Di Flavio Guidi

Ecco un breve articolo, bastato sui dati pubblicati dal Calendario Atlante De Agostini 2017, sulla situazione delle spese militari nel mondo. I dati sono quelli ufficiali, probabilmente sottostimati, purtroppo. Ho analizzato circa 160 stati, ma mi sono limitato, per non tediare il lettore con tabelle lunghissime, a fornire due tabelle che riguardano solo i primi 20 paesi dediti allo sperpero di denaro pubblico per incrementare l’industria della morte. Come si vedrà leggendolo, non sono poche le conferme, ma pure le sorprese (almeno per il sottoscritto).

LE SPESE MILITARI NEL MONDO (dati 2015).

                       Stato                                                                                                                                            miliardi di dollari spesi                  % della spesa militare totale

1

USA

628

37,2

2

Cina

238

14,1

3

Arabia Saudita

71

4,2

4

Russia

60

3,5

5

Regno Unito

57

3,4

6

Francia

53

3,2

7

India

50

3,0

8

Giappone

41

2,4

9

Germania

40

2,4

10

Corea del Sud

36

2,1

11

Brasile

23

1,4

12

Australia

22

1,3

13

Italia

22

1,3

14

Emirati Arabi Uniti

20

1,2

15

Turchia

16

1,0

16

Canada

15

0,9

17

Israele

15

0,9

18

Spagna

11

0,6

19

Colombia

10

0,6

20

Taiwan

10

0,6

Se consideriamo tutti insieme i paesi della NATO, arriviamo ad una spesa di circa 900 miliardi di dollari, circa il 53% dell’intera spesa militare globale. L’insieme dei paesi della NATO rappresenta meno del 12 % della popolazione mondiale. Ciò significa che chi abita nella zona NATO è oltre QUATTRO VOLTE più armato di un abitante medio della Terra. Se consideriamo poi la penisola arabica, si arriva a quasi 110 miliardi di dollari, pari a quasi il 7% della spesa globale. E questo in un’area che conta meno dell’uno per cento della popolazione mondiale! Quindi un arabo della penisola è SETTE volte più armato di un cittadino del mondo “medio”. Infatti, se diamo un’occhiata alla seguente tabella, abbiamo un’idea del tasso di “bellicosità” relativo (ovviamente bisogna tener conto che i paesi ricchi possono permettersi percentuali relativamente basse del PIL, essendo quest’ultimo molto elevato).

                    Stato                                                                                                                                   % del PIL in spese militari                           spesa militare pro capite in $

1

Oman

11,8

1725

2

Arabia Saudita

10,8

2276

3

Corea del Nord

8,1

56

4

Libia

8,0

490

5

Emirati Arabi Uniti

5,7

3408

6

Algeria

5,6

241

7

Israele

5,2

1814

8

Angola

5,2

208

9

Congo

5,0

99

10

Azerbaigian

4,8

270

11

Libano

4,6

518

12

Yemen

4,6

65

13

Russia

4,5

408

14

Iraq

4,3

202

15

Bahrein

4,2

971

16

Siria

4,1

63

17

Armenia

4,0

141

18

Marocco

3,7

114

19

Myanmar (Birmania)

3,7

48

20

Colombia

3,5

213

Come si vede agevolmente, non è lo stesso spendere l’8 o il 10% in spese militari nelle monarchie del golfo o in Corea del Nord. Gli USA, che in questa classifica “bellicosa” figurano al 22º posto (fuori dalle nostre tabelle, che si limitano ai primi venti posti della “graduatoria dell’infamia”, spendono 1957 dollari, oltre il doppio di altre potenze imperialiste di primo piano, come Regno Unito e Francia, e il quadruplo della Germania (e ben sei volte l’Italia o il Giappone). Detto per inciso, sono l’unico paese imperialista a spendere cifre analoghe a quelle delle feroci dittature della penisola arabica e allo Stato d’Israele. I principali “ nemici” imperialisti degli USA, la Russia e la Cina, spendono molto meno (nonostante l’evidente sforzo putiniano): rispettivamente 408 e 174 dollari. Questi semplici dati (NUMERI, non chiacchiere di pennivendoli o mezzibusti televisivi pagati un tanto al chilo) dimostrano molte cose. Innanzitutto l’enorme squilibrio militare tra gli USA (e il blocco NATO) e i principali contendenti, Russia e Cina. In secondo luogo il pericolo costituito dalle medievali dittature arabe (in primis il mostro saudita), armate fino ai denti (pur non essendo in stato di guerra, diversamente da Iraq, Siria o Libia). In terzo luogo ridicolizzano il battage pubblicitario fatto dai mass-media mainstream sui cosiddetti stati-canaglia. La “pericolosissima” Corea del Nord (il cui regime mi fa comunque schifo al 100%, ça va sans dire) spende ben 56 (cinquantasei!) dollari pro-capite in armamenti (quasi quaranta volte meno degli USA e 13 volte meno della Corea del Sud!). L’Iran, altro “nemico” irriducibile, ne spende 130 (15 volte meno degli americani). Persino nella relativamente tranquilla America Latina, lo stato che spende di gran lunga di più e la “coccolata” Colombia, che, con 213 dollari pro capite (e 10,3 miliardi in valore assoluto), doppia il Venezuela (100 dollari e 2,6 miliardi) e quasi raggiunge (in termini di spesa relativa, non certo assoluta) la “terribile” Cuba (2,7 miliardi, 245 dollari pro capite). Da tener d’occhio paesi come la Turchia, che, con 16 miliardi di spese militari, si avvicina notevolmente a quanto spendono paesi imperialisti di “secondo livello”, come l’Italia o il Canada. Anche l’Australia e il Brasile, con i loro 22-23 miliardi ciascuno, sembrano ambire ad un ruolo perlomeno sub-imperialista (come la vicenda di Timor Est ha dimostrato nel caso australiano). Un ultimo appunto: se la palma dell’infamia va giustamente alle monarchie del golfo (Emirati Arabi e Arabia Saudita in testa), la palma del “pacifismo” (o per lo meno della minor bellicosità) va all’Islanda, che spende solo lo 0,1% per le armi (con 50 dollari pro capite) e al Laos (che spende lo 0,2, il che significa solo 5 dollari per cittadino laotiano).

 

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