attività delle cosche e il loro proliferare.
Rappresentano lo Stato che impone le sue leggi a ogni costo; con tutta la violenza necessaria contro gli inermi in sciopero per il loro diritto alla vita in dignità. Le leggi dello Stato che proteggono le proprietà private e le loro relazioni economiche. Un apparato legislativo così ingiusto che per farlo rispettare necessita del terrore delle pene di ogni genere. Dalle intimidazioni questurine, alle botte, alle denunce, ai DASPO territoriali, ai processi, alle carcerazioni, alle uccisioni.
La Mafia è la sintesi, senza ipocrisie e mediazioni, dello Stato. E’, in quanto tale, un’organizzazione gerarchica e patriarcale che amministra il territorio dato, costruisce il consenso, reprime il dissenso, gestisce gli affari, premia i servitori e gli affiliati, fornisce assistenza. Lo fa con l’unico livello di pena disponibile: l’assassinio immediato. Eclatante, esemplare e rituale. Fonte di terrore e, quindi, di potere.
Ritualità che lo Stato esibisce nell’espletare le sue di pene. Perché solo la paura esemplare tiene saldo il suo dominio sugli esseri umani, volenti o nolenti.
Capitale, Stato e Mafia sono stati spesso complici nel conseguimento dei propri fini contro il comune nemico: il movimento di liberazione dell’umanità dallo sfruttamento.
Capitale, Stato e Mafia sono, quindi, nostri comuni nemici. I loro sbirri, i loro feroci cani da guardia, pure.
Non solo è giusto, ma è sempre più indispensabile spazzarli via. Siamo impegnati in questo compito. Generazione dopo generazione portiamo nei cuori, nelle teorie, nelle pratiche, questo fermo proposito.
Quello che, ancora, riescono a reprimere oggi, si trasformerà in furore incontenibile, domani.
Non provateci più a dire che siamo tutti sbirri. Siamo rivoluzionari e siamo rivoluzionarie. SIAMO DI UN’ALTRA RAZZA!
(Claudio Taccioli)

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