Hanno viaggiato per 2500 KM, dalle loro terre stuprate, alla capitale del nuovo capo bianco.
Quel Trump che alza i muri, aumenta le spese militari e ordina di bruciare gli accampamenti di coloro che si oppongono al passaggio della Pipeline sulle terre dei popoli indigeni Nordamericani.
Per due giorni (10 e 11 marzo), i Lakota Sioux, gli Cheyenne, gli Arapaho, i Corvi hanno spostato i loro accampamenti a Washington; intorno alla Casa Bianca e a uno degli Hotel Trump.
Insieme a loro, altre e altri ribelli arrivati da tutti gli Stati Uniti.
A cantare, a urlare, a camminare in corteo per dichiarare la loro invincibile volontà di battersi, una volta ancora, contro la violenza dell’uomo bianco.
Contro l’arroganza schifosa e razzista del nuovo capo: Trump IL MILIARDARIO, imperatore d’Occidente.
La nuova, gigantesca Dakota Access Pipeline distruggerà le fonti di acqua pura; ucciderà la fauna.
Scaccerà le donne e gli uomini del posto.
Hanno camminato e ballato e urlato per due giorni nei colori vistosi delle loro culture; a dare luce e arcobaleni al grigio improvviso della capitale.
I giganteschi bulldozer, intanto, là, sulle loro terre, scavano e deturpano.
Portano i semi mortiferi del progresso occidentale; per i 1500 chilometri dell’ enorme serpente d’acciaio, la Pipeline. Dai giacimenti di Bakken ai dintorni di Chicago
Ritmano il canto lugubre delle esigenze del profitto e delle produzioni senza fine e dei consumi illimitati e dell’ambiente da sacrificare.
Con le vite e il nostro futuro.
Per Trump e i suoi complici capitalisti, i 3,78 miliardi di dollari investiti dalle società petrolifere, valgono di più, di qualsiasi vita e massacro ambientale.
Miliardi arrivati, con compiacenza, dalle grandi banche mondiali: Citi, Paribas, Wells Fargo, Société Général.
I potenti della terra si fanno favori tra loro. Al resto dell’umanità, disciplina e ordine.
Lo fanno protetti da migliaia di soldati della Guardia Nazionale, di sbirri e di sceriffi.
Si sentono sicuri e vincenti.
Il nuovo padrone occidentale ghigna e straparla e non vede ostacoli.
I e le ribelli sono venuti sotto le sue finestre non per dichiarare la resa, ma per affermare, senza ombra di dubbio, che è solo l’inizio:
LA LOTTA CONTINUA.
Ne va della salute, della salvezza della nostra MADRE TERRA.
“HOKA KEY” compagne e compagni!
E’ sempre un buon giorno per battersi conto il Capitale e ogni suo Stato.
(Claudio Taccioli)

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