Solo la sinistra antisionista può cantare (relativamente) vittoria!

Leggere i giornali e ascoltare i TG dopo ogni elezione sta diventando sempre più una sofferenza. Un po’ perché il livello culturale dei giornalisti si abbassa sempre più (in parallelo con quello dei loro padroni), un po’ perché la logica più o meno imposta del bipolarismo (tanto caro ai conservatori di matrice anglossassone, estranei ad una cultura realmente democratica) li costringe a dichiarare un “vinto” e un “vincitore” purchessia, sbattendosene allegramente dei numeri. Per cui il governo di minoranza Meloni-Salvini-Tajani (43% dei votanti, 26% degli aventi diritto al voto) diventa magicamente “maggioranza” in tutti i commenti post 2022. Lo stesso avviene con le elezioni israeliane, con Netanyahu che perde un quarto dei suoi voti (e un terzo dei seggi) che sembra quasi vincitore. Ma vediamo i numeri. In percentuale, poiché, quando scrivo, manca ancora il 6% da scrutinare (cosa che influirà poco sulle percentuali e sui seggi). I votanti, inoltre, sono aumentati di un decimo, raggiungendo quasi il 78%.

Il Likud di Netanyahu ottiene il 20,7% dei voti e 26 seggi. Nel ’22 aveva ottenuto il 23,4% e 32 seggi. Se però ci aggiungiamo il partito Nuova Speranza-Destra Nazionale, confluito oggi nel Likud, che aveva ottenuto il 4,7% e 6 seggi nel ’22, possiamo avere la misura del crollo di Netanyahu: 12 seggi in meno, 7,5% di voti in meno. I suoi alleati di governo fascisti, questa volta divisi, ottengono rispettivamente il 5,5% (7 seggi) il partito di Ben Gvir, e il 4,8% (6 seggi) quello di Smotrich. Nel ’22 i fascio-sionisti erano uniti e ottennero il 10,8% e 14 seggi. Hanno quindi perso un seggio e lo 0,5%. In totale la compagine governativa passa dal 39%,% e 52 seggi all’attuale 31% e 39 seggi. A questi tre vanno aggiunti i partiti di destra che appoggiavano il governo dall’esterno, per permettergli di avere la maggioranza alla Knesset. Il partito Shas, destra religiosa, perde 3 punti (dall’8,3 al 5,3%) e 4 seggi, scendendo a 7. Il partito Ebraismo Unito della Torah aveva 7 seggi (5,9%) nel ’22 e ottiene oggi quasi gli stessi risultati (5,7%, 7 seggi). La coalizione di estrema destra (Likud, Ben Gvir, Smotrich, Shas, Ebraismo Unito) che governava dal 2022 passa quindi dal 53,2% e 64 seggi all’attuale 42% (un quarto dei voti in meno!) e 53 seggi. La coalizione sionista “moderata” (per modo di dire) che unisce il centro-destra (Yashar, Insieme, la destra russofona di Lieberman) e il centro-sinistra (I Democratici) ottiene il 38% e 48 seggi. Nel ’22, con una composizione molto diversa (Yashar per esempio, il principale partito di opposizione, non esisteva) l’opposizione sionista “moderata” aveva ottenuto il 35% e 46 seggi.

Chi può davvero cantare vittoria in queste elezioni non è né Netanyahu (il vero sconfitto) né Eisenkot (il mancato trionfatore) ma i due partiti antisionisti (definiti impropriamente “arabi” dai commentatori. In particolare (e questa è la buona notizia) la coalizione di sinistra e laica Lista Unita (animata principalmente dal Partito Comunista Israeliano, del quale fa parte Ofer Cassif, deputato, ebreo, che abbiamo conosciuto a Brescia pochi mesi fa). Questa coalizione di sinistra antisionista ha quasi triplicato voti e seggi, col 9,2% e 12 deputati, rispetto al 3,7% e 5 deputati del ’22. L’altra lista antisionista, questa sì “araba” perché a base islamica, ha ottenuto il 5,8% e 7 deputati (4,1% e 5 deputati nel ’22). Il blocco, certamente composito (la lista islamica ha talvolta appoggiato governi sionisti) antisionista è quindi cresciuto dal 7,8% (e 10 deputati) al 15% e 19 deputati (cifra mai prima raggiunta), diventando la terza forza e l’ago della bilancia nel parlamento israeliano. Il fatto che tutti i media (israeliani e mondiali) parlino della vittoria dei “partiti arabi” nasconde un fatto importante: Hadash, la componente chiave della coalizione laica e di sinistra, creata dal PC israeliano, è certamente votata in maggioranza dai cittadini israeliani “arabi”, ma è votata anche dalla componente antisionista degli ebrei israeliani. Sottolinearne l’aspetto “etnico” serve ai sionisti ed ai loro amici per esorcizzare il pericolo che i proletari “arabi” e quelli “ebrei” trovino finalmente la strada dell’unità di classe, unico modo per creare una Palestina libera, laica e socialista per TUTTI i popoli che vivono tra il Giordano e il Mediterraneo, il vero incubo di ogni sionista (e pure, sia detto en passant, di ogni islamista).

Flavio Guidi


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