TERMOLI. La disputa interna alla Fiom-Cgil non lascia indifferente il circolo di Termoli di Rifondazione Comunista, che nell’esprimere solidarietà e vicinanza alle vicissitudini di alcune rappresentanze sindacali Fiom della stabilimento Fca di Termoli, ingiustamente colpite da misure punitive da parte del loro direttivo nazionale, propongono una sintetica ricostruzione e qualche rispettosa osservazione.

“Sono ormai noti i progressivi peggioramenti delle condizioni lavorative dei dipendenti Fiat dall’avvento di Marchionne: turni massacranti, ritmi insostenibili, ricatti continui e repressione costante del dissenso. Peraltro, il tutto in assoluta sintonia con i governi nazionali, reazionari e antioperai, succedutisi nel Paese. In questo drammatico contesto lavorativo, accade che alcune Rsa Fiom dello stabilimento di Termoli (5 su 8, dunque la maggioranza) decidano di indire uno sciopero contro gli straordinari obbligatori del sabato. Una decisione legittima e neppure particolarmente eversiva. Ecco che nella bacheca aziendale compare, poco dopo, un comunicato del segretario regionale della Fiom Molise, il quale, congiuntamente alle altre RSA minoritarie, disconosce lo sciopero appena proclamato e frena le mobilitazioni. Il comunicato è particolarmente contraddittorio poiché, nel mentre sostiene le ragioni di merito sull’indizione dello sciopero, criticando l’eccessivo ricorso al lavoro straordinario da parte dell’azienda, contemporaneamente adduce contestazioni di tipo formale alla misura decisa dalle proprie rappresentanze (mancanza di discussione democratica).

A parte il fatto che le Rsa hanno indiscutibilmente una propria autonomia di agire in rappresentanza dei lavoratori che li hanno eletti, la cosa che stupisce maggiormente è il perché della diffusione di un documento che palesi pubblicamente (anche alle controparti padronali) la divisione della stessa organizzazione sindacale. Dunque, perché invece di apparire debole all’interno della Fca di Termoli, il segretario regionale non ha convocato una riunione insieme ai propri delegati e tentato di dirimere il dissenso?
Dall’esterno la cosa non pare avere molto senso, a meno che non si voglia scientemente screditare alcune rappresentanze e lasciarle “in pasto ai lupi”, in luogo di altre da preservare e da elevare al ruolo di “affidabili”. Perché dunque emerge questo ruolo parziale e ambiguo della Fiom Molise? Perché colpire i propri stessi iscritti che lottano a prezzo del posto di lavoro, e favorire chi invece si propone di assumere atteggiamenti più collaborativi con i dettami aziendali?

Purtroppo, però, la grave azione censoria e persecutoria contro questi lavoratori, che sostengono una linea più combattiva, non è cessata, ma ha raggiunto le alte sfere della dirigenza Cgil. Si ritrovano così pendere sul loro capo la paradossale accusa di aver costituito un coordinamento di lavoratori nello stabilimento di Termoli, ovvero, di aver costruito nel proprio posto di lavoro condizioni più allargate e ottimali alla lotta dei lavoratori e all’affermazione dei loro diritti. Modello che evidentemente la Fiat teme e che potrebbe anche riproporsi altrove.
Nel peggiore e più arretrato contesto storico per la classe operaia i vertici sindacali della Cgil, invece di dare sostegno e proteggere i propri iscritti, li ostracizzano, escludendoli dagli organismi di rappresentanza e da incarichi sindacali federali, e questo solo perché stanno organizzando una lotta congiunta e coordinata con altri lavoratori del proprio stabilimento.

Purtroppo la vicenda segnala drammaticamente la deriva moderata e omologante che ha ormai assunto la Cgil, che precipita nella normalizzazione burocratica alla stregua di altri sindacati “gialli” come Cisl e Uil. L’infiltrazione del Partito Democratico e dei suoi “satelliti”, nel tessuto strutturale del gruppo dirigente, ha reso ormai questa storica organizzazione sempre più inoffensiva e compatibilizzata agli attuali assetti governativi, facendo rivoltare nella tomba il povero Giuseppe Di Vittorio!

E’ evidente come la Cgil aspiri a gestire in modo concertativo e in condizioni di estrema subordinazione i rapporti con le dirigenze padronali (la stesso comunicato del segretario regionale Fiom lo sottende, dato che dichiara di attendere ancora la vana convocazione dell’azienda). Ma sono solo chimere e briciole che otterranno in cambio, dato che i padronati, attraverso le gravi misure governative in tema di lavoro, si stanno ormai attrezzando ad espellere dal posto di lavoro qualsiasi organizzazione che rappresenti collettivamente i lavoratori e in un ottica di classe. Ogni lavoratore resterà così isolato nel guscio dei propri interessi e dei propri pressanti doveri, senza diritti e senza alcuna tutela, in un rapporto di lavoro “individualizzato” e in stato di costante ricatto. Chissà se si rendono conto i vertici sindacali che in questo modo stanno scavando la fossa a se stessi e ai lavoratori che dovrebbero difendere. Quale lavoratore precario potrà mai pensare di aderire ad un’organizzazione sindacale senza incorrere nei ricatti e nelle ritorsioni aziendali sul proprio posto di lavoro?

A fronte di quanto sin qui sostenuto, il Partito della Rifondazione Comunista di Termoli esprime ancora vicinanza a questi lavoratori, vessati in fabbrica e ingiustamente colpiti persino dai propri vertici sindacali, dichiarando sostegno attivo e fattivo a qualsiasi iniziativa volessero intraprendere. La lotta dei lavoratori contro questo sistema di sfruttamento è l’unico strumento oggi in grado di contrastare concretamente le derive sempre più pericolose e autoritarie del sistema liberista, che ormai stanno mercificando ogni aspetto della vita umana”.

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