Trump dà il via libera agli oleodotti che Obama aveva bloccato.

Sono il Dakota Access che attraversa le terre sacre dei Sioux , dal Nord Dakota al centro di stoccaggio di Patoka in Illinois, e il Keisonte Xl, un lungo serpentone d’acciaio per portare l’equivalente di 800mila barili di petrolio al giorno dal Canada alle raffinerie del Texas e della Louisiana.

Il capitalismo americano esulta!

I Sioux e con loro un centinaio, almeno, di altre tribù indiane, con migliaia di militanti venuti da tutti gli Stati Uniti, si preparano alla resistenza.

Trump ha appena dichiarato che il waterboarding, la tortura con cui si mette un uomo a testa in giù in una vasca piena d’acqua, «funziona». «Assolutamente, penso che funzioni», dice Trump a chi lo intervista sulla famigerata tecnica di interrogatorio e sulle sue idee «gli Stati Uniti dovrebbero combattere il fuoco col fuoco».

Si prepara a ripristinarla, dopo l’abolizione del 2009, voluta da Obama.

Trump ha firmato il decreto per costruire il muro al confine con il Messico. Il presidente messicano Pena Nieto annulla l’incontro con Trump. Il popolo messicano si guarda intorno smarrito per cercare un novello Pancho Villa che possa dare una lezione agli Yankees. Come il 9 marzo 1916, quando Villa, con i suoi guerriglieri, attaccò Columbus nel New Mexico. Per poi sparire nelle profondità della guerra di guerriglia, in movimento costante. Inseguito, inutilmente, da quel coglione di Patton!

Trump non ha il medesimo phisique du role del “generale” Custer. Non ha il suo viso asciutto e neppure la fluente capigliatura da antico guerriero.

Ha, comunque, la stessa merda nel cervello

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