L’ “europeismo” nell’età dell’imperialismo

Il clima político in Europa tra il 1870 e il 1914 non era sicuramente favorevole alle proposte “europeíste”: il nazionalismo aggresivo, autoritario e imperialista, si era imposto sul “patriottismo” democrático e “egualitario” della prima metà del secolo, che aveva favorito il sorgere di idee pacifiste e “federaliste”. È vero che nacquero alcune organizzazioni técniche e funzionali, come la Unióne Postale Universale, la Croce Rossa o la Unióne Interparlamentare, e che ci furono alcuni, nel campo liberal-democrático, come il deputato tedesco J. Fröbel, o il giurista svizzero J.K. Bluntschli, o i polítici P. Balluat, K. Haussmann e A. Leroy-Beaulieu in Francia che proposero, nell’ultimo quarto del secolo XIX, forme di associazióne degli stati europei, come una unióne doganale o persino una confederazióne. Pero la riflessióne europeísta (o, per meglio dire, “internazionalista”) si limitó soprattutto alle organizzazioni del movimento operaio, in primis alla II Internazionale, che ereditarono, per così dire, il lascito dei Mazzini, Hugo, Garibaldi, ecc. Le proposte di unioni o federazioni regionali (come l’unióne di tutti i popoli di lingua tedesca o la federazióne delle nazioni balcániche), nell’ambito di una futura federazióne europea e mondiale, ebbero successo nelle file dell’Internazionale (che, non dimentichiamolo, organizzava in una specie di federazióne alcuni dei partiti più importanti d’Europa) anche se non riuscirono a imporsi di fronte al rifiuto dei governi. E quando, nel 1914, scoppiò la grande guerra europea, mentre i liberali, già convertiti da molti anni al nazionalismo imperialista, e persino i socialdemócratici “moderati”, si dimenticarono di tutti i progetti di unione europea (che non fosse una specie di “Grande Germania”, védasi F. Naumann), fu dalle file del socialismo marxista che fu lanciato lo slogan della creazióne degli “Stati Uniti d’Europa”. Furono i marxisti russi L. Trotsky (che aggiungeva l’aggettivo “socialisti”) e V. Lenin (che preferì la parola “repubblicani”) ad anticipare la fase “política” del federalismo europeo, che si svilupperà a partire dagli anni ’20 nell’Europa occidentale.

Lenin, già nell’agosto del 1914, nei primi giorni di guerra (però i suoi studi sulle costituzioni svizzera e nordamericana testimoniano il suo precedente interesse alla questione) propone la trasformazióne in repubbliche di tutti gli stati europei, e la creazióne degli Stati Uniti repubblicani d’Europa. Però è soprattutto grazie a Trotsky che l’idea della Federazióne Europea si converte in un progetto político concreto delle organizzazioni socialiste europee che si sono mantenute fedeli all’ “internazionalismo proletario”.

Nel suo scritto del novembre 1914, “La guerra e lInternazionale”, individua nell’imperialismo capitalista e nella sovranità assoluta degli stati le principali cause della guerra che era iniziata da quattro mesi. Critica le proposte degli economisti “funzionalisti” (come la progettata Unióne doganale europea) e il progetto di egemonía europea dell’imperialismo tedesco, e propone “Gli Stati Uniti dEuropa, senza monarchía, senza esérciti permanenti e senza diplomazia segreta”. Trotsky pensava che alla fine della guerra il potere mondiale si sarebbe spostato in altre áree del pianeta se l’Europa non cambiava la sua organizzazióne sociale e política. Il programma di pace avrebbe dovuto basarsi su due punti: una rivoluzióne proletaria in ogni paese europeo e la costituzióne di istituzioni democrático-proletarie comuni. Nel suo pensiero “la dittatura del proletariato” può realizzarsi solo nella forma di una “repubblica federale europea”, che si realizzi tramite una libera unióne democrática e volontaria (“non realizzata con il ferro né con accordi diplomátici”): “…gli Stati Uniti dEuropa rappresentano…la sola forma immaginabile della dittatura del proletariato”.

Nella famosa conferenza di Zimmerwald (settembre 1915), le idee internazionaliste e favorevoli alla unità dei popoli d’Europa sono condivise da tutti i partiti e le tendenze socialiste presenti, dai russi agli italiani. E il progetto di costruzióne di una nuova Internazionale, la III, si mette in marcia. È vero che nel dicembre 1915, Lenin precisa la sua posizióne dell’anno precedente, sostenendo che lanciare la parola d’ordine degli Stati Uniti dEuropa prima della vittoria della rivoluzióne proletaria può generare illusioni di un processo di evoluzióne quasi naturale verso una unióne tra gli stati europei, nonostante la loro natura di classe. Però nella conferenza socialista di Kienthal (aprile 1916), seppur con differenze tra i diversi partiti, il progetto internazionalista (ossia europeo e poco più) continua ad essere il fulcro del dibattito.

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