Il timore di venire espulsi forzatamente in Turchia fa montare la tensione tra i profughi trattenuti nell’hotspot di Chios, in Grecia.

Dopo gli incidenti scoppiati nella notte tra siriani e afghani, con una decina di feriti, 700 persone si sono messe in marcia per cercare di sottrarsi ai rimpatri.

“I rimpatri forzati sono un grande errore perché abbiamo rischiato moltissimo per arrivare qua, specialmente quando abbiamo attraversato la Turchia e la Grecia. Siamo arrivati grazie al contrabbando, non possiamo tornare indietro. Riproveremo a partire di nuovo e poi ancora, se serve, perché stiamo fuggendo per salvarci la vita. Non vogliamo restare in Turchia o in Grecia. Vogliamo andare in Germania o in Austria”.

Secondo stime ufficiali sarebbero 51.000 i profughi attualmente allo sbando in Grecia. E con le frontiere chiuse, coloro che non rinunciano al viaggio verso l’Europa sono di fatto intrappolati.

Migliaia di rifugiati siriani rimpatriati con la forza dalla Turchia verso zone di conflitto in Siria: alla vigilia dall’avvio del controverso piano Ue-Turchia sui migranti, la denuncia di Amnesty International rilancia l’allarme sulla tutela di quelli che verranno rimandati indietro dalla Grecia.

Intanto, il parlamento di Atene ha approvato le modifiche alla legge sulle migrazioni per poter applicare l’accordo europeo, a cui non sono state risparmiate le critiche.

Nonostante le reazioni dei partiti di opposizione di sinistra e in qualche caso anche di esponenti della maggioranza, il parlamento ha approvato la nuova legge sulle migrazioni, meno di 48 ore prima che i primi 500 migranti, in gran parte marocchini, pakistani e afghani, vengano rispediti in Turchia, in base ai recenti accordi tra Ankara e l’Unione europea.

Annunci