L’esercitazione della NATO coinvolge la base nucleare di Ghedi. L’associazione chiede di conoscere i piani di emergenza sanitaria per la popolazione civile della provincia di Brescia in caso di guerra nucleare

di Associazione Peacelink (*)

Egregio Signor Prefetto,

l’Associazione PeaceLink, a nome anche dei sottoscrittori della raccolta di firme in occasione dell’esercitazione nucleare NATO Steadfast Noon che vede coinvolta la base di Ghedi, Le scrive per esprimere profonda preoccupazione per tale esercitazione che simula un nuclear strike. Sul sito di PeaceLink può trovare ampia documentazione.

Le conseguenze di un eventuale conflitto nucleare avrebbero un impatto sulla popolazione della provincia di Brescia perché la base di Ghedi, con la presenza di armi nucleari, sarebbe un target altamente probabile.

Il Suo diretto interessamento nel riferire al governo la nostra preoccupazione è fondamentale per l’alta rilevanza che una eventuale guerra nucleare potrebbe assumere per l’intera popolazione nazionale e in particolare per quella della provincia di Brescia che sarebbe direttamente coinvolta.

Facciamo presente che l’Italia ha ratificato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare con la legge 24 aprile 1975, n. 131, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 113 del 30 aprile 1975. L’articolo II del Trattato stabilisce che «ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari». Eppure, in Italia sono presenti armi nucleari statunitensi, stimate in diverse decine di bombe B61-12, dislocate anche presso la base di Ghedi, in provincia di Brescia.

Tanto premesso passiamo alla nostra richiesta.

Chiediamo di conoscere i piani di emergenza sanitaria per la popolazione civile della provincia di Brescia in caso di guerra nucleare.

Le chiediamo formalmente

– se è prevista un’informazione preventiva per la popolazione della provincia di Brescia;

– di poter ricevere tale informazione preventiva a protezione della popolazione della popolazione di Brescia.

Ad esempio vorremmo sapere se è stato stimato il fabbisogno di sacche di sangue in situazione di emergenza nucleare e se è previsto un piano per tale fabbisogno. Anche questi aspetti dovrebbero essere considerati nello scenario di una esercitazione nucleare.

Facciamo infine presente che gli effetti catastrofici della catena di conseguenze originate anche dal lancio di una sola arma nucleare tattica sono state già analizzate dall’Università di Princeton con uno scenario a dir poco apocalittico.

Chiediamo gentilmente di poter ricevere il protocollo della presente nostra comunicazione.

In attesa di un cortese riscontro, porgiamo distinti saluti.

Il Direttivo dell’Associazione PeaceLink


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