La battaglia di Monte Pelato
Il 28 agosto Rosselli ed Angeloni decisero di fare un’esplorazione per rendersi conto della
situazione loro. Una forte pattuglia, nella quale si trovavano con essi anche il Bifolchi e Bonacina, (39) doveva inoltrarsi in direzione ovest, protetta sulla destra da un forte grup- po, nel quale si trovava Garosci con Vindice come suo secondo, che aveva il compito di ta- gliare le linee del telefono e del telegrafo in prossimità della strada. Simultaneamente, i nazionali avevano dato inizio alla loro operazione per ristabilire le comunicazioni tra Hue- sca ed Almudévar.
 Le prime truppe nazionali furono avvistate dal Bifolchi, e ne seguì uno scambio di fucilate
nel quale restò ferito Rosselli, che dovette essere allontanato. Poco dopo apparvero truppe
nemiche sulle colline in direzione sud, quasi in retroguardia, minacciando gravemente gli italiani, che cominciarono a ripiegare. Angeloni ed altri uomini vennero a trovarsi in ter- reno battuto, e Bifolchi, che si rese conto della sua situazione, gli gridò: «giù…giù!, sei allo scoperto!» Quasi senza aver tempo di reagire, l’Angeloni fu colpito gravemente ad un pol- mone, e tutta la pattuglia rimase in pericolosa situazione; ma poté alla fine ritirarsi e Bol- giani raccolse il ferito Angeloni che raggiunse ancora in vita l’ospedale di Sarinena, (40)
dove per altro morì il giorno dopo. In quell’azione perirono altri sei italiani: Michele Cen- trone, veterano anarchico di scuola «giellista», di 52 anni, esule e successivamente espul
so dagli Stati Uniti, dal Canadà, dal Belgio, dalla Francia, e ch’era giunto dalla Svizzera; Fo- sco Falaschi, l’anarchico di cui abbiamo parlato, e che morìanch’egli nell’ospedale di Sari- ñena; Vincenzo Perrone, anch’egli anarchico, di Salerno, capo della terza sezione mitra-
gliatrice; Andrea Colliva, comunista, di Avisolo (41)(Bologna), ch’era stato in Francia pro- motore del «Fronte unico antifascista» e membro del movimento «Amsterdam-Pleyel»; Attilio Papparotto, di Treviso, (42) ferroviere, fondatore del «Circolo Giovanile Socialista»
all’età di 14 anni, ex combattente e «ardito» sul Piave; e Giuseppe Zuddas (Resy), sardo, del Comitato Centrale di «Giustizia e Libertà».
 Tra i feriti gravi, l’anarchico Mario Girotti, che rimase inutile al servizio attivo e che in
seguito diresse in Barcellona il «Circolo Malatesta», Matteucci (43) e Renzo Labano.
 La battaglia finì per generalizzarsi, intervenendo in essa altre centurie spagnole accorse in
appoggio agli italiani e sventando il tentativo dei nazionali, i quali in altro settore del fron- te perdettero Apiés e Banastàs. (44)
Primo attacco generale su Huesca
Dopo quel loro primo attacco gli italiani erano restati senza i loro due capi e assunse il co- mando il Bifolchi. Ritiratisi alle loro posizioni fortificate di Monte Pelato si riorganizzarono e si dette il nome di «Falaschi» alla prima squadra, comandata da Tulli, (45) e quello di «Perrone» alla terza al comando di Dell’Amore;(46) la collina dove aveva avuto luogo lo scontro prese il nome di «Quota Angeloni».
Il 30 agosto i repubblicani scatenarono un’offensiva generale su Huesca e, il giorno dopo, la  «Colonna Italiana», unitamente ad altre centurie della Colonna Ascaso, iniziò un attacco verso nord, inoltrandosi nel Cimitero. A questo attacco prese parte un camion blindato giunto poche ore prima. Si trattava di quello portato da Giovanni Barberis, un anarchico di Candello, (47) il quale era stato maltrattato in Italia, ed entrato in ospedale n’era fuggito e scappato in Francia. Nel 1931 era venuto in Spagna. Aveva lavorato come meccanico ed aveva potuto comprarsi un camion che ora aveva trasformato in carro blindato e s’era unito ad una colonna di miliziani di Gavà. Trovati i suoi compatrioti in Vicién aveva scelto di andare con essi portando seco il suo camion. Durante l’attacco l’automezzo era rimasto isolato, risultando incendiato da un proiettile d’artiglieria, e risultando gravemente feriti i suoi occupanti. Barberis era morto dopo poche ore dal suo ingresso all’ospedale di Lérida, ed Amedeo Giannotti gli sopravvisse tre giorni in mezzo ad atroci sofferenze. Risultarono feriti Petacchi (48) capo del gruppo marsigliese; Gabbani (49) della quarta sezione mitragliatrici; Pierantoni (50) ed il dottor Ricciulli, che fu so- stituto dallo studente Piana. (51)
Gli attacchi si susseguirono, culminando il 5 settembre con un’operazione d’insieme, alla
quale intervenne una centuria spagnola comandata dall’italiano Strenfanelli (52) ed in cui rimase ucciso il repubblicano Romeo Pontoni. La situazione di Huesca si fece critica, ma la sua coraggiosa guarnigione continuò a resistere, nonostante il [fatto] che il giorno 9 se ne annunciò falsamente la conquista.
 Il giorno 12 fu lanciato l’ultimo attacco, riuscendo a stabilizzare le posizioni conquistate nel Cimitero, ove rimase una forte pattuglia italiana, comandata dall’anarchico triestino Umberto Tommasini, che passò più tardi a dipendere direttamente da Indalecio Prieto e da
Esplá. (53)
Quantunque la Colonna Italiana sia stata in quell’occasione felicitata per il suo comporta- mento e malgrado si fosse meritato l’affetto dei combattenti spagnoli, le cose cominciarono a non andare in essa più bene, a causa delle divergenze che andavano sorgendo tra i suoi componenti. In quel tempo si stava costituendo in Barcellona una nuova unità italiana, chiamata «Gastone Sozzi», organizzata dal comunista Francesco Leone, vecchio socialista già direttore del Bolscevico e di La Voce della Gioventù, il quale era stato educato alla Scuola Lenin, di Mosca, esule in Brasile era stato agli ordini del comunista Prestes (54) ed aveva diretto il giornale A Manhà. (55)
La creazione di questa unità, chiaramente comunista che partì presto per Madrid per incorporarsi al 5° Reggimento, e che fu dotata di tutto quello che tanto abbisognava alle Colonne di Huesca urtò gli italiani combattenti in quel fronte, poiché veniva meno al patto della «Colonna Italiana». Alcuni comunisti se ne andarono con la nuova unità, ma ciò non
preoccupò i restanti, incrementati incessantemente da nuovi volontari. È fuor di dubbio che i suoi effettivi dovevano aggirarsi a quel tempo sul mezzo migliaio di combattenti. Secondo una informazione di origine nazionale pubblica[ta] da Martínez Bande, (56) la colonna constava di 750 uomini, 500 dei quali erano italiani, 200 francesi e 50 polacchi.
   (continua)
39) Si tratta del repubblicano Italo Bonacina (nato nel 1891) [N.d.r.].
40) Si tratta della cittadina aragonese di Sariñena, della quale abbiamo corretto l’errata
trascrizione del nome nel resto del testo [N.d.r.].
41) In realtà Colliva era originario di Anzola dell’Emilia (Bologna) [N.d.r.].
42) In realtà Papparotto era originario di Dosson di Caser (Treviso) [N.d.r.].
43) Si tratta dell’antifascista Natalino Matteucci (1907-1987) [N.d.r.].
44) Si tratta del villaggio aragonese di Banastás [N.d.r.].
45) Si tratta del giellista Tullo Tulli (nato nel 1903), che in precedenza aveva militato nelle file della cosiddetta Nuova Opposizione Italiana (trotskista)[N.d.r.].
46) Si tratta del repubblicano Cristoforo Dell’Amore (nato nel 1905) [N.d.r.].
 

47) In realtà Barberis era originario di Biella, di cui Candelo -e non Candello‒è un comune limitrofo [N.d.r.].
48) Si tratta dell’anarchico Giuseppe Petacchi (1907-1961) [N.d.r.].
49) Si tratta dell’anarchico Giuseppe Gabbani (nato nel 1902) [N.d.r.].
50) Si tratta del repubblicano Livio Pierantonio (nato nel 1900) [N.d.r.].
51)  Si tratta dell’antifascista Alfredo Pianta (nato nel 1907) [N.d.r.].
52) Si tratta del socialista Giovanni Stefanelli (nato nel 1897)[N.d.r.].
53) Carlos Esplá Rizo (1895-1971) [N.d.r.].
54) Luís Carlos Prestes (1898-1990), leader del movimento comunista brasiliano.
55) Il titolo esatto di quel giornale era A Manhã [N.d.r.].
56)  José Manuel Martínez Bande (1907-2001) [N.d.r.].
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