COMUNICATO STAMPA — Il *4 novembre* non è la nostra festa

Brescia, 1 novembre 2026

*Questo comunicato utilizza il femminile sovraesteso.

Il 4 novembre si celebra la *giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate*. La giornata solleva quanto meno i dubbi di una parte della comunità educante bresciana, che per questo ha deciso di organizzare una *performance artistica di denuncia e sensibilizzazione* e un banchetto di raccolte firme per l’obiezione di coscienza in *Largo Formentone alle 17.45*.

La ricorrenza cade nell’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, conflitto a cui l’Italia contribuì in modo aggressivo e che causò tra i diciassette e i sessantacinque milioni morti. Nel 1977 tale festività venne spostata alla prima domenica del mese di novembre grazie alle contestazioni che il movimento giovanile pacifista e antimilitarista aveva portato avanti per anni. Era il periodo delle lotte per l’obiezione di coscienza e questa celebrazione finì in caserme a porte chiuse, con mondo civile e militare ben separati. Nel 2024 però la giornata è stata reistituita per legge e con un esplicito riferimento alle scuole come spazio privilegiato di diffusione della cosiddetta Cultura della Difesa.

Mercoledì quindi una performance teatrale satirica inscenerà l’ingresso di un ufficiale militare in una scuola qualunque, come da prassi istituzionale, e la platea della piazza lo ascolterà mentre arringa le studentesse. Fino a che un carro armato entrerà nel centro della città di Brescia… E poi? Partecipate per scoprirlo. Finite satire e sentimento del contrario, rimarrà la possibilità di firmare la legge di iniziativa popolare di Emergency “Io obietto la guerra” per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e la petizione “La conoscenza non marcia” per la separazione di istruzione e ricerca dal comparto militare-industriale.

L’iniziativa raccoglie l’appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e dà continuità al convegno di formazione mattutina dal titolo “Impatto e prevenzione dei modelli violenti nella società e nei mass media”, convegno che già conta oltre mille insegnanti iscritte. Oggi, in un momento storico che pesa come un macigno sulle giovani generazioni, termini come Patria, eroe e difesa vanno decostruiti attentamente prima di essere utilizzati in una classe. L’intenzione della giornata è sollevare dubbi e condividere prospettive che permettano di decodificare e disinnescare i modelli di violenza presenti nella società contemporanea.

Che sia poi lo strumento artistico e creativo del teatro ad affrontare temi quali la deriva bellica e la militarizzazione delle scuole non è casuale ma frutto di una scelta di pace e nonviolenza. Come non era casuale la scelta di ambientare la rappresentazione nell’architettura del ventennio che caratterizza Piazza Vittoria. Richiesta che è stata negata dalla questura all’ultimo momento, dopo due settimane di attesa, per la presenza di un’altra manifestazione, alle ore 21.00, dal titolo “4 novembre. Giorno degli eroi” e le cui locandine rappresentano la sagoma di un milite armato di fucile e pugnale. Narrazioni pericolose di questi tempi.

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